Nigeria: ucciso anche un altro leader dell’ISWAP, successore di Al-Barnawi

Pubblicato il 22 ottobre 2021 alle 20:09 in Africa Nigeria

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In Nigeria, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente, il maggiore generale Babagana Mongonu, ha comunicato l’uccisione di Malam Bako, successore di Abu Musab Al-Barnawi, leader dello Stato Islamico nella provincia dell’Africa occidentale (ISWAP), dichiarato morto anche lui pochi giorni fa, il 14 ottobre. 

Mongonu ha rilasciato la dichiarazione dopo una riunione con i capi della sicurezza, presieduta dal capo di Stato, Muhammadu Buhari, presso la State House, ad Abuja. Secondo quanto riferito, Bako sarebbe rimasto ucciso nella stessa operazione che avrebbe colpito Al-Barnawi. Il maggiore Mongonu ha dichiarato, a tal proposito: “Ancora una volta le forze armate hanno fatto un lavoro eccellente perché, nell’arco di un mese, sono state in grado di eliminare la leadership dello Stato Islamico nella provincia dell’Africa occidentale, Abu Musab Al-Barnawi. Due giorni fa è stato fatto fuori anche l’uomo che gli è succeduto, un certo Malam Bako, uno dei leader di spicco del Consiglio della Shura dell’ISWAP”. Il generale ha dunque evidenziato che il gruppo sarebbe ora alle prese con una crisi della sua leadership. “Queste cose sono accompagnate da problemi intrinseci di fiducia, conflitti, sospetto reciproco e altre questioni”, ha aggiunto Mongonu, specificando che le operazioni condotte dall’esercito nelle aree settentrionali del Paese hanno messo molta pressione sullo Stato Islamico nella provincia dell’Africa occidentale, su Boko Haram e anche sul gruppo dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), affiliato all’Isis ma attivo soprattutto più a Ovest, al confine tra Mali, Niger e Burkina Faso.

In occasione delle prossime elezioni governative nello Stato regionale di Anambra, previste per il 6 novembre, il presidente Buhari ha chiesto alle agenzie di sicurezza di dare un segnale di autorità. Monguno ha affermato che il capo di Stato sta cercando di affrontare e reagire alle crescenti sfide alla sicurezza nella regione, in gran parte rappresentate dalle attività degli indigeni del Biafra. “Il presidente ha stabilito che in nessun caso sarà permesso impedire che le elezioni si svolgano con successo. Le persone hanno il diritto di votare e scegliere il loro leader. Nessun gruppo o individuo sarà autorizzato a stimolare l’anarchia e il caos che portano a scontri e omicidi”, ha dichiarato il maggiore, precisando che vari attori non statali cercano di sabotare le elezioni. “In primo luogo, siamo in una democrazia, in secondo luogo è importante notare che se questi individui riuscissero a distruggere la possibilità di svolgere elezioni ordinate, allora è naturale che anche altre parti del Paese vorranno copiare questa stessa situazione”, ha concluso Mongonu.

L’ISWAP è una propaggine dell’organizzazione qaedista di Boko Haram, staccatasi nel 2016, dopo il giuramento di fedeltà allo Stato Islamico e una serie di divergenze tra Al-Barnawi e Abubakar Shekau, leader del gruppo jihadista nigeriano, legato ad al-Qaeda, morto a maggio di quest’anno, a seguito di lotte intestine tra le due fazioni. I due gruppi militanti si sono ripetutamente scontrati nel corso degli ultimi mesi. Al-Barnawi, in passato portavoce di Boko Haram, non condivideva le politiche più estreme del gruppo, compreso l’uso di bambini kamikaze e il targeting di mercati e moschee affollate. Quando Shekau, allora leader di Boko Haram, promise fedeltà all’ISIS, nel 2015, alcuni dei suoi seguaci, a disagio con il suo stile di comando, si separarono dalle forze dell’organizzazione originaria e, sotto la guida di al-Barnawi, formarono una fazione separata che prese il nome di ISWAP e fu riconosciuta dall’ISIS. Shekau, a quel punto, rimase a capo di un gruppo formato dai fedeli di Boko Haram e di al Qaeda, che fu rinominato Jama’tu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad, o JAS.

L’ISWAP, il cui obiettivo principale è colpire l’esercito nigeriano, è cresciuto in influenza e potere negli ultimi anni. L’International Crisis Group ha stimato, a febbraio, che il gruppo contasse tra i 3.500 e i 5.000 combattenti, una cifra che ha messo in ombra i 1.500-2.000 seguaci di JAS. Il conflitto tra i miliziani jihadisti e le forze armate nigeriane si è esteso anche ai vicini Ciad e Camerun, creando un clima di insicurezza diffusa in tutta la regione. Sotto al-Barnawi, i combattenti della Provincia dello Stato Islamico nell’Africa occidentale si sono spostati principalmente sulle rive del lago Ciad, centro nevralgico della loro insurrezione armata. Dalla morte di Shekau, il capo dell’ISWAP ha consolidato il controllo dell’organizzazione nel Nord-Est della Nigeria e nella regione del Lago Ciad, scalzando molti lealisti di Boko Haram.

Al-Barnawi era il figlio del fondatore di Boko Haram, Muhammed Yusuf, la cui uccisione da parte della polizia, nel 2009, è stata una delle cause scatenanti che ha portato il gruppo a lanciare un’insurrezione su vasta scala nella regione nord-orientale della Nigeria. Il comandante dell’ISWAP è il terzo leader di un gruppo jihadista dell’Africa occidentale morto quest’anno, Shekau, a maggio, e Adnan Abu Walid al-Sahrawi, capo dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), ad agosto. Dalla morte di Shekau, migliaia di combattenti di Boko Haram si sono arresi alle forze armate nigeriane. Secondo Foucher, tuttavia, è improbabile che la morte di al-Barnawi abbia un impatto simile sull’ISWAP perché il gruppo ha già resistito a vari cambiamenti di leadership. Al-Barnawi si era fatto da parte tra il 2019 e il 2021 e due o forse tre leader diversi si erano succeduti in quel periodo. “La situazione interna ai due gruppi è molto diversa”, ha detto l’analista del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica. “Shekau era il leader autocratico di un’organizzazione incentrata su di lui”, ha aggiunto Foucher.

Per quanto riguarda al-Sahrawi, invece, questo sarebbe stato ucciso dalla Francia in un’operazione nel Nord del Mali. L’ISGS è l’affiliata dello Stato Islamico nel Sahel. Il livello di coordinamento tra ISWAP e ISGS non è ancora molto chiaro, ma ci sono crescenti segnali che indicano una serie di contatti tra i due rami dell’ISIS in Africa negli ultimi tempi, in particolare da quando i militanti dell’ISGS hanno esteso la loro influenza nel Sud del Niger.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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