Siria: seconda esplosione contro soldati dell’esercito, morti civili a Idlib

Pubblicato il 20 ottobre 2021 alle 15:17 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Mentre è salito a 14 il numero delle vittime decedute a Damasco, nella mattina del 20 ottobre, altri 6 membri dell’esercito siriano sono rimasti uccisi a seguito di un’esplosione presso un deposito di armi situato sulla strada che collega Homs e Hama, nella Siria centrale. Nel frattempo, nella regione Nord-occidentale di Idlib, 4 civili sono rimasti uccisi presso Ariha, nella medesima giornata del 20 ottobre.

A poche ore di distanza dal primo episodio, fonti locali hanno riferito al quotidiano al-Araby al-Jadeed di un’altra violenta esplosione in un magazzino appartenente alle forze di Difesa nazionale legate al presidente siriano, Bashar al-Assad. Questo si trova all’ingresso Sud della citta di Hama, sulla strada denominata Homs-Beirut, la quale collega Hama al Libano, passando per Homs. Stando a quanto riportato dal suddetto quotidiano, sono state almeno 6 le vittime decedute, mentre altri 7 combattenti sono rimasti feriti.

Al momento, sono diverse le notizie diffuse sulla possibile causa dell’esplosione. Le fonti di al-Araby al-Jadeed affermano che questa potrebbe essere stata provocata da un errore commesso dai soldati siriani stessi mentre fabbricavano un dispositivo esplosivo. Altri, invece, sostengono che sia stato posto un ordigno all’interno nel magazzino da parti terze, al momento ignote. Come evidenziato dal quotidiano, nel primo caso significherebbe che l’esercito di Assad fabbrica ordigni, eventualmente da esportare. La seconda ipotesi, invece, laddove verificata, metterebbe in luce falle a livello di sicurezza all’interno delle forze di Difesa siriane e non sono da escludersi eventuali rappresaglie interne.

Nel frattempo, l’attentato di Damasco, della mattina del 20 ottobre, non è stato ancora rivendicato. In tal caso, due dispositivi sono stati fatti esplodere contro un autobus con a bordo soldati siriani, mentre questo viaggiava nella zona di Jisr al-Rais, nel centro della capitale. Il numero dei soldati deceduti è salito a 14, mentre tra i feriti alcuni versano in gravi condizioni, il che potrebbe far aumentare il bilancio delle vittime. Fonti di al-Araby al-Jadeed hanno precisato che i due ordigni sono stati lanciati contemporaneamente, intensificando l’entità dei danni per il mezzo che trasportava membri dell’esercito di Assad. L’autobus, hanno riferito le medesime fonti, apparteneva alla “Military Housing”, una società affiliata al Ministero della Difesa di Damasco, responsabile della maggior parte dei progetti di costruzione in Siria, i cui veicoli vengono spesso impiegati da militari.

Il Ministero dell’Interno siriano ha accusato “terroristi ignoti” per l’attentato, mentre il viceministro degli Esteri, Ayman Susan, ha affermato che le forze del proprio Paese continueranno a contrastare la minaccia terroristica. Lo stesso Susan ha poi puntato il dito contro la “entità sionista”, la quale avrebbe guidato, seppur indirettamente, degli “strumenti” che agiscono in Siria per portare avanti la propria agenda. Sinora, però, non sono state diffuse notizie certe in merito alla responsabilità dell’esplosione. Ad ogni modo, come precisato da al-Araby al-Jadeed, il governo siriano e le milizie sostenute dall’Iran, la Quarta Divisione e la Guardia Repubblicana, hanno da anni il completo controllo della capitale, Damasco, e delle aree rurali circostanti, e tali attentati sono considerati una grave violazione della sicurezza, soprattutto se si considera che l’esplosione del 20 ottobre si è verificata a pochi chilometri dal palazzo presidenziale.

Le esplosioni del 20 ottobre si collocano nel quadro del più ampio conflitto civile in Siria, scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

Ad oggi, il governatorato di Idlib, situato nel Nord-Ovest della Siria, rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione, dopo essere stato al centro di una violenta offensiva, lanciata dalle forze damascene nel mese di aprile 2019. Poi, il 5 marzo 2020, i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin hanno concordato un cessate il fuoco nella regione, esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso.

Sebbene la tregua abbia scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala, le forze damascene e del suo alleato russo hanno più volte violato l’accordo, bombardando la regione, mentre i gruppi ribelli sono stati spesso accusati di colpire postazioni dell’esercito di Assad. A tal proposito, il 20 ottobre, 4 bambini e altri 4 individui sono stati uccisi mentre circa 30 civili sono rimasti feriti ad Ariha, nel Sud di Idlib, nei pressi della strada internazionale M4, a seguito di un attacco perpetrato dalle forze di Assad per mezzo di missili e artiglieria pesante. Fonti locali hanno precisato ad al-Araby al-Jadeed che sono i quartieri residenziali ad essere stati colpiti da decine tra razzi, missili, e dispositivi “altamente esplosivi”, che hanno altresì provocato ingenti danni materiali alle proprietà civili locali.

Il tutto avviene mentre a Ginevra sono ripresi, il 18 ottobre, i negoziati del Comitato costituzionale. Quest’ultimo include delegati del governo di Damasco, dei gruppi di opposizione e altri membri scelti dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Geir Otto Pedersen, il quale ha tenuto conto dell’opinione di esperti e di rappresentanti della società civile. Il fine ultimo degli incontri è redigere una Costituzione per la Siria, la quale dovrà poi essere votata dal popolo siriano, sotto l’egida dell’Onu, con l’obiettivo di porre fine al conflitto attraverso un meccanismo in cui siano i siriani stessi ad essere i protagonisti. Agli incontri in corso partecipano, in un organismo ristretto, 45 membri, 15 per ciascuna delle tre delegazioni, impegnati in negoziati mediati dalle Nazioni Unite. La conclusione di tale round, il sesto, è prevista per il 22 ottobre. Da quanto emerso sinora, i colloqui sono caratterizzati da un forte “slancio” politico, ma per ulteriori informazioni bisognerà attendere le dichiarazioni finali.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.