Etiopia: Mekelle ancora sotto attacco

Pubblicato il 22 ottobre 2021 alle 15:03 in Africa Etiopia

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L’esercito federale etiope ha effettuato un altro attacco aereo sulla città di Mekelle, nel quarto giorno di bombardamenti dall’inizio di questa settimana. La notizia è stata confermata da un portavoce del governo, Legesse Tulu, il quale ha specificato che l’ultimo raid avrebbe colpito un centro di addestramento militare utilizzato dalle forze ribelli del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF). Il portavoce ha aggiunto che la postazione presa di mira era un’ex base utilizzata dai soldati etiopi e nota come Northern Command.

Stando a quanto riferito da Tulu, i nuovi bombardamenti sarebbero stati effettuati, giovedì 21 e venerdì 22 ottobre, prima su Mekelle e poi anche su Agbe, tra le località di Hagere Selam e Tembien. Il portavoce del TPLF, Getachew Reda, fornendo la sua versione dei fatti all’agenzia di stampa Reuters, ha riferito che un jet da combattimento aveva sorvolato la città di Mekelle, giovedì pomeriggio, e aveva effettuato diverse sortite, ma non aveva colpito alcun obiettivo. Reuters non è stata in grado di confermare in modo indipendente né la dichiarazione del governo né quella del TPLF. Un residente di Mekelle ha però dichiarato di aver sentito il rumore di un aereo militare che attraversava i cieli della città intorno alle 15:24 e di aver sentito il suono di un’esplosione che sembrava essere quella di un cannone antiaereo.

I raid arrivano mentre le forze del Tigray sostengono di aver effettuato una rapida avanzata, anche nelle regioni limitrofe di Afar e Amhara, nonostante i tentativi dei militari di respingerli. I ribelli tigrini si sono avvicinati alle città di Dessie e Kombolcha e, al contempo, stanno cercando di proteggere la campagna a Nord, spingendo fuori dal Tigray le truppe federali e le milizie alleate, ha dichiarato Getachew. Il governo, dal canto suo, ha invitato la popolazione, in particolare i giovani, provenienti dagli Stati regionali circostanti, soprattutto Amhara e Afar, a mobilitarsi per difendere la loro terra dai combattenti del Tigray. Addis Abeba ha altresì invitato i residenti di altre parti dell’Etiopia a sostenere gli sforzi dei loro concittadini, affermando che era necessaria una “mobilitazione organizzata” per sconfiggere le forze del Tigray. Kombolcha, che si trova su una delle due principali autostrade che collegano la capitale dell’Etiopia al porto marittimo della vicina Gibuti, possiede un aeroporto e un certo numero di fabbriche, mentre Dessie ospita molte decine di migliaia di persone che sono fuggite dai combattimenti a Nord.

Il 22 ottobre è stato il quarto giorno di bombardamenti sulla capitale regionale del Tigray, Mekelle, da quando il governo etiope, circa una settimana fa, l’11 ottobre, ha lanciato un’offensiva cosiddetta “finale” contro le forze della regione settentrionale del Tigray, sferrando attacchi su vari fronti. La città è stata colpita, la prima volta, il 18 ottobre, quando l’aviazione federale etiope ha lanciato due raid aerei, uno dei quali, secondo le Nazioni Unite, avrebbe ucciso 3 bambini. Sebbene le autorità di Addis Abeba abbiano dichiarato di aver preso di mira obiettivi ribelli nei loro attacchi aerei, testimoni e fonti locali hanno sottolineato che, invece, i primi due raid avrebbero colpito alcuni punti sensibili della città, tra cui un mercato e un albergo. La seconda volta, il 20 ottobre, le forze aeree etiopi si sono scagliate nuovamente contro il centro di Mekelle, colpendo, a detta delle fonti governative, edifici dove le forze ribelli del Tigray nascondevano armamenti. Il TPLF ha negato che fossero stati danneggiati obiettivi militari. Un membro del personale ospedaliero, che ha preferito rimanere anonimo, ha riferito all’agenzia di stampa Agence France Presse che l’attacco del 20 ottobre a Mekelle avrebbe ferito almeno 8 persone, tra cui una donna incinta. Per quanto riguarda l’attacco aereo del 21 ottobre, invece, non ci sono state ancora notizie immediate su un eventuale bilancio delle vittime. Questo avrebbe preso di mira un importante complesso industriale della città, il Mesfin Industrial Engineering, produttore di attrezzature per auto e camion che fa parte del gruppo Effort, di proprietà del TPLF. Il raid del 22 ottobre, infine, come chiarito sopra, avrebbe colpito un centro di addestramento per miliziani tigrini.

Le forze ribelli del Tigray hanno accusato il governo etiope di bombardare la capitale regionale per costringere il gruppo alla resa. Il mese scorso, l’ufficio del primo ministro etiope, Abiy Ahmed, aveva affermato che il TPLF “stava soffrendo grandi perdite” ed era stato “allontanato” da Afar. Al contrario, il gruppo aveva riferito di essersi ritirato dalla regione per concentrarsi su altre aree. Nell’Amhara, si starebbe combattendo in particolare vicino alla città di Weldiya e nelle aree di Haro e Chifra, vicino al confine regionale con il Tigray. I media internazionali hanno segnalato l’interruzione di numerose connessioni telefoniche e la difficoltà di verificare le informazioni sullo sviluppo del conflitto.

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista di Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. I ribelli non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione riconquistando la capitale regionale. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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