Libano, Hezbollah mette in guardia: “Abbiamo 100.000 combattenti”

Pubblicato il 19 ottobre 2021 alle 8:06 in Libano Medio Oriente

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A pochi giorni di distanza dalle violente tensioni che, il 14 ottobre, hanno interessato la capitale libanese, Beirut, il segretario generale del partito sciita filoiraniano Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha rivolto nuove accuse contro il partito cristiano maronita delle Forze libanesi, il quale avrebbe cercato di innescare una “guerra civile”.

Le parole di Nasrallah sono giunte il 18 ottobre, nelle sue prime dichiarazioni ufficiali rilasciate a seguito degli episodi del 14 ottobre, data in cui centinaia di manifestanti, esponenti di Hezbollah e del movimento sciita Amal, guidato dal presidente del Parlamento, Nabih Berri, hanno organizzato proteste contro le indagini, tuttora in corso, sull’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto della capitale. Le manifestazioni, inizialmente pacifiche, hanno, però, avuto un risvolto violento non appena sono stati uditi spari, presumibilmente di kalashnikov e fucili automatici, che hanno provocato circa 7 morti, perlopiù sciiti, e 32 feriti.

La responsabilità è tuttora da verificare, ma i movimenti Hezbollah e Amal hanno accusato il partito delle Forze libanesi, il quale avrebbe “dispiegato gruppi di cecchini sui tetti” degli edifici vicini alla rotonda Tayyoune. Il partito, a detta del suo sciita, avrebbe pianificato in anticipo quello che è stato definito un “agguato” contro “manifestanti pacifici”. Dall’altro lato, il partito cristiano-maronita ha respinto le accuse, puntando, a sua volta, il dito contro il duo sciita, il quale avrebbe inviato sostenitori nel quartiere cristiano di Ain al-Remmaneh, dove 4 residenti sarebbero stati feriti prima che venisse sparato un primo colpo. 

Sebbene si ponga come difensore dei cristiani, “la vera agenda del partito delle Forze libanesi è la guerra civile”, ha affermato Nasrallah il 18 ottobre, parlando poi dello sfollamento di cristiani da parte del partito, i quali verrebbero deportati in un “cantone cristiano” controllato dal partito stesso e in cui “non vi è posto per nessun altro”. Hezbollah, da parte sua, “non è mai stato così forte” e dispone di 100.000 combattenti addestrati e armati. Alla luce di tale considerazione, il leader sciita ha esortato le Forze libanesi ad abbandonare la propria idea di “conflitto interno e guerra civile”. “Ti sbagli al 100%, i tuoi calcoli sono sbagliati. La regione non ha mai visto un Hezbollah così forte come lo è ora”, ha affermato Nasrallah. Quest’ultimo ha altresì richiesto l’avvio di indagini su quanto accaduto il 14 ottobre, per portare i responsabili davanti alla giustizia e il proprio partito si è detto pronto a prendere provvedimenti a riguardo, nel caso in cui non lo faccia la Magistratura libanese. Per Nasrallah, inoltre, gli eventi della scorsa settimana sono rilevanti, oltre che pericolosi, e costituiscano una nuova tappa delle tensioni a livello di politica interna.

Come evidenziato da Nasrallah, Hezbollah non è il nemico dei cristiani in Libano, ma “la più grande minaccia per la presenza cristiana è il partito delle Forze libanesi e il suo capo”, i quali non mostrano alcun segnale di apertura verso altre religioni e, anzi, sarebbero alleati del “terrorismo” in Siria, avendo instaurato legami con l’ISIS e il Fronte al-Nusra. “Cristiani in Libano, chiunque voglia presentarvi gli sciiti e i musulmani come nemici, si tratta di ingiustizia, calunnia e di un’enorme mina nel Paese”, ha affermato il leader sciita. Non da ultimo, il segretario generale ha fatto riferimento all’esplosione del 4 agosto 2020, un dossier da cui il partito delle Forze libanesi starebbe traendo vantaggio. Hezbollah, da parte sua, desidera conoscere la verità a riguardo, ma è stato ribadito che vi è un “obiettivo politico” nelle indagini in corso. 

Quanto accaduto il 14 ottobre ha riportato alla mente le scene della guerra civile libanese imperversata tra il 1975 e il 1990 e si è trattato degli eventi più violenti verificatesi nelle strade del Paese mediorientale negli ultimi dieci anni, il che ha sollevato timori per la già precaria stabilità del Libano. Come precisato in precedenza dai due partiti sciiti, la manifestazione del 14 ottobre, definita “pacifica”, è stata organizzata per denunciare la “politicizzazione” dell’inchiesta sull’esplosione del 4 agosto 2020, dopo che è stata precedentemente richiesta l’estromissione dall’incarico del giudice incaricato delle indagini, Tarek Bitar. “Indipendentemente dalle nostre affiliazioni politiche, siamo lì simbolicamente per sostenere le famiglie delle vittime e proteggere l’unità del Paese”, ha affermato l’avvocato Hussein Zebib, membro di Amal.

L’inchiesta sull’incidente del 4 agosto 2020 è stata sospesa il 12 ottobre, dopo che due ex ministri, convocati per un interrogatorio in quanto anch’essi accusati di negligenza, hanno presentato una denuncia legale contro l’investigatore capo, Bitar. I ministri in questione sono Ali Hasan Khalil, ex ministro delle Finanze, e Ghazi Zeaiter, deputato sciita esponente del movimento Amal, il quale è stato alla guida dei Ministeri di Difesa, Agricoltura, Lavori pubblici, Industria e Affari sociali. Al momento della devastante esplosione, Zaiter era ministro dei Trasporti e dei Lavori Pubblici e sarebbe stato responsabile della gestione della nave con a bordo le 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, attraccata al porto di Beirut nel 2013 e all’origine dell’incidente che ha provocato 218 morti, circa 7.000 feriti e oltre 300.000 sfollati.

In tale quadro, l’11 ottobre, il leader Nasrallah, nel corso di un discorso televisivo, ha accusato Bitar di “pregiudizi politici” e di voler “politicizzare” l’inchiesta sull’esplosione del 4 agosto del 2020. Per Nasrallah, il giudice starebbe impiegando “il sangue delle vittime per servire interessi politici”. Nel rilasciare tali accuse, il leader sciita, al pari degli ex ministri e funzionari sotto accusa, ha chiesto la sostituzione del giudice con un altro “onesto e trasparente”. “Consideriamo ciò che sta accadendo un errore molto, molto grande… Non porterà alla verità, né alla giustizia, ma piuttosto all’ingiustizia e all’occultamento della verità”, ha dichiarato Nasrallah.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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