La Francia elimina un altro leader di al Qaeda nel Sahel

Pubblicato il 21 ottobre 2021 alle 12:25 in Francia Mali

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L’esercito francese ha riferito, in un comunicato rilasciato giovedì 21 ottobre, che Nasser Al Tergui, membro di spicco di Katiba Serma, un’affiliata di al Qaeda nel Sahel, è stato ucciso in Mali dopo un attacco aereo. L’eliminazione del leader jihadista è stata opera delle forze dell’Operazione Barkhane, una missione francese, che conta attualmente circa 5.100 uomini, lanciata nell’agosto 2014 per combattere contro l’insurrezione islamista. Il raid di Parigi risale a sabato 16 ottobre. 

Nasser Al Tergui era il numero due della Katiba Serma, un’affiliata del Gruppo per il Supporto dell’Islam e dei Musulmani (GSIM), legato ad al Qaeda, e capo della Katiba Gourma, attiva lungo il confine tra Mali e Burkina Faso. Secondo l’esercito francese, “Nasser Al Tergui ha esercitato importanti responsabilità operative all’interno della Katiba di Gourma-Serma. Era particolarmente specializzato nella posa di ordigni esplosivi improvvisati e mine”. Si era unito alle fila di Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) nel 2012, durante la presa di Timbuktu da parte dei gruppi jihadisti. “La neutralizzazione del capo della Katiba di Gourma-Serma consentirà di ridurre le capacità di disturbo di un gruppo terroristico armato noto per aver commesso attacchi contro le forze locali e numerosi abusi contro la popolazione locale”, ha sottolineato lo Stato maggiore. Specificando la dinamica dell’attacco, l’esercito ha commentato: “Venerdì 15 ottobre ,un veicolo con a bordo cinque persone è stato avvistato da un drone a un centinaio di chilometri a Nord-Ovest di Gossi. Il controllo incrociato di varie informazioni ha permesso di confermare la presenza a bordo di questo mezzo di Nasser Al Tergui, accompagnato da altri quattro esponenti del GSIM”. Il giorno dopo, sabato 16 ottobre, l’auto è stata rintracciata mentre si dirigeva a Sud. I soldati della forza Barkhane, secondo quanto si apprende nel comunicato, hanno deciso di lanciare un’operazione per fermare gli uomini a bordo del veicolo, ma questi si sarebbero rifiutati di fermarsi e i militari framcesi avrebbero lanciato due raid aerei per bloccarli. “Il mezzo è stato distrutto e i cinque passeggeri sono stati neutralizzati”, ha concluso la nota. 

La notizia dell’ultima eliminazione di un leader jihadista saheliano da parte dei francesi arriva mentre le autorità maliane hanno ufficialmente affidato al Ministero degli Affari religiosi la questione del dialogo con i gruppi islamisti, una questione che mette in crisi le già delicate relazioni tra Bamako e Parigi. La Francia, principale alleato straniero del Mali, ha sempre rifiutato l’idea dei negoziati con le organizzazioni armate islamiste. 

Il GSIM, un “cartello” jihadista che comprende al suo interno quattro formazioni terroristiche minori, ovvero Katiba Macina, Al Murabitoun, Ansar Dine e Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Il suo massimo capo, Iyad Ag Ghali, è un veterano dei conflitti interni del Mali. Di etnia tuareg, è salito alla ribalta per la prima volta durante una ribellione guidata dal suo gruppo etnico, negli anni ’90. Dopo un periodo in cui si è tenuto dietro le quinte e ha portato avanti alcuni affari privati, è tornato pubblicamente alla militanza nel 2012, con un gruppo di nuova creazione, chiamato Ansar Dine. Quell’anno, i separatisti tuareg hanno lanciato un’ampia insurrezione nel Nord del Mali. L’evento ha innescato un conflitto sanguinoso, ora esteso anche ai vicini Burkina Faso e Niger. Inizialmente alleato dei separatisti, Ansar Dine si è subito distaccato da loro e, insieme ad altri gruppi jihadisti, ha preso il controllo di diverse città nel Nord del Mali, fino a quando le truppe francesi non hanno cacciato i combattenti islamisti da quelle aree, nel 2013. Oggi Ag Ghali è alla testa dell’alleanza islamista legata ad al-Qaeda nella regione. 

L’8 giugno 2020, le forze francesi hanno ucciso il capo di AQIM, Abdelmalek Droukdel, in un raid nel Nord del Mali. Più recentemente, il 16 settembre di quest’anno, il presidente Emmanuel Macron ha comunicato con un tweet l’uccisione del vertice dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), Adnan Abou Walid al-Sahrawi. L’annuncio è arrivato dopo settimane dall’operazione con cui è stato colpito il capo dell’organizzazione terroristica. L’attacco, avvenuto attraverso l’utilizzo di un drone, sarebbe stato compiuto il 22 agosto, ma è stato reso noto solo dopo diverse indagini.

Le truppe di Parigi sono stanziate nell’area dal 2013, nell’ambito di una missione che, nell’agosto 2014, è stata rinominata “Operazione Barkhane”. Nel mese di febbraio 2020, a causa dell’aumento degli attacchi jihadisti, Parigi aveva deciso di rafforzare il suo contingente, inviando 600 soldati a sostegno dei 4.500 uomini già presenti in loco. Successivamente, però, a giugno di quest’anno, Macron ha deciso di ristrutturare la missione. Oltre a ridimensionare la propria presenza militare nel Sahel, Parigi ha favorito la formazione di una missione più ampia, che prevedesse il coinvolgimento di vari alleati europei. É nata così la “Task Force Takuba”, composta, per ora, dalle truppe francesi e forze armate di Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. Nel nostro Paese, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Roma partecipa alla Task force con un contributo di 200 unità di personale militare, 20 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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