Siria: le Brigate Qasioun rivendicano l’attacco a Damasco

Pubblicato il 22 ottobre 2021 alle 12:39 in Medio Oriente Siria

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Un gruppo armato ribelle, noto come Brigate Qasioun, ha rivendicato la responsabilità dell’attentato contro un autobus delle forze armate siriane a Damasco effettuato il 20 ottobre, che ha causato 14 vittime. 

Il 21 ottobre, Brigate Qasioun hanno affermato di aver piazzato ordigni esplosivi sotto un autobus appartenente al Ministero della Difesa. “Affermiamo di continuare le nostre operazioni all’interno delle aree controllate dal regime in risposta ai massacri quotidiani che questo e le sue milizie commettono contro la nostra gente nel Nord”, si legge nella rivendicazione. Lo stesso giorno dell’esplosione nella capitale, nella regione Nord-occidentale di Idlib, 4 civili erano stati uccisi da un’offensiva delle forze siriane.

Il governatorato di Idlib rappresenta l’ultima roccaforte ancora sotto il controllo delle forze di opposizione, nonostante una violenta offensiva, lanciata dalle forze di Damasco nel mese di aprile 2019. Il 5 marzo 2020, i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, hanno concordato un cessate il fuoco nella regione, esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. 

Sebbene la tregua abbia scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala, le forze armate siriane e del suo alleato russo hanno più volte violato l’accordo, bombardando la regione. Dall’altra parte, anche i gruppi ribelli sono stati spesso accusati di colpire postazioni dell’esercito siriano. Tuttavia, erano anni che un’offensiva contro il presidente, Bashar al-Assad, non colpiva la capitale, Damasco.  

A tale proposito, è necessario specificare che le Brigate Qasioun sono un gruppo armato principalmente attivo nelle campagne intorno alla capitale siriana, sul quale non sono note molte informazioni. Negli anni, questa organizzazione ha rivendicato la responsabilità di attacchi contro le forze del regime e le fazioni alleate, contro ufficiali militari e dell’intelligence di alto rango. Non è chiaro, tuttavia, chi guidi il gruppo e, nonostante la dichiarazione a favore di Idlib, non sono noti i legami del gruppo con altre fazioni anti-regime nel Paese o con eventuali agenti stranieri. 

Il conflitto civile in Siria è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. La dura risposta dell’esecutivo e, successivamente, l’intervento di Paesi stranieri ha contribuito a rendere più intricata questa situazione già delicata e complessa della Siria. Oggi, l’esercito di Damasco è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Ci sono anche altri agenti in questo complesso quadro, come per esempio le Syrian Democratic Forces (SDF), una coalizione a maggioranza curda che è stata supportata dagli Stati Uniti contro lo Stato Islamico, ma anche fortemente contrastata da Ankara. 

Infine, per citare i più recenti sviluppi nel Paese, il governo di Damasco continua a portare avanti le operazioni di reinsediamento e di sicurezza a Sud, nella regione di Daraa. Nel Nord, le forze aeree siriane e del suo alleato russo continuano a violare il cessate il fuoco e la strada M4, tra Aleppo e Latakia, sta divenendo sempre più oggetto di contesa tra la Turchia e gli alleati del governo siriano legato al presidente Bashar al-Assad, Iran e Russia in primis. Infine, è importante ricordare che il Paese è anche in continua allerta per la minaccia terroristica e il più recente attacco dello Stato Islamico risale al 18 ottobre, presso tre giacimenti petroliferi, al-Alaw, Halul e al-Rajoum, situati a Sud-Ovest del governatorato di Raqqa, nel Nord-Est della Siria. Tuttavia, al momento non è nota la responsabilità di un altro attentato, effettuato il 20 ottobre, contro l’avamposto militare statunitense di Al-Tanf, situato nel Sud della Siria nell’omonimo valico di frontiera con l’Iraq e la Giordania. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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