Mali: governo smentisce il mandato per la negoziazione con al-Qaeda

Pubblicato il 22 ottobre 2021 alle 17:22 in Africa Mali

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo del Mali ha smentito la notizia di aver richiesto al principale organo islamico del Paese di avviare negoziazioni con i militanti islamisti affiliati ad al-Qaeda. 

Il 21 ottobre, l’esecutivo ha pubblicato una nota in cui riferisce: “Il governo informa il pubblico nazionale e internazionale che fino ad oggi nessuna organizzazione è stata ufficialmente incaricata di svolgere tale attività”. Tale precisazione è arrivata dopo che, il 19 ottobre, un portavoce del Ministero degli Affari Religiosi ha dichiarato di aver chiesto all’Alto Consiglio Islamico maliano di avviare colloqui di pace con i leader dell’affiliata locale di al-Qaeda, nel tentativo di porre fine ad un conflitto decennale. 

Un funzionario dell’Alto Consiglio islamico, Mohamed Kambiri, aveva confermato la notizia e affermato che le autorità di Bamako gli avrebbero ordinato di avviare trattative con i rappresentanti delle milizie nel Nord del Paese. “L’unica direttiva che ho ricevuto è quella di negoziare solo con i maliani”, aveva detto Kambiri, aggiungendo: “Gli altri combattenti li consideriamo invasori”. L’Alto Consiglio islamico, a marzo di quest’anno, aveva mediato i colloqui che avevano portato ad un accordo di pace tra i combattenti del GSIM e un gruppo armato rivale, nell’area del Niono Circle, nel centro del Mali. I negoziati, anche in questo caso, erano stati sostenuti dalle autorità nazionali. L’accordo, tuttavia, è fallito a luglio e, da allora, la violenza nella zona è aumentata.

In particolare, la nuova iniziativa annunciata il 19 ottobre doveva essere rivolta al leader del Gruppo per il Supporto dell’Islam e dei Musulmani (GSIM), conosciuto in arabo come Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin o con l’acronimo JNIM. Si tratta di una sorta di organizzazione ombrello di gruppi jihadisti che comprende al suo interno quattro formazioni terroristiche minori, ovvero Katiba Macina, Al Murabitoun, Ansar Dine e Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Il suo leader, Ag Ghali, è un veterano dei conflitti interni del Mali. Di etnia tuareg, è salito alla ribalta per la prima volta durante una ribellione guidata dal suo gruppo etnico, negli anni ’90. Dopo un periodo in cui si è tenuto dietro le quinte e ha portato avanti alcuni affari privati, è tornato pubblicamente alla militanza nel 2012, con un gruppo di nuova creazione, chiamato Ansar Dine. Quell’anno, i separatisti tuareg e i militanti islamisti hanno lanciato un’ampia insurrezione nel Nord del Mali. L’evento ha innescato un conflitto sanguinoso, che è alla base dell’instabilità in tutta la regione desertica del Sahel. 

In tale contesto, si inserisce la totale opposizione della Francia alla negoziazione con le organizzazioni islamiste attive nella zona. Le truppe di Parigi sono stanziate nell’area dal 2013, nell’ambito di una missione che, nell’agosto 2014, è stata rinominata “Operazione Barkhane”. Nel mese di febbraio 2020, a causa dell’aumento degli attacchi jihadisti, Parigi aveva deciso di rafforzare il suo contingente, inviando 600 soldati a sostegno dei 4.500 uomini già presenti in loco. Successivamente, però, a giugno di quest’anno, Macron ha deciso di ristrutturare la missione. Oltre a ridimensionare la propria presenza militare nel Sahel, Parigi ha favorito la formazione di una missione più ampia, che prevedesse il coinvolgimento di vari alleati europei. É nata così la “Task Force Takuba”, composta, per ora, dalle truppe francesi e forze armate di Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. 

La notizia delle possibili negoziazioni con i gruppi islamisti arriva mentre i rapporti tra Mali e Francia sono ai minimi storici. A danneggiare le relazioni sarebbe stata soprattutto la notizia di un eventuale accordo tra la compagnia militare privata russa Wagner e la giunta al governo del Mali per garantire la sicurezza dell’area. Se finalizzata, l’intesa permetterà ai mercenari russi di addestrare le forze armate maliane e di garantire protezione agli alti funzionari. In più, l’accordo potrebbe altresì consentire al gruppo Wagner l’accesso a tre giacimenti minerari del Paese, due d’oro e uno di magnesio. Parigi si è opposta al possibile piano di Mosca, affermando che una mossa del genere sarebbe “incompatibile” con la presenza militare francese nel Paese africano. Tuttavia, la Francia continua ad operare in Sahel, dove ha annunciato il successo di una serie di operazioni anti-terrorismo

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.