Libano: con la crisi di elettricità, Beirut guarda alle rinnovabili

Pubblicato il 21 ottobre 2021 alle 6:25 in Libano Medio Oriente

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Anche il nuovo governo del Libano ha ribadito l’impegno del Paese a produrre il 30% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Tuttavia, per realizzare gli obiettivi posti da Beirut in materia di transizione energetica è necessario dapprima superare diverse sfide, soprattutto economiche.

A riportare tali considerazioni è il quotidiano panarabo al-Arab, il quale evidenzia che il passaggio alle rinnovabili potrebbe aiutare il Paese mediorientale a far fronte alla crisi di elettricità, particolarmente acuitasi nei mesi scorsi, all’origine di frequenti blackout. A tal proposito, il 9 ottobre, la centrale elettrica di Zahrani, una delle più grandi del Libano, e quella di Deir Ammar sono state costrette a chiudere a causa della carenza di olio combustibile, provocando un blackout in tutto il Paese, durato circa 24 ore. Sebbene in un primo momento si prevedesse che il Libano sarebbe rimasto al buio almeno fino all’11 ottobre, la corrente è stata ripristinata il giorno successivo, il 10 ottobre.  

La crisi della carenza di energia elettrica in Libano si è esacerbata in concomitanza con l’aumento dei prezzi dei derivati di petrolio e con il crollo dei tassi di cambio della valuta locale rispetto al dollaro statunitense, i quali hanno raggiunto livelli record. Di conseguenza, le compagnie energetiche si rifiutano di fornire carburante al Paese prima di ricevere il corrispettivo pattuito. Come spiega al-Arab, mentre l’importazione di combustibili rappresenta quasi un quarto del deficit di bilancio libanese, la domanda di elettricità supera la capacità di generazione di energia. Al contempo, stando a quanto riporta il quotidiano, gli impianti impiegati per trasportare energia elettrica sono consunti, il che costringe i cittadini a pagare una doppia bolletta, una indirizzata allo Stato e un’altra a proprietari di generatori che sopperiscono alle forniture mancanti.

Di fronte a tale scenario, il governo libanese sta profondendo sforzi per limitare la dipendenza del Paese da fonti di energia tradizionali e generare elettricità attraverso un piano che, però, alcuni considerano non “serio”. Le rinnovabili offrono prospettive di energia pulita e sistemi di riscaldamento da fonti interamente locali. Tuttavia, la mancanza di fattibilità del piano ideato da Beirut deriverebbe dall’assenza di basi pratiche e legali per raggiungere gli obiettivi desiderati, crisi finanziaria in primis. Il Libano, poi, non offrirebbe un clima idoneo ad attrarre investimenti e a favorire il trasferimento di tecnologia, considerato che, nonostante la formazione di un nuovo governo, il 10 settembre, dopo circa 13 mesi di stallo, non è possibile ancora parlare di stabilità a livello politico.

Ora, sul tavolo del ministro dell’Ambiente libanese, Nasser Yassin, vi sono una serie di questioni definite “spinose”, relative al risparmio energetico, alle sfide ambientali e al deficit di bilancio, mentre l’attenzione è stata rivolta all’esperienza dei Paesi vicini nel campo delle energie rinnovabili. Tra questi, secondo quanto affermato da Yassin stesso, vi è la Turchia, il cui modello di transizione si crede fungerà da guida per Beirut. In un’intervista con l’agenzia di stampa turca, Anadolu, il ministro libanese ha messo in luce la necessità per il Libano di dirigersi verso la creazione di una “economia verde”. Tuttavia, ha affermato Yassin, fare riferimento alla sola Turchia non è sufficiente, ma bisognerebbe cooperare anche con altri Paesi vicini particolarmente attivi nel campo, tra cui Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (UAE). Al momento, però, non risultano essere stati avviati grandi progetti e il Libano continua a fare affidamento, per circa il 95%, su fonti tradizionali per produrre energia.

Un altro settore che necessita di particolare attenzione, a detta del ministro Yassin, è quello dei trasporti pubblici, dove bisognerebbe introdurre mezzi “eco-friendly”. Attualmente, vi è un progetto allo studio dei Ministeri dell’energia e dei Trasporti, e non si esclude la possibilità di cooperare con Paesi quali Francia e Turchia che già dispongono di mezzi ed expertise in tale ambito. È stata la carenza di carburante ad alimentare la crisi dei trasporti in Libano, un Paese caratterizzato altresì da un deficit dei mezzi di trasporto pubblico, quali treno e metropolitana, il che limita gli spostamenti della popolazione.

In tale quadro, l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili ha condotto uno studio in collaborazione con il Ministero libanese dell’Energia e dell’Acqua e con il Centro Energetico Libanese, volto a comprendere come razionalizzare l’energia a disposizione, definire politiche regolamentari e finanziarie e determinare ciò che ostacola il percorso di transizione energetica. In base a tale studio, il Libano potrebbe produrre il 30% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, in modo realistico ed economico, ma per farlo è necessaria un’accelerazione, pari quasi al doppio, dei piani e delle politiche esistenti.

Nel suo rapporto, l’Agenzia raccomanda una serie di azioni da intraprendere, tra cui l’attuazione di regolamenti più stabili e integrati per la diffusione delle energie alternative, l’adozione di nuove misure per “piccole applicazioni” e l’integrazione degli obiettivi nazionali con obiettivi di energia rinnovabile specifici per le tecnologie. Inoltre, il Libano dovrebbe adeguare “strumenti abilitanti” per i sistemi di riscaldamento e raffreddamento, riformare il quadro di mercato attuale per favorire maggiori investimenti, migliorare e condurre valutazioni sulla rete locale, garantire la disponibilità di finanziamenti e rafforzare il ruolo del settore privato.

Anche il ministro dell’Energia e delle Risorse idriche libanese, Walid Fayad, il 26 settembre, parlando in occasione del Dialogo di alto livello sull’Energia, ospitato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha riferito che il proprio Paese, oltre a produrre il 30% di energia da rinnovabili entro il 2030, mira a sviluppare progetti relativi ad energia solare ed eolica in grado di produrre oltre 4000 megawatt di elettricità. Ad ongi modo, anche per Fayad è necessario instaurare partenariati all’interno del Paese, tra i settori pubblico e privato, così come con alleati nel resto del mondo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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