Siria: esplosione a Damasco, 13 soldati morti

Pubblicato il 20 ottobre 2021 alle 8:02 in Medio Oriente Siria

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Tredici soldati dell’esercito siriano sono rimasti uccisi, mentre altri 3 sono rimasti feriti a seguito di un’esplosione verificatasi nella capitale, Damasco.

La notizia è stata riportata, oggi, mercoledì 20 ottobre, dall’agenzia di stampa filogovernativa SANA, la quale ha parlato di un “attacco terroristico”. In particolare, due dispositivi sono stati fatti esplodere contro un autobus con a bordo soldati siriani, mentre questo viaggiava nella zona di Jisr al-Rais, a Damasco. Un corrispondente ha poi riferito che le unità ingegneristiche hanno ritrovato e smantellato un terzo dispositivo esplosivo, posto nelle vicinanze del luogo dell’esplosione. Fino ad ora, non sono stati riportati ulteriori dettagli, né l’attacco è stato rivendicato.

Come evidenzia il quotidiano al-Arabiya, dallo scoppio della guerra civile, nel 2011, Damasco è stata più volte teatro di violente esplosioni, ma il numero di tale tipo di attacchi si è notevolmente ridotto nell’ultimo periodo. Uno degli ultimi episodi simili risale al 4 agosto scorso, quando un autobus con a bordo circa 25 membri delle forze siriane, affiliate al presidente Bashar al-Assad, è stato oggetto di un’esplosione. Un inviato dell’agenzia di stampa SANA ha affermato, sulla base delle informazioni riferite da fonti locali, che l’esplosione potrebbe essere stata conseguenza di un corto circuito, la quale, a sua volta, ha causato lo scoppio del serbatoio del carburante del velivolo. Stando a quanto riportato, l’autista è rimasto ucciso, mentre 3 passeggeri sono rimasti feriti e trasportati in ospedale. Una fonte locale, invece, ha dichiarato che sono circa 10 le vittime ferite a seguito dell’esplosione.

In tale occasione, il quotidiano al-Araby al-Jadeed aveva parlato di “attacco da parte di ignoti”, verificatosi nell’Ovest capitale siriana, all’entrata delle residenze militari di Masaken al-Haras, definito un compound “ben fortificato”, appartenente alla Guardia Repubblicana. Quest’ultima, nota altresì come Guardia Presidenziale, è una forza d’élite delle Forze armate siriane, la cui missione è salvaguardare Damasco da minacce esterne o interne. Tale unità è composta da 25.000 uomini e costituiva l’unica forza militare siriana a cui era permesso l’accesso alla capitale prima dello scoppio della guerra civile.

Tali episodi si collocano nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

Al contempo, la Siria non può dirsi immune dalla minaccia terroristica. Sebbene le Syrian Democratic Forces (SDF) abbiano annunciato, il 23 marzo 2019, la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria, lo Stato Islamico non può dirsi completamente sconfitto. Cellule terroristiche continuano a essere attive soprattutto nel vasto deserto siriano, che si estende dall’Est dei governatorati di Hama e Homs all’estremo orientale del Governatorato di Deir Ezzor, nella cosiddetta regione di Badia.

Nel corso del 2020, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces, le stesse che hanno annunciato la fine del califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Queste, sin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, grazie anche al sostegno degli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea.

A tal proposito, nella sera del 18 ottobre, cellule dello Stato Islamico hanno condotto attacchi contro tre giacimenti petroliferi, al-Alaw, Halul e al-Rajoum, situati a Sud-Ovest del governatorato di Raqqa, nel Nord-Est della Siria. In tale zona sono presenti forze filogovernative, russe e milizie filo-iraniane. Secondo fonti locali, sono state registrate vittime tra le forze di Mosca e i gruppi affiliati a Teheran, anche a seguito di scontri successivi. Il numero delle vittime, però, non è stato specificato. Al contempo, a detta delle medesime fonti, otto aerei da guerra russi, Sukhoi-35, sono decollati dalla base aerea di Hmeimim e hanno lanciato più di 30 raid aerei nell’area oggetto di scontri, mentre altri raid aerei russi hanno interessato le zone desertiche di Safyan e Rusafa.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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