Yemen: l’offensiva a Ma’rib continua, uccisi altri 90 Houthi

Pubblicato il 23 ottobre 2021 alle 9:59 in Medio Oriente Yemen

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La coalizione a guida saudita ha riferito di aver ucciso altri 92 combattenti Houthi nel corso di 31 operazioni condotte nei pressi della regione yemenita di Ma’rib, situata a circa 120 chilometri a Est di Sanaa.

L’ultimo annuncio è giunto il 22 ottobre, con riferimento ad attacchi perpetrati dall’alleanza internazionale, nel corso delle 24 ore precedenti, contro i distretti di al-Kasara e al-Juba. Questi, oltre all’uccisione di più di 92 “terroristi”, hanno provocato la distruzione di 16 veicoli militari.

Ciò è accaduto dopo che, il giorno precedente, il 21 ottobre, il portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, ha riferito del lancio di un’operazione militare a Sanaa, capitale tuttora posta sotto il controllo del gruppo sciita, volta a impedire ai ribelli di attaccare civili e condurre offensive contro obiettivi chiave nel Regno saudita. “Negli ultimi mesi, le forze congiunte della coalizione hanno esercitato il massimo grado di moderazione di fronte alle massicce violazioni umanitarie e alle brutali ostilità sistematiche e deliberate da parte della milizia Houthi”, ha dichiarato il colonnello, il quale ha specificato che la propria operazione è stata condotta nel rispetto del diritto umanitario internazionale.

Nel frattempo, a Ma’rib gli scontri sul campo non sono ancora cessati. Questi vedono impegnati, da un lato, le forze filogovernative, sostenute dalla coalizione internazionale e da tribù locali, e, dall’altro lato, i ribelli Houthi, appoggiati da Teheran. Sono diversi i fronti di Ma’rib, soprattutto meridionali e occidentali, considerati ancora accesi, primi fra tutti al-Kassara e al-Mashjah. Qui, anche nelle ultime ore, l’esercito yemenita ha lanciato colpi di artiglieria contro i ribelli, nel tentativo di frenare la loro avanzata, parallelamente a scontri sul campo. Secondo fonti locali, l’avanzata degli Houthi continua a essere frenata, mentre sale il bilancio delle perdite per il gruppo sciita.

I combattenti Houthi, ad oggi, distano solo 18 chilometri dalla città di Ma’rib, capoluogo dell’omonima regione, ma fonti locali affermano che, prima di proseguire, questi dovranno affrontare una delle tribù più feroci dello Yemen, la tribù Murad, i cui membri, dopo aver perso il distretto di Harib, si sono ritirati verso Jabal Murad e Juba. L’offensiva contro il governatorato di Ma’rib è stata lanciata dai ribelli nel mese di febbraio scorso e alcuni credono che proprio tale regione possa costituire la chiave per risolvere il più ampio conflitto civile in Yemen. Oltre ad essere l’ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen, Ma’rib rappresenta una regione strategica, ricca di risorse petrolifere, la quale costituisce una porta d’accesso verso Sana’a, che consentirebbe ai ribelli di consolidare in parte i progetti auspicati nello Yemen settentrionale. Alla luce di ciò, il governatorato è considerato dal gruppo sciita una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace.

Ciò che desta particolare preoccupazione è la situazione umanitaria nella regione. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, 55.000 civili sono stati costretti a sfollare, nel periodo che va dal primo gennaio al 3 settembre 2021 nel solo governatorato di Ma’rib. Da parte sua, il governo yemenita, nella sera del 22 ottobre, ha nuovamente messo in guardia da una “imminente tragedia umanitaria”, provocata dalla seconda e terza ondata di sfollamento a Marib e Shabwa, a sua volta conseguenza dei bombardamenti e della crescente escalation. Stando a quanto riportato dal ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, il numero di famiglie sfollate nei distretti di Harib, al-Juba e al-Rahba, nel governatorato di Marib, e nei distretti di Bayhan, Ain, e Asilan a Shabwa, ha raggiunto quota 3.011, per un totale di 20.284 sfollati. Come evidenziato dal medesimo ministro, Ma’rib ospita oltre due milioni di sfollati, che costituiscono il 7,5% della popolazione totale dello Yemen.

Inoltre, in uno dei distretti della regione, al-Abadiya, dal 21 settembre, gli Houthi hanno imposto un duro assedio che ha lasciato “migliaia di persone in una situazione miserabile”, secondo quanto riportato anche dall’inviato dell’Onu, Hans Grundberg. Secondo la “Rete yemenita per i diritti e le libertà”, dal 23 settembre al 13 ottobre, sono circa 35.000 le persone poste sotto assedio, mentre 9 civili risultano essere stati uccisi e altri 123 feriti, tra cui donne e bambini. Al contempo, 400 abitazioni sono state distrutte o danneggiate, accanto a 182 fattorie, 6 pompe idriche e più di 320 veicoli e ambulanze.

Il conflitto civile in Yemen ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Da allora, ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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