Nigeria: le manifestazioni per l’anniversario delle proteste #EndSARS

Pubblicato il 20 ottobre 2021 alle 17:34 in Africa Nigeria

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Il 20 ottobre, ad un anno dalla repressione del movimento #EndSars, i cittadini nigeriani hanno organizzato nuove proteste contro la brutalità della polizia nella capitale nigeriana, Abuja, e nelle città di Lagos e Port Harcourt. 

Secondo quanto riferito da Associated Press (AP), la polizia nigeriana ha usato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti a Lagos, una città particolarmente interessata dalle proteste del 2020. I cittadini che hanno sponsorizzato questi eventi hanno affermato di voler “onorare la memoria delle vittime”, secondo quanto riferito dai post condivisi sui social network in cui si chiedeva di scendere in piazza. I manifestanti hanno marciato attraverso il casello di Lekki, nella capitale, intonando cori che chiedevano giustizia per i morti e gli arrestati. Al momento, si riportano almeno 4 persone fermate dalla polizia. Inoltre, secondo un manifestante citato da AP, un ufficiale avrebbe aperto il fuoco e colpito una persona, mentre la folla era in fuga dai gas lacrimogeni. Un altro testimone ha raccontato: “Hanno iniziato a spararci addosso gas lacrimogeni e a inseguire le persone che sono venute qui per ricordare le persone uccise nell’ottobre 2020. I miei occhi sono pieni di gas lacrimogeni”. 

Il 20 ottobre si celebra l’anniversario di una protesta pacifica, proprio nella città di Lagos, repressa con violenza dagli agenti di polizia. Il 28 gennaio 2021, Amnesty International (AI) ha accusato il Governo nigeriano di aver tentato di nascondere l’uccisione di circa una decina di cittadini durante queste manifestazioni. I sostenitori del movimento “EndSARS” manifestavano, in particolare, contro la brutalità della Special Anti-Robbery Squad (SARS), ex forza speciale attiva dal 1992. Poiché la SARS era considerata una forza speciale, gli agenti non indossavano uniformi, ma hanno agito in borghese, con notevole margine di autonomia. Negli anni, l’unità è stata accusata di violazioni dei diritti umani, tra cui omicidi extragiudiziali, torture, arresti arbitrari, detenzioni illegali ed estorsioni. Nel 2016, Amnesty International ha documentato una visita presso uno dei centri di detenzione della SARS ad Abuja, situato in un ex-mattatoio. Lì, ha trovato 130 detenuti che vivevano in celle sovraffollate e venivano regolarmente sottoposti a metodi di tortura, tra cui pestaggi, sparatorie e finte esecuzioni. Ciononostante, la polizia ha sempre negato le accuse. 

La situazione in Nigeria è degenerata dopo che è stato diffuso in rete un video che testimoniava l’uccisione a sangue freddo di un uomo da parte degli agenti della SARS, nella regione del Delta. Questo ennesimo episodio ha rappresentato la causa scatenante delle proteste, iniziate l’8 ottobre 2020 nella capitale, Abuja. La polizia ha negato qualsiasi responsabilità e ha represso con forza le manifestazioni del movimento “EndSARS”, utilizzando gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili veri. Inizialmente, è stato limitato il margine di azione della SARS, impedendogli di effettuare le pattuglie e imponendo di indossare le uniformi. Successivamente, l’11 ottobre, la forza speciale è stata sciolta con effetto immediato. Nonostante ciò, le manifestazioni sono continuate per settimane. In seguito, il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha assicurato che avrebbe avviato una riforma del corpo della polizia. Inoltre, un consiglio federale ha ordinato agli Stati di istituire fondi di compensazione per le vittime della brutalità della polizia. Tuttavia, il popolo nigeriano è stato a lungo scettico a tale riguardo, affermando che da anni l’esecutivo non tiene fede alle promesse fatte in merito. Il 13 ottobre 2020, la SARS è stata sostituita ufficialmente da una nuova squadra speciale, la cosiddetta Special Weapons and Tactics (SWAT). 

L’esecutivo nigeriano ha istituito una commissione d’inchiesta nello Stato di Lagos per indagare sulle denunce contro la SARS e sulle violenze Lekki e Alausa dell’ottobre 2020. Tuttavia, i funzionari del Governo e i militari continuano a negare che qualcuno sia stato ucciso durante le proteste, mentre ribadiscono la loro determinazione a punire i leader del movimento “EndSARS”.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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