Afghanistan: la “Divisione Mansouri” e l’importanza strategica di Mazar-e-Sharif

Pubblicato il 20 ottobre 2021 alle 10:50 in Afghanistan Asia

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Nella provincia settentrionale di Balkh, è stata creata un’unità militare formata da forze speciali e chiamata “Divisione Mansouri”, incaricata di garantire la sicurezza della città di Mazar-e-Sharif. 

Secondo quanto riferito dalla stampa afghana, Abdulhai Abed, capo della sicurezza della provincia di Balkh, ha annunciato la formazione della nuova unità, il 18 ottobre. “Queste sono le forze speciali dell’Emirato islamico”, ha dichiarato, sottolineando il fatto che i soldati sono dotati di armi avanzate e sono incaricati di sorvegliare la città di Mazar-e-sharif, 24 ore su 24. Secondo altri funzionari della sicurezza locali, l’unità speciale è altamente addestrata e la maggior parte delle armi e dell’equipaggiamento militare sono stati fabbricati negli Stati Uniti.

La “Divisione Mansouri” ha il compito di garantire la sicurezza e la protezione dei cittadini nella città di Mazar-e-Sharif. Tale intervento si è reso necessario a seguito di un’ondata di rapimenti nella provincia di Balkh. In particolare, l’arresto di uno psichiatra afghano di fama internazionale ha evidenziato la mancanza di controllo della regione da parte dell’esecutivo al potere, guidato dai talebani dal 15 agosto, data della conquista di Kabul. Le statistiche riferite dalla stampa locale riportano che, da allora, circa 176 persone sono state arrestate con l’accusa di rapina a mano armata e rapimento nella provincia. “Non ci saranno problemi in futuro. Se succede qualcosa, le persone potranno contattare i funzionari di sicurezza dell’Emirato Islamico e arriveremo immediatamente sul posto”, ha dichiarato un membro della nuova unità speciale di Mazar-e-Sharif. Sebbene ci sia sicuramente un problema di ordine pubblico, i talebani sono anche consapevoli di avere bisogno di un saldo controllo su questa città strategica per governare l’Afghanistan. 

Mazar-e-Sharif è la quarta città più grande dell’Afghanistan, situata a 55 chilometri dal confine con l’Uzbekistan, a Nord, e connessa via terra anche con Turkmenistan e Tagikistan. Internamente, è collegata da un’autostrada con Kunduz ad Est, con la capitale Kabul, a Sud-Est, e con Herat (e quindi con l’Iran), a Sud-Ovest. Per tale ragione, la città è stata più volte definita “crocevia delle province settentrionali” e nei secoli ha visto fiorire traffici commerciali e scambi culturali. Inoltre, le risorse e la conformazione territoriale hanno favorito questo sviluppo. Il gas naturale della vicina Sheberghan ha portato alla creazione di una centrale elettrica a gas a Mazar-e-Sharif. Non solo, la più importante delle tre linee ferroviarie esistenti in Afghanistan collega Mazar-e-Sharif alla stazione di Hairatan, al confine con l’Uzbekistan. La linea è attualmente gestita dalle ferrovie uzbeke e porta direttamente in Russia. Il governo dell’ex presidente, Ashraf Ghani, aveva annunciato un ambizioso piano di sviluppo per Mazar-e-Sharif e nel giugno 2020 era stato pubblicato un rapporto al riguardo, intitolato “Mazar-e-Sharif Strategic Development Framework (SDF)”. 

In tale contesto, Mazar-e-Sharif ha anche avuto un ruolo strategico-militare di rilievo in passato. Negli anni della dominazione sovietica, dal 1978 al 1989, la città è stata prima una roccaforte delle forze armate dell’URSS e poi luogo di sanguinosi scontri, che hanno avuto un’importanza fondamentale per il primo governo dei talebani. Dopo il ritiro delle forze armate di Mosca, i militanti del gruppo islamista hanno combattuto per due anni (1997-1998) contro gruppi armati locali, tra cui uno dominato dalla minoranza sciita hazara. I talebani sono riusciti a conquistare Mazar-e-Sharif a maggio del 1997 e proprio a seguito di questa strategica vittoria, il Pakistan, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita hanno riconosciuto il loro governo. Questo accadeva ancora prima di ottenere un controllo totale sulla capitale Kabul. Successivamente, i talebani sono stati poi nuovamente cacciati dalla città e hanno dovuto combattere nuovamente per riconquistarla, ad agosto del 1998, a seguito di un massacro della comunità hazara. 

Nel 2001, Mazar-e-Sharif è diventata un luogo strategico anche per la guerra degli Stati Uniti contro Osama bin Laden e i talebani, grazie al suo aeroporto e al collegamento via terra con l’Uzbekistan. Una volta che le forze della NATO, sostenute dagli Stati Uniti, hanno ottenuto il controllo della città, si è potuta stabilire una catena di approvvigionamento in Afghanistan in grado di sostenere l’Alleanza del Nord, una coalizione anti-talebana, nella lotta per la riconquista del Paese. Le vittorie in questa area quindi considerate fondamentali nel processo di deposizione del primo governo dei talebani. Vent’anni dopo, alla vigilia del ritiro degli USA dall’Afghanistan, l’offensiva dei talebani contro Mazar-e-Sharif è stata di estrema importanza ed è arrivata da tre lati: da Kunduz ad Est e da Sar-i-Pul e Jowzjan ad Ovest. Poco prima della caduta di Kabul, l’11 agosto, l’allora presidente afghano si era recato in questa città, nonostante la vicinanza alla linea del fronte e i rischi a ciò connessi, per tentare di stringere un’alleanza con i gruppi armati della regione in funzione anti-talebana. Il suo ultimo ed estremo tentativo, però, non ha avuto successo. Dopo la caduta di Mazar-e-Sharif, il 14 agosto, la capitale afghana ha resistito per qualche ora, prima di crollare a sua volta sotto il controllo del nuovo governo dei talebani. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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