Siria: gli ultimi episodi da Nord a Sud

Pubblicato il 19 ottobre 2021 alle 12:37 in Medio Oriente Siria

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Mentre a Sud, nella regione di Daraa, il governo di Damasco continua a portare avanti le operazioni di reinsediamento e di sicurezza, sulla base di accordi precedenti, a Nord, le forze aeree siriane e del suo alleato russo continuano a violare il cessate il fuoco. Nel frattempo, la strada internazionale M4, tra Aleppo e Latakia, sta divenendo sempre più oggetto di contesa tra la Turchia e gli alleati del governo siriano legato al presidente Bashar al-Assad, Iran e Russia in primis.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed il 19 ottobre, sulla base di fonti locali, il governo siriano ha istituito un nuovo centro di reinsediamento presso un ospedale di al-Harak, nella periferia Est della regione meridionale di Daraa, dove è stata altresì issata la bandiera russa e quella di Damasco. Tali mosse, già effettuate presso altre zone della medesima regione, si inseriscono nel quadro di un’intesa maggiore, raggiunta, il primo settembre, dalle forze di Assad e dai notabili di Daraa, al fine di disinnescare le tensioni che hanno interessato soprattutto Daraa al- Balad, un distretto meridionale dell’omonimo governatorato, precedentemente controllato da ex gruppi dell’opposizione. Questo, a partire da giugno 2021, è stato posto sotto assedio, per oltre 65 giorni, dalle forze di Damasco, le quali hanno altresì impedito l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie, per un totale di oltre 40.000 abitanti. Ciò ha provocato crescenti scontri, definiti i peggiori degli ultimi tre anni, mentre la Russia si è impegnata a mediare tra le parti belligeranti per disinnescare le tensioni.

A Nord-Ovest, invece, secondo quanto riferisce il medesimo quotidiano, le forze aeree siriane e russe hanno bombardato “con missili ad alto potenziale” abitazioni civili e terreni agricoli nei pressi del villaggio di Qaqafin, nell’area rurale meridionale di Idlib. Fonti locali hanno affermato che l’attacco ha provocato morti e feriti civili, di cui, però, non è stato specificato il numero. Parallelamente, sono stati monitorati attacchi per mezzo di artiglieria presso Sarija, nel Sud di Idlib, mentre gli aerei russi, secondo fonti locali, hanno perpetrato tre attacchi missilistici contro diversi punti di al-Bara e Jabal al-Zawiya, presumibilmente appartenenti ad Hayat Tahrir al-Sham, un gruppo jihadista di ideologia salafita affiliato ad Al-Qaeda.

Idlib rappresenta tuttora l’ultima roccaforte controllata, in buona parte, dai gruppi di opposizione, e ospita circa 4 milioni di abitanti, di cui un milione di sfollati rifugiatisi nella regione con lo scoppio della guerra civile. I presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco nel governatorato, siglato il 5 marzo 2020 ed esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Sebbene la tregua sia stata più volte violata nel corso dell’ultimo anno, l’intesa di Mosca e Ankara ha scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala.

Oltre a stabilire una tregua per il governatorato Nord-occidentale di Idlib, l’accordo del 5 marzo 2020 prevede l’organizzazione di pattuglie congiunte, tra Mosca e Ankara, sulla M4, una strada internazionale considerata un collegamento di importanza rilevante per il Nord della Siria, parallela al confine con la Turchia. Il fine ultimo di Ankara è creare un’area smilitarizzata, una “safe zone”, distante circa 30 km dal confine siro-turco. Tuttavia, proprio tale strada è spesso obiettivo di attacchi, uno degli ultimi perpetrato dalle forze turche il 16 ottobre. Secondo un analista, la cui opinione è stata riportata dal quotidiano Asharq al-Awsat, l’arteria riveste un’importanza strategica e geografica tale da essere oggetto di contesa per la Turchia, da un lato, e Damasco, Russia e Iran, dall’altro.

La M4 si estende dal confine con l’Iraq fino alla città costiera di Latakia, nel Nord-Est della Siria, passando per Qamishli, Tell Tamer, Ain Issa, Manbij, ma anche Aleppo e Idlib. L’arteria era stata chiusa a seguito dell’operazione lanciata dalla Turchia il 9 ottobre, nota come “Fonte di pace”, contro le Syrian Democratic Forces (SDF). Da un lato, si tratta di una rotta commerciale che consentirebbe di migliorare gli scambi economici della Siria. Dall’altro lato, la M4 rappresenta altresì un canale di rifornimento per le forze curde.

Per Mosca, controllare la M4 significherebbe non solo espandere la propria area di influenza in Siria, ma altresì fornire un canale per portare avanti i propri progetti, riguardanti perlopiù petrolio, fosfato, grano e minerali. Non da ultimo, le forze russe potrebbero collegare più facilmente le proprie postazioni a Sud, Nord ed Est, e le basi militari e aeree, tra cui Tartus e Hmeimim, e tenere sotto controllo la Turchia. L’Iran, invece, secondo l’analista di Asharq al-Awsat, mira a garantirsi uno sbocco vitale verso il Mediterraneo, da impiegare per trasferire merci ed eludere le sanzioni internazionali imposte. Ciò consentirebbe a Teheran di assumere una posizione più forte al tavolo dei negoziati sul dossier siriano ed eventualmente guadagnare una quota nel futuro processo di ricostruzione della Siria. Un leader dei gruppi di opposizione ha poi aggiunto che prendere il controllo della strada internazionale consentirebbe alle forze damascene di espandere più facilmente la propria presenza nel Nord siriano, eventualmente giungendo anche fino al valico di confine con la Turchia, Bab al-Hawa.

Parallelamente, un attivista di Idlib, ha dichiarato che anche la Turchia è interessata alla riapertura della strada M4, la quale svolge un ruolo rilevante nella ripresa dei traffici e spostamenti tra i territori turchi e la regione araba, Paesi del Golfo inclusi. Ad ogni modo, spiega l’attivista, Ankara, al momento, sembra non volere arrendersi e mira a preservare le 32 postazioni militari istituite su entrambi i versanti della strada. Inoltre, avere punti “difensivi” consente alle forze turche di far fronte alla campagna di Damasco e dei suoi alleati a Jabal al-Zawiya.

Alla luce del forte e crescente interesse, la M4 è oggetto di una perdurante mobilitazione delle parti coinvolte, il che fa temere un’operazione militare da parte dell’esercito siriano e dei suoi alleati. Dal canto loro, i gruppi di opposizione hanno inviato rinforzi e si sono detti pronti a impegnarsi in una battaglia inizialmente difensiva, ma che potrebbe trasformarsi in una offensiva, con l’obiettivo di contrastare l’avanzata di Damasco. 

La Siria è teatro di un conflitto civile dal 15 marzo 2011, data in cui parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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