Le conclusioni della conferenza internazionale per la stabilizzazione della Libia

Pubblicato il 22 ottobre 2021 alle 13:05 in Africa Libia

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Al termine della conferenza internazionale per la stabilizzazione della Libia, tenutasi il 21 ottobre a Tripoli, i rappresentanti libici e quelli delle potenze straniere presenti all’incontro hanno approvato una dichiarazione conclusiva in 9 punti, in cui, tra le altre cose, si ribadisce la necessità che le elezioni si svolgano nella data prevista, ovvero il 24 dicembre di quest’anno.

Parlando a margine della conferenza, Dabaiba ha affermato che una soluzione politica alla crisi libica “è possibile”. “Sosteniamo gli sforzi dell’alta commissione elettorale per fare in modo che il voto si tenga nella data prevista”, ha dichiarato il premier. Chiedo un’ampia ed effettiva partecipazione dei libici alle elezioni”, ha aggiunto. Le votazioni, presidenziali e legislative, sono considerate un passo fondamentale per porre fine ad anni di violenze e creare una nuova leadership politica la cui legittimità sia ampiamente accettata. Entrambe le elezioni sono al momento calendarizzate per il 24 dicembre 2021, sebbene la Camera dei Rappresentanti, con sede a Tobruk, abbia proposto di tenere quelle parlamentari a distanza di 30 giorni, presumibilmente a gennaio 2022. Al di là della data effettiva e delle divergenze che continuano a caratterizzare il processo elettorale, il voto rappresenta il culmine della fase di transizione democratica che la Libia sta vivendo. 

Per capire la portata degli obiettivi che il Paese nordafricano si è prefissato di raggiungere, è utile riportare i 9 punti concordati al termine della conferenza del 21 ottobre. Essi stabiliscono: 

1- L’impegno permanente, fermo e forte del governo di unità nazionale per la sovranità, l’indipendenza, l’integrità territoriale e l’unità nazionale della Libia, il suo categorico rifiuto dell’ingerenza straniera negli affari libici, la sua condanna dei tentativi di violare l’embargo sulle armi e fomentare il caos in Libia.

2- Il pieno impegno del governo ad attuare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza sulla Libia, a partire dalla risoluzione 1970 e quelle successive, in particolare le risoluzioni 2570 e 2571, gli esiti delle Conferenze di Berlino 1 e 2 e la road map emanata dal Forum di dialogo politico libico, nonchè un invito a tutti ad attuare queste risoluzioni.

3 – Il ritorno delle ambasciate dei Paesi stranieri che possano tornare a lavorare dall’interno della capitale libica, Tripoli.

4- Il riconoscimento del ruolo fondamentale delle Nazioni Unite nel sostenere la stabilità in Libia, nonché gli sforzi dell’Unione africana, in particolare del Comitato di alto livello dei capi di Stato e di governo dell’Unione africana interessati alla Libia, del Quartetto, dell’Unione europea, della Lega degli Stati arabi e dei Paesi limitrofi alla Libia.

5- L’importanza di adottare le misure e i diritti necessari per creare fiducia e un ambiente appropriato per lo svolgimento delle elezioni nazionali in modo equo, trasparente e inclusivo, il 24 dicembre 2021.

6- La fine del conflitto e il raggiungimento della sicurezza e della stabilità in Libia, che rappresentano la base per la pace e per la costruzione dello Stato, un pilastro della convivenza pacifica e un motivo per accelerare l’economia e lo sviluppo.

7- L’intenzione del governo libico di prendere l’iniziativa nel quadro dei principali sforzi internazionali per porre fine alla crisi libica e di sostenere la stabilità del Paese, un passo nel quadro dell’attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dei risultati delle conferenze di Berlino sulla Libia.

8- Il sostegno del governo libico agli sforzi profusi dal Comitato militare misto 5+5 nella piena attuazione dei termini dell’accordo di cessate il fuoco e del piano d’azione approvato nel tredicesimo round di lavoro del comitato, tenutosi a Ginevra, nel periodo dal dal 6 all’8 ottobre 2021.

9- Il rispetto, da parte delle autorità libiche, dei loro obblighi e impegni internazionali, l’attuazione del diritto internazionale nel quadro della protezione e della promozione dei diritti umani e la cooperazione delle autorità libiche con la missione del Consiglio per i diritti umani.

Il comunicato finale della conferenza, che è stato firmato dai ministri degli Esteri di Francia, Italia e di diversi Stati arabi, nonché da funzionari degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite, ha sottolineato l’importanza di adottare misure per rafforzare la fiducia internazionale nelle autorità del Paese nordafricano. La ministra degli Esteri libica, Najla Al-Mangoush, in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri del Kuwait, Ahmed Al-Sabah, co-presidente dell’incontro, ha sottolineato che la dichiarazione ribadisce la sovranità, l’unità e l’indipendenza del Paese e respinge gli interventi stranieri e la presenza dei mercenari. Quest’ultimo punto è stato, insieme a quello delle elezioni, uno dei più dibattuti durante il vertice. Mangoush ha etichettato i combattenti degli altri Paesi come “una minaccia non solo per la Libia ma per l’intera regione”. Sono inclusi nel novero degli stranieri presenti in Libia, i paramilitari russi inviati dalla compagnia Wagner, legata al Cremlino, i mercenari africani e siriani, nonchè i soldati turchi schierati nel Paese in base ad un accordo con il precedente Governo di unità nazionale (GNA), presieduto dall’ex premier Fayez al-Sarraj. Lo scorso dicembre, le Nazioni Unite hanno stimato che in Libia fossero presenti 20.000 combattenti stranieri. Da quel momento, secondo quanto sostenuto da Tripoli, solo un numero “molto modesto” di mercenari e militari di altri Paesi avrebbe lasciato il suolo libico. 

Il corrispondente di Al-Jazeera English, Malik Traina, riportando da Tripoli, ha affermato che la conferenza del 21 ottobre ha segnato una pietra miliare non solo per i punti fissati ma per il fatto che si sia tenuta proprio in Libia, a differenza di precedenti vertici sulla situazione del Paese nordafricano che sono stati organizzati all’estero. “I libici sono felici di vedere che Tripoli è abbastanza sicura da consentire agli alti funzionari di arrivare nel loro Paese”, ha dichiarato Traina, aggiungendo: “C’è speranza che la Libia venga riconosciuta in tutto il mondo come un Paese sovrano e rispettabile”. L’esperto di Libia, Emadeddin Badi, analista senior presso l’Ong Global Initiative Against Transnational Organized Crime, ha affermato, dal canto suo, che la conferenza mira a “capitalizzare lo slancio volto a vedere la Libia stabilizzata, perché diversi Paesi, in realtà, vogliono vedere la Libia stabile, anche se alle loro condizioni”.

Quanto accaduto in Libia nel corso degli ultimi mesi, prima, il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi, il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020 nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5.

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Chiara Gentili

di Redazione

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