Romania: il Parlamento nega la fiducia al governo di Ciolos

Pubblicato il 20 ottobre 2021 alle 16:55 in Europa Romania

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In Romania, il governo di minoranza proposto dal primo ministro incaricato, Dacian Ciolos, non ha ottenuto la fiducia del Parlamento, nel voto di mercoledì 20 ottobre. Ciò prolunga la crisi politica in atto nel Paese dell’Est Europa. A favore dell’esecutivo presentato dal leader del Save Romania Union (USR) hanno votato solo 88 fra deputati e senatori, mentre 184 si sono espressi in maniera contraria. Si tratta di un numero molto inferiore rispetto ai 234 voti necessari per l’investimento. Ora, il presidente, Klaus Iohannis, dovrà assegnare l’incarico a un nuovo candidato, probabilmente pescandolo tra le fila del suo partito, il Partito Nazionale Liberale (PNL). Se due primi ministri designati non riescono a formare un governo entro sessanta giorni, il capo di Stato può sciogliere il Parlamento e aprire la strada a elezioni anticipate.

“Siamo in un momento di profonda crisi”, ha ammesso Ciolos, considerando anche il fatto che la nazione sta affrontando un’impennata dei casi di coronavirus. La crisi politica è iniziata a settembre, quando l’ex primo ministro liberale, Florin Cîțu, ha licenziato il ministro della Giustizia, Stelian Ion, membro dell’USR, per non aver firmato e dunque bloccato un programma di sviluppo infrastrutturale da 10 miliardi di euro. Il partito, che aveva espresso preoccupazioni e dubbi in merito alla trasparenza dei fondi, ha reagito abbandonando la coalizione tripartita e ritirando il proprio sostegno a Cîțu.

Una mozione di sfiducia contro il governo è stata presentata, il mese scorso, dal Partito socialdemocratico (PSD), all’opposizione, insieme all’USR e al partito di estrema destra AUR. Dopo che il Partito Nazionale Liberale (PNL) è stato estromesso, il 5 ottobre, Ciolos, un ex Commissario Europeo per l’Agricoltura, è stato sorprendentemente scelto dal capo di Stato per provare a guidare un nuovo gabinetto formato da ministri dell’USR. Tuttavia, la sua proposta non è riuscita a ottenere il sostegno parlamentare, come ampiamente previsto. Il PNL, l’USR e il gruppo di etnia ungherese UDMR controllavano il 57% dei seggi prima del crollo della coalizione. Gli esperti ipotizzano che un probabile scenario potrebbe essere il ripristino della precedente coalizione, con un primo ministro differente, in linea con le condizioni volute dal Save Romania Union per rientrare al governo.

Il leader del PSD, Marcel Ciolacu, ha ricordato che i dati sulla pandemia sono “cupi” in Romania e ha affermato che la lotta politica in corso “sta facendo male a tutti”. “L’egoismo, l’arroganza e la mancanza di impegno ci hanno portato in questa drammatica situazione”, ha detto Ciolacu. Il presidente Iohannis, sempre nella giornata di mercoledì, ha convocato i funzionari del governo per una riunione finalizzata a discutere le soluzioni alla crisi sanitaria. Martedì 19 ottobre, la Romania ha registrato un record di quasi 19.000 nuovi casi e 561 decessi legati al COVID-19. Il sistema ospedaliero è arrivato praticamente al collasso, avendo esaurito i letti in terapia intensiva. Meno di un terzo dei rumeni è completamente vaccinato, il tasso più basso nell’Unione europea dopo la Bulgaria. La Romania è anche uno degli Stati più poveri dell’UE.

Nella giornata di mercoledì, il segretario alla Difesa americano, Lloyd Austin, ha visitato il Paese, nell’ambito di un tour che ha coinvolto anche Ucraina e Georgia. In Romania, Austin ha affermato che la stabilità della regione intorno al Mar Nero è fondamentale per gli Stati Uniti. “La sicurezza e la stabilità del Mar Nero sono nell’interesse nazionale degli Stati Uniti e sono fondamentali per la sicurezza del fianco orientale della NATO. La regione è vulnerabile all’aggressione russa e abbiamo visto prove di ciò con le azioni in corso nell’Ucraina orientale, l’occupazione di parti della Georgia e la militarizzazione del Mar Nero, nonché con azioni provocatorie in aria e in mare”, ha affermato il segretario alla Difesa, aggiungendo: “Vorrei dire che le attività destabilizzanti della Russia dentro e intorno al Mar Nero riflettono le sue ambizioni di riconquistare una posizione dominante nella regione e di impedire la realizzazione di un’Europa intera, libera e in pace”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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