Von der Leyen: “La Polonia mette in discussione le basi dell’UE”

Pubblicato il 19 ottobre 2021 alle 17:22 in Europa Polonia

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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha duramente condannato la sentenza della Corte costituzionale polacca, secondo cui alcune parti del diritto europeo sarebbero incompatibili con la Costituzione del Paese, e ha garantito che la sfida di Varsavia agli ordinamenti giuridici dell’Unione non verrà ignorata. 

Rivolgendosi ai politici dell’UE, riuniti a Strasburgo, martedì 19 ottobre, von der Leyen ha affermato che la sentenza mina la protezione dell’indipendenza giudiziaria. “Lo stato di diritto è il collante che unisce la nostra Unione”, ha affermato la presidente, avvisando che l’UE non permetterà che i suoi valori vengano messi a rischio. “La Commissione europea agirà”, ha assicurato. Le opzioni che il blocco potrebbe considerare nella sua risposta alla Polonia sono sostanzialmente tre: impugnare la sentenza, ricorrere al meccanismo di condizionalità o mettere in atto la procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato. “Il governo polacco dovrà spiegarci come intenda tutelare i fondi UE alla luce di questa sentenza della sua Corte costituzionale perché gli investimenti del Next Generation Eu sono ingenti e se l’UE investirà sempre di più per la ripresa collettiva, dovrà tutelare il suo bilancio”, ha osservato la von der Leyen rispetto all’ipotesi del meccanismo di condizionalità. Fino a quando lo scontro tra Varsavia e Bruxelles non sarà risolto, è improbabile che la Polonia veda arrivare i 23,9 miliardi di euro in sovvenzioni e i 12,1 miliardi di prestiti a basso costo che ha richiesto come parte del Recovery Fund europeo messo a punto per risollevarsi dalla pandemia di COVID-19. L’Unione potrebbe persino bloccare l’accesso della Polonia alle sovvenzioni del blocco per progetti di sviluppo e strutturali nel bilancio 2021-2027, per un valore di circa 70 miliardi di euro.

Relativamente all’articolo 7, che ha definito “uno strumento importante contemplato dal Trattato”, la presidente della Commissione ha commentato: “Ricordo che la Corte costituzionale polacca ha messo in dubbio la validità del Trattato ed è la stessa Corte che secondo noi non è legittima. E’ il punto dove il cerchio si chiude”. L’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea prevede la possibilità di sospendere i diritti di adesione all’Unione europea (ad esempio il diritto di voto in sede di Consiglio) in caso di violazione grave e persistente da parte di un paese membro dei principi sui quali poggia l’Unione (libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto). 

Le relazioni tra Varsavia e Bruxelles sono precipitate dopo che la Corte costituzionale del Paese ha stabilito, il 7 ottobre, che le leggi polacche hanno la precedenza su quelle del blocco, cui la Polonia ha aderito nel 2004. La mossa ha intensificato le persistenti tensioni sugli standard democratici tra Bruxelles e il governo nazionalista di destra della Polonia, guidato dal partito Diritto e Giustizia (PiS). Il diverbio ha raggiunto il culmine, martedì 19 ottobre, durante la plenaria del Parlamento europeo, dove von der Leyen ha inasprito i toni del confronto e il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha difeso con forza la posizione del suo Paese. Quest’ultimo ha insistito sul fatto che Varsavia si attiene ai trattati dell’UE e ha respinto le preoccupazioni sollevate dagli oppositori del governo, i quali temono che la sentenza della Corte abbia messo il Paese sulla strada di una possibile “Polexit”, ovvero di un’uscita dal blocco delle 27 nazioni. Morawiecki ha poi accusato l’UE di aver oltrepassato la sua autorità. “Le competenze dell’Unione hanno confini chiari, non dobbiamo rimanere in silenzio quando quei confini vengono violati. Quindi stiamo dicendo sì all’universalismo europeo, ma no al centralismo europeo”, ha affermato il premier. 

La Corte di giustizia europea aveva stabilito, a marzo, che i nuovi regolamenti polacchi per la nomina dei giudici della Corte suprema avrebbero potuto violare il diritto dell’UE e aveva ordinato a Varsavia di sospenderli. Nel suo discorso di martedì, Morawiecki ha affermato che la Polonia è stata intimidita e attaccata dall’UE, la cui Corte suprema emette sentenze che mirano a togliere il potere agli Stati membri. “Stiamo assistendo a una rivoluzione strisciante in atto attraverso i verdetti della Corte di giustizia europea”, ha dichiarato, con toni duri. 

Il governo polacco, guidato dal partito conservatore Diritto e Giustizia, è in conflitto con i funzionari dell’UE a Bruxelles da quando ha preso il potere, nel 2015. La disputa riguarda in gran parte le modifiche al sistema giudiziario polacco che conferiscono al partito di governo un potere maggiore sui tribunali. Le autorità polacche affermano di voler riformare un sistema giudiziario corrotto e inefficiente. La Commissione europea ritiene che i cambiamenti erodano il sistema democratico di “checks and balances” del Paese.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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