Turchia: arrestati 4 russi sospettati di pianificare attacchi contro dissidenti ceceni

Pubblicato il 21 ottobre 2021 alle 12:31 in Cecenia Russia Turchia

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Un Tribunale della Turchia ha incarcerato, giovedì 21 ottobre, sei sospetti, tra cui quattro russi, sui quali pende l’accusa di spionaggio e di pianificazione di attacchi armati contro dissidenti ceceni.

Sulla base di quanto deliberato dal Tribunale di Istanbul, i sei individui sono stati posti in custodia cautelare con l’accusa di “spionaggio politico e militare”. Secondo quanto riferito da Reuters, si tratta di una misura preventiva adottata in attesa del processo. Gli uomini rischiano di essere condannati fino a 20 anni di carcere. “Si presume che i sospetti stessero preparando azioni armate contro i dissidenti ceceni in Turchia e che fossero impegnati nell’ottenimento di armi e nella pianificazione tali azioni”,  ha riferito Reuters, citando l’emittente turca TRT.

Da parte sua, la Russia si è astenuta dal rilasciare commenti sulla questione per “mancanza di informazioni”. A riferirlo, il medesimo giovedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS, citando quanto dichiarato dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “Non ne siamo a conoscenza [dell’arresto dei cittadini russi], vi consiglio di contattare il Ministero degli Esteri”, ha affermato il portavoce, aggiungendo: “se i cittadini russi fossero stati arrestati, la parte turca avrebbe dovuto informare la nostra missione diplomatica”.

L’arresto, secondo quanto reso noto da The New Arab, era avvenuto una settimana prima, l’8 ottobre. In tale occasione, le forze dell’ordine turche avevano avviato un’operazione di perquisizione domiciliare presso le abitazioni dei sospettati, tre situate a Istanbul e due ad Antalya. A seguito di tale epilogo, le autorità turche avevno rinvenuto tre pistole, un silenziatore, un mirino laser e diverse tipologie di cartucce. Di conseguenza, quattro russi, Abdula Abdulaev, Beslan Rasaev, Aslanbek Abdulmuslimov e Ravshan Akhmedov, sono stati posti in stato di fermo. Questi ultimi, secondo quanto reso noto dal quotidiano russo Ekho Moskvy, sarebbero di origine cecena. Gli altri due imputati, invece, sono l’ucraino Igor Efrim e il cittadino uzbeko Amir Yusupov, secondo quanto riportato dal quotidiano russo Kommersant. Dalle indagini è emerso che gli uomini avevano in programma di acquistare armi per uccidere alcuni attivisti ceceni opposti al leader della Repubblica, Ramzan Kadyrov, il quale ha stretti legami con il presidente russo, Vladimir Putin. Tra i dissidenti finiti nel mirino dei sei uomini, inoltre, vi sarebbe il blogger ceceno, Khasan Khalitov, il quale sostiene che uno degli arrestati stesse pianificando il suo omicidio.  

Negli anni recenti, a seguito delle due grandi guerre separatiste in Cecenia, la prima dal 1991 al 1996 e la seconda dal 1999 al 2009, combattute contro il Cremlino dopo il crollo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), la Repubblica Cecena, provincia della Federazione Russa, è stata caratterizzata da una situazione di relativa calma sotto la guida di Ramzan Kadyrov, figlio del politico Akhmad Kadyrov, il quale aveva svolto la carica di presidente.

Tuttavia è negli anni ’90 che la Repubblica ha vissuto una situazione particolarmente turbolenta perché ha cullato numerose cellule terroristiche anti-russe, artefici di numerosi attacchi che hanno destabilizzato la Federazione. Nel dettaglio, a partire dal 1996, erano principalmente i separatisti ceceni a minacciare la sicurezza della Russia e ad organizzare assedi di matrice terroristica. I tre attentati più gravi che hanno colpito la nazione sono avvenuti a Stavropol, a Mosca e nell’Ossezia del Nord.  Il primo si è verificato il 14 giugno 1995. Con il fine di richiedere il ritiro delle truppe russe dal Caucaso, un gruppo di separatisti ceceni prese in ostaggio circa 1.600 persone all’interno dell’ospedale cittadino. Le vittime totali furono 129, oltre a diverse centinaia di feriti. Il secondo attacco durò tre giorni, dal 23 al 26 ottobre 2002. Anche in questo caso, una coalizione di separatisti ceceni sequestrò circa 850 persone nel teatro Dubrovka di Mosca. In seguito a trattative non soddisfacenti, le autorità russe intervennero per porre fine al sequestro. La tragedia si concluse con la morte di 129 persone e numerosi feriti. Il terzo attentato era stato organizzato nella regione autonoma dell’Ossezia del Nord, a Beslan, quando, dal primo al 3 settembre 2004, un gruppo di separatisti ceceni attaccò una scuola. Durante l’assedio e l’assalto delle forze speciali russe morirono 334 persone, mentre oltre 800 rimasero ferite. Durante la missione del 2004, a guidare i gruppi d’assalto era Movsar Barayev, il nipote del comandante della milizia cecena, Arbi Barayev, organizzatore dei precedenti sequestri.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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