Guatemala: ex militari irrompono nel Parlamento, interviene la polizia

Pubblicato il 20 ottobre 2021 alle 17:28 in America centrale e Caraibi

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In Guatemala, un gruppo di ex militari ha fatto irruzione nel Parlamento per sollecitare il pagamento, da parte delle autorità, dell’indennizzo per i servizi svolti durante la guerra civile del 1960-1996. Un centinaio di agenti anti-sommossa della Polizia Civile Nazionale (PNC) ha tentato, nella serata di martedì 19 ottobre, di riportare l’ordine e riprendere il controllo del Congresso del Paese centroamericano, invaso con la forza. 

I manifestanti si sono riuniti, nella mattinata di martedì, nello slargo antistante l’edificio, al centro della capitale, Città del Guatemala. A metà pomeriggio, gli ex militari hanno fatto irruzione nel palazzo, vincendo i blocchi della polizia collocati nei punti di accesso al perimetro. Gli uffici sono stati devastati e vasti incendi sono stati appiccati nel parcheggio. I manifestanti, secondo quanto scritto su Twitter martedì dal deputato di opposizione Luis Pineda, hanno “buttato giù il portone” ed sono entrati “con dei machete”. I poliziotti hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla, ma nelle strutture del Parlamento, fino alla mattinata di mercoledì 20 ottobre, ha continuato a regnare il caos. Almeno cinque veicoli sono stati bruciati nel parcheggio del Congresso, oltre a diversi uffici.

La Polizia Civile Nazionale è riuscita a evacuare tutte le persone presenti nell’edificio, ma diversi testimoni hanno criticato sui social la lentezza della capacità d’azione delle forze dell’ordine. “La situazione è complicata, perché ci stanno trattenendo”, aveva detto il ministro dell’Energia e delle Miniere, Alberto Pimentel, mentre si trovava bloccato all’interno dell’emiciclo. Anche Pineda aveva chiesto “aiuto” sui suoi account, spiegando che gli ex militari erano armati e avevano demolito il cancello di ingresso per accedere al palazzo.

Alcune ore dopo l’ingresso, il Ministero dell’Interno ha fatto sapere di aver garantito incolumità a tutto il personale all’interno dell’emiciclo, notificato gli arresti di alcune persone segnalate come responsabili di “alterare l’ordine nel centro storico” e identificato diversi dei responsabili degli scontri. Al tempo stesso le autorità hanno annunciato che presto verrà cancellata la personalità giuridica ad almeno dieci organizzazioni di ex combattenti, segnalate per aver agito con “fini diversi” da quelli per cui viene loro garantito il riconoscimento istituzionale. Al momento, cinque agenti sono rimasti feriti e almeno due persone sono state ricoverate in ospedale.

Gli ex combattenti hanno più volte manifestato nelle ultime due settimane, principalmente istituendo posti di blocco. Solo martedì hanno deciso di agire contro il Congresso. L’iniziativa richiesta dai reduci della guerra civile è all’esame delle commissioni Difesa, Finanza e Diritti Umani del Congresso e propone un pagamento di 120.000 quetzal (circa 15.500 dollari) per ciascuno degli ex militari o dei loro parenti se già deceduti, assegnato in quattro rate annuali. La compensazione finanziaria ai veterani del conflitto civile è stata una delle promesse elettorali del presidente guatemalteco, Alejandro Giammattei, durante la sua campagna elettorale, nel 2019. La guerra civile è terminata il 29 dicembre 1996 con la firma degli Accordi di Pace tra il Governo e la Guerriglia costituita dall’Unità Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca (URNG). Il conflitto ha provocato più di 250.000 vittime, tra morti e scomparsi, nei 36 anni di scontri.

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Chiara Gentili

di Redazione

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