La Russia alla NATO: l’integrazione dell’Ucraina avrà “conseguenze”

Pubblicato il 21 ottobre 2021 alle 20:29 in NATO Russia Ucraina

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Il viceministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Andrei Rudenko, ha annunciato, giovedì 21 ottobre, che qualsiasi passo dell’Ucraina verso l’adesione alla NATO “comporterà conseguenze”.

A riportare le dichiarazioni rilasciate dal funzionario, il medesimo giovedì, è stato il quotidiano russo Izvestija. Secondo Rudenko, l’ingresso dell’Ucraina alla NATO sarebbe un “passo estremamente pericoloso” per la Russia, la quale si troverebbe “costretta a reagire”. Il vicepremier ha continuato, affermando di essere consapevole che la discussione sulle aspirazioni euroatlantiche dell’Ucraina non è di competenza russa, tuttavia, ha ribadito di aver avvertito l’Alleanza, la quale “conosce la posizione russa sulla questione”. Anche il giorno precedente, mercoledì 20 ottobre, un funzionario della Camera Bassa della Federazione Russa, Adalbi Shkhagoshev, aveva sottolineato che l’adesione di Kiev alla NATO sarebbe stato un “serio” campanello d’allarme per Mosca. Nonostante ciò, sebbene i contatti ucraino-statunitensi siano incrementati nell’ultimo periodo, Shkhagoshev ha dichiarato che l’eventualità che l’Ucraina diventi un Paese membro rappresenta un “miraggio politico”.

I crescenti timori di Mosca sono da collocare nel quadro dell’ultimo bilaterale tra Kiev e Washington, tenutosi presso la capitale ucraina, il 19 ottobre. In tale occasione, il segretario alla Difesa degli USA, Lloyd Austin, ha tenuto colloqui di alto livello con il ministro della Difesa ucraino, Andrey Taran. Il focus del vertice è stato posto sulla sicurezza regionale nel Mar Nero, soprattutto a fronte di una sempre più forte influenza russa nell’area, nonché sulla cooperazione militare ucraino-statunitense.

Quando si fa riferimento alle aspirazioni euro-atlantiche dell’Ucraina non si possono non menzionare le riforme anticorruzione, il rafforzamento dello stato di diritto e l’adozione di sistemi affini a quelli dell’UE e della NATO. Nonostante le richieste di adesione, l’Alleanza ha sempre esortato Kiev a impegnarsi nella promozione dello stato di diritto, nonché nell’attuazione di riforme economiche e anti-corruzione al fine di rafforzare le istituzioni del Paese. È in tale quadro che è necessario collocare l’ultima riforma anti-oligarchi che è stata approvata, il 24 settembre, dal Parlamento ucraino. La nuova legge ha ricevuto l’ok sullo sfondo del tentato omicidio del consigliere della presidenza ucraina, Serhiy Shefir, avvenuto il giorno prima per impedire l’approvazione finale della normativa.  

La “de-oligarchizzazione” è un aspetto chiave nel processo di integrazione nell’Unione Europea e nella NATO perché, finché nel Paese gli oligarchi continueranno ad esercitare una forte influenza sull’economia e sulla politica, e, soprattutto, sui media, sui sistemi giudiziari, e sulle Forze Armante, l’Ucraina non potrà entrare a far parte delle suddette organizzazioni.

La questione della corruzione in Ucraina è stata ampiamente discussa, soprattutto a partire dal 2014, anno in cui la Russia ha “occupato” la Crimea e ha supportato le forze separatiste nel Donbass, una regione Orientale del Paese dove è tutt’ora in corso un conflitto. Uno dei movimenti nati in Ucraina per supportare la lotta alla corruzione, la de-oligarchizzazione e il rafforzamento dello Stato di diritto, nonché l’integrazione euroatlatica è l’Euromaiden. Tale movimento, anche noto come “Rivoluzione della Dignità”, si è sviluppato tra il 18 e il 23 febbraio 2014, culminando in una serie di proteste violente e duramente represse dall’allora regime. A guidare tali movimenti erano principalmente i valori e gli ideali europei a sostegno dell’integrazione del Paese nell’Unione. L’Euromaiden, inoltre, si contraddistingue per la lotta alla corruzione.

A partire da tali eventi, il sistema socio-politico del Paese ha subito profondi cambiamenti, che hanno portato a progressi cruciali. Tra le conquiste più importanti per migliorare la trasparenza nel settore pubblico vi è la nascita di tre diverse istituzioni per la lotta alla corruzione di parlamentari, giudici e alti ufficiali. Queste sono l’Agenzia Nazionale Anticorruzione Ucraina (NABU), la Procura Specializzata Anticorruzione (SAPO) e l’Agenzia Nazionale per la Prevenzione della Corruzione (NAZK). Infine, il 29 giugno, il Parlamento di Kiev ha approvato un disegno di legge che sancisce l’istituzione di una Commissione Speciale che avrà il compito di valutare l’adeguatezza di giudici e ufficiali giudiziari nel Paese. Tale mossa è da inserire nel quadro delle proposte anticorruzione suggerite dalla NATO e da numerosi Paesi Occidentali.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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