Somalia: presidente e primo ministro risolvono le divergenze

Pubblicato il 22 ottobre 2021 alle 16:46 in Africa Somalia

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In Somalia, il presidente, Mohamed Abdullahi Mohamed, e il primo ministro, Mohamed Hussein Roble, hanno annunciato di aver raggiunto un accordo per accelerare il processo verso le elezioni, ritardate ormai da mesi. La notizia sembra mettere fine alla faida tra i due, che minacciava di far precipitare il Paese in una nuova crisi.

Dopo vari rinvii, la Somalia avrebbe dovuto scegliere un nuovo presidente questo mese, alla fine di un lungo meccanismo elettorale indiretto che avrebbe altresì previsto la nomina di un nuovo Parlamento. Il voto, tuttavia, è stato bloccato da una disputa tra Abdullahi Mohamed e Hussein Roble in merito alla selezione della persona che avrebbe dovuto guidare l’Agenzia nazionale d’intelligence e sicurezza (NISA). I due leader avevano nominato ciascuno un candidato diverso per sostituire il capo dell’agenzia, sospeso, a settembre, dopo la scomparsa di un agente.

“La leadership ha deciso di accelerare il processo elettorale invitando gli Stati membri federali ad avviare le elezioni della Camera bassa del Parlamento nelle prossime due settimane”, si legge in una dichiarazione, rilasciata giovedì 21 ottobe, dai due leader. In base all’accordo, il candidato del presidente assumerà la carica in via temporanea, mentre l’uomo scelto dal premier rivestirà un ruolo diverso come ministro di Stato. Secondo un portavoce del governo, nella stessa occasione, sarebbe stato altresì risolto un disaccordo separato su chi avrebbe guidato il Ministero della sicurezza interna.

Nell’ambito del processo elettorale indiretto che caratterizza la Somalia, i consigli regionali dovrebbero scegliere un Senato, che potrebbe essere completato questa settimana. Gli anziani del clan nomineranno quindi i membri di una Camera bassa del Parlamento, che verrà formata il mese prossimo. Il Parlamento sceglierà un nuovo presidente in una data che non è stata ancora fissata.

La faida tra il presidente e il primo ministro si era intensificata, dopo che Roble, il 5 settembre, aveva sospeso il direttore dell’Agenzia nazionale d’intelligence e sicurezza, Fahad Yasin, per aver mal gestito un’indagine di alto profilo sulla scomparsa di una giovane agente, Ikran Tahlil Farah. Intervenendo sul caso, Abdullahi Mohamed aveva contestato la mossa del primo ministro, accusandolo di non avere l’autorità per licenziare Yasin e lo aveva reintegrato. Il governo sostiene che Tahlil, 25 anni, sia stata rapita e uccisa da al-Shabaab, l’affiliato somalo di al-Qaeda, ma l’organizzazione nega le accuse e la famiglia della giovane sta spostando i suoi sospetti sulla NISA. Il presidente ha nominato una commissione d’inchiesta per indagare sulla scomparsa di Tahlil, ma la madre dell’agente, Qali Mohamud Guhad, ha respinto la mossa, chiedendo che l’indagine sia affrontata da un tribunale militare.

Tahlil lavorava nel dipartimento di sicurezza informatica della NISA. Il 2 settembre, l’agenzia di intelligence aveva affermato che l’agente era stata rapita nella sua casa, nel distretto Abdulaziz, a Mogadiscio, e uccisa da al Shabaab dopo essere scomparsa, il 26 giugno. Il gruppo terroristico ha sempre riconosciuto di aver preso spesso di mira gli agenti di spionaggio della Somalia e ha solitamente rivendicato la responsabilità di quegli attacchi, ma, in relazione al caso di Tahlil, ha affermato di non aver alcun collegamento con la sua scomparsa e la sua successiva morte. La madre della vittima sostiene che sua figlia sia viva e detenuta in un luogo clandestino. La donna, inoltre, ritiene che i terroristi di al-Shabaab non siano coinvolti nella sparizione di Tahlil, ma piuttosto che il rapimento sia stato ordito dalla stessa agenzia per cui la giovane lavorava. 

L’ex direttore generale della NISA, Abdullahi Ali Sanbalolshe, aveva dichiarato a VOA Somalia, a luglio, che “alcune persone” avevano riferito che Ikran era entrata in possesso di registrazioni relative ad un programma in base al quale reclute militari somale venivano segretamente inviate in Eritrea per addestrarsi. A giugno, erano emerse accuse secondo cui quelle reclute avevano combattuto ed erano morte nel conflitto etiope del Tigray. “Ikran avrebbe potuto possedere altre informazioni sensibili per le quali poteva essere presa di mira”, aveva aggiunto Sanbalolshe, osservando che la donna aveva ottenuto l’incarico nel 2017. I leader dell’opposizione stando facendo pressioni sull’agenzia di spionaggio somalo e sul primo ministro Roble per avere informazioni sulla scomparsa della giovane agente.

La Somalia è entrata nel caos dopo la fine del mandato costituzionale del presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, l’8 febbraio. In quella data, il governo centrale e i leader regionali non erano riusciti a raggiungere un accordo elettorale che concordasse in tempo i termini del voto. Le tensioni sono di fatto esplose, a inizio marzo, quando la Camera bassa del Parlamento ha votato a favore dell’estensione, per un periodo di due anni, del mandato del presidente. Più parti si sono opposte alla decisione, molte citando il fatto che il mandato del Parlamento fosse terminato il 27 dicembre 2020 e che quindi l’organo non avesse il potere di estendere il mandato quadriennale del presidente. In particolare, la decisione è stata respinta dal Senato, il che ha provocato una crisi politica interna di serie dimensioni. A Mogadiscio, la situazione di stallo aveva coinvolto anche l’apparato di sicurezza del Paese, all’interno del quale alcuni sostenevano una proroga del mandato presidenziale di Mohamed, mentre altri la respingevano. La comunità internazionale, dal canto suo, aveva avvertito che avrebbero potuto esserci pesanti ripercussioni sulla sicurezza dal momento che i terroristi di Al-Shabaab avrebbero potuto trarre vantaggio dalle divisioni interne per acquisire forza. Il 23 aprile, i membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, oltre a dirsi preoccupati per il perdurante stallo politico, avevano nuovamente esortato tutte le parti coinvolte a respingere la violenza e ad impegnarsi in un dialogo incondizionato il prima possibile, al fine di risolvere la controversia relativa al processo elettorale. All’inizio di maggio, in un gesto di pacificazione, il presidente ha incaricato il suo primo ministro Mohamed Hussein Roble di organizzare le elezioni il prima possibile. Dopo mesi di trattative, a giugno i leader politici somali hanno concordato un calendario delle votazioni, che però è stato disatteso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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