Sudan: continua la protesta contro il governo ad interim

Pubblicato il 19 ottobre 2021 alle 10:53 in Africa Sudan

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Il 18 ottobre, il governo sudanese ha esortato tutte le fazioni politiche ad evitare un’escalation, dopo che la polizia ha disperso i manifestanti pro-militari nel terzo giorno di sit-in a Khartoum.

Il primo ministro, Abdalla Hamdok, che ha riunito il suo gabinetto per un incontro urgente, ha definito i recenti disordini la “crisi peggiore e più pericolosa” dei due anni di transizione che il Paese ha vissuto dalla deposizione di Omar al-Bashir. “Il governo ha sottolineato l’importanza per tutte le parti di astenersi dall’escalation”, si legge in una dichiarazione dell’ufficio di Hamdok.

Intanto, nel terzo giorno di proteste, i manifestanti hanno marciato verso l’ufficio del primo ministro per chiedere lo scioglimento del governo provvisorio e hanno gridato “Abbasso Hamdok”, prima di essere respinti dalla polizia che ha usato gas lacrimogeni. Il sit-in, fuori dai cancelli del Palazzo Presidenziale, è iniziato sabato 16 ottobre, in risposta ad una manifestazione a favore di una transizione verso un governo civile tenutasi il 30 settembre. Durante la giornata di domenica 17 ottobre, la folla si era ridotta a centinaia di persone. Tuttavia, nel pomeriggio del pomeriggio successivo, il numero era tornato a circa 2.000-3.000 partecipanti.

L’attuale governo misto, civile e militare, è stato formato con un accordo di pace raggiunto il 17 luglio 2019, tre mesi dopo l’intervento dell’esercito dell’11 aprile 2019 per deporre l’ex sovrano autoritario, Omar al-Bashir, al potere da trent’anni. Quindi era stato poi instituito un governo militare di transizione, con a capo il generale Abdel Fattah Al-Burhan. Quest’ultimo aveva cercato una mediazione con i manifestanti, ma questi avevano continuato a protestare per le strade della capitale, chiedendo la nascita di un esecutivo civile.

Il governo, a composizione mista, avrebbe dovuto guidare la transizione pacifica verso la democrazia, mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario. Un nuovo primo ministro civile, Abdalla Hamdok, aveva quindi prestato giuramento il 21 agosto 2019. Invece, il capo del deposto Consiglio militare, al-Burhan, aveva assunto invece il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, incaricato di gestire il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più uno designato di comune accordo tra le parti. 

Tuttavia, oggi l’esecutivo si trova in una condizione di stallo a causa di questioni economiche e politiche, mentre la popolazione vuole una transizione democratica, da una parte, o la mano ferma dei militari al potere, dall’altra. A tale proposito, è importante ricordare che, il 21 settembre, le autorità sudanesi hanno riferito di essere riuscite a contenere un nuovo tentativo di colpo di Stato, effettuato da una fazione di militari sudanesi, che ritengono fosse guidata dal maggiore generale Abdel-Baqi Bakrawi. Una volta contenuto il presunto tentativo di insurrezione, il portavoce del Consiglio Sovrano sudanese, Mohamed Al Faki Suleiman, aveva pubblicato un post sulla sua pagina social, affermando: “Tutto è sotto controllo. La rivoluzione è vittoriosa”. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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