Turchia: la lira tocca un nuovo minimo

Pubblicato il 19 ottobre 2021 alle 18:51 in Medio Oriente Turchia

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La moneta turca, la lira, è scesa ancora una volta, lunedì 18 ottobre, e gli analisti non prevedono tregue nel breve periodo, date le aspettative di un taglio “irrazionale” dei tassi di interesse alla fine di questa settimana. In una delle sue peggiori performance, la valuta ha toccato il tasso di cambio di 9,34 contro il dollaro. Pochi giorni fa, il 14 ottobre, il cambio lira turca vs dollaro era arrivato a 9,14, a metà mattina.

Quest’anno, la moneta turca ha perso il 20% del suo valore e metà del deprezzamento è arrivato a partire da inizio settembre, quando la Banca centrale ha iniziato a dare segnali accomodanti nonostante l’alta inflazione. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha chiesto a lungo un allentamento monetario e alcune sue politiche, inclusa la sostituzione dei vertici della Banca centrale, sembrano aver eroso la credibilità del Paese negli ultimi anni. Sempre il 14 ottobre, Erdogan aveva rimosso tre membri del comitato che si occupa della politica monetaria della Banca centrale. La Gazzetta Ufficiale aveva riportato che erano stati sollevati dall’incarico i vice governatori Semih Tumen e Ugur Namik Kucuk e a un altro membro dell’ente, Abdullah Yavas. Pochi mesi prima, il 22 marzo, il presidente turco aveva licenziato il governatore della Banca centrale, Naci Agbal. La mossa aveva comportato che la moneta perdesse più del 17% del proprio valore dopo la notizia. 

Dopo che lo shock dato, il 23 settembre, dal taglio dei tassi d’interesse di 100 punti base, ha fatto crollare la lira, gli economisti si sono divisi sull’interpretazione delle prossime mosse di Erdogan, che rendono imprevedibile il futuro della Banca centrale. “Alla fine le decisioni sulla politica monetaria non sono più prese dalla stessa Banca ma sono prese nel Palazzo del Presidente”, hanno affermato gli analisti di Commerzbank. Societe Generale ha previsto che la lira scivolerà ad un tasso di cambio di 9,8 contro il dollaro entro la fine dell’anno. Dopo l’ultimo rimescolamento della Banca centrale, Erdogan “ha effettivamente rimosso ogni opposizione alla sua visione non ortodossa secondo cui gli alti tassi di interesse causano un’alta inflazione”, hanno scritto gli analisti di Societe Generale in una nota, aggiungendo: “Nonostante l’irrazionalità di ulteriori tagli dei tassi ora, non ha più senso considerare gli argomenti economici tradizionali nel valutare la probabile linea d’azione della Banca centrale”. Quest’ultima, nella prossima riunione politica, prevista per giovedì 21 ottobre, sceglierà se allentare di altri 50 o 100 punti base. Si tratta di una decisione critica sui tassi di interesse.

In vista dell’incontro, l’Associazione turca dell’industria e degli affari (Tusiad), la più grande e potente associazione imprenditoriale del Paese, ha affermato che l’indipendenza della Banca centrale è “essenziale” per la crescita e lo sviluppo a lungo termine della Turchia. In un rapporto di 230 pagine, l’organizzazione ha chiesto una riforma fondamentale della politica economica tra le crescenti preoccupazioni per l’operato del presidente Erdogan. In una critica sottilmente velata alla fissazione del capo di Stato per l’elevata crescita economica a tutti i costi, che comporta aumento dell’inflazione e instabilità finanziaria, Tusiad ha dichiarato che le tendenze a lungo termine, come “l’indipendenza della Banca centrale e una cauta politica monetaria e fiscale”, sono le più importanti per una prosperità duratura. L’associazione ha aggiunto che, mentre una narrativa su una crescita rapida “occupa un ruolo importante” nel discorso pubblico, “la cosa fondamentale per la prosperità del Paese non sono gli sviluppi a breve termine ma la traiettoria a lungo termine”. La critica del gruppo è collegata alle crescenti preoccupazioni negli ambienti economici turchi per il crollo della lira.

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Chiara Gentili

di Redazione

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