La Tunisia chiede aiuti a Riad ed Abu Dhabi

Pubblicato il 19 ottobre 2021 alle 15:28 in Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti Tunisia

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La Tunisia ha avviato trattative con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (UAE) per ottenere assistenza finanziaria e far fronte alle perduranti difficoltà economiche.

A rivelarlo è stato, il 18 ottobre, un funzionario della Banca centrale del Paese Nord-africano, Abdelkarim Lassoued, responsabile dei finanziamenti e dei pagamenti esterni dell’istituto nazionale, il quale, rivolgendosi a media locali, ha parlato di “discussioni a uno stadio avanzato”, volte a “ricostituire le risorse dello Stato”. “Si apriranno le porte per mobilitare le risorse dello Stato attraverso la cooperazione internazionale”, hanno riportato Radio Mosaique FM e Shams FM, due emittenti radiofoniche, in esclusiva. Ad ogni modo, non sono stati ancora diffusi dettagli specifici, né è chiaro l’importo che i due Paesi del Golfo potrebbero essere disposti ad erogare.

Tali affermazioni giungono a pochi giorni di distanza dall’annuncio dell’agenzia di rating Moody’s, che, il 14 ottobre, ha declassato il giudizio in valuta estera e locale a lungo termine della Tunisia da B3 a Caa1, mantenendo un outlook negativo. L’agenzia ha fatto particolare riferimento alla “crisi costituzionale” scoppiata il 25 luglio, a seguito delle “misure straordinarie” emanate dal presidente tunisino, Kais Saied, il quale ha estromesso il primo ministro allora in carica, Hichem Mechichi, e ha sospeso le attività del Parlamento, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. Tale crisi è stata esacerbata dall’assenza di una Corta costituzionale competente, in grado di dirimere le controversie tra i poteri esecutivo e legislativo. In tale quadro, sia l’Arabia Saudita sia gli UAE hanno sostenuto le misure di Saied.

Moody’s ha stimato un deficit fiscale del 7,7% del PIL per il 2021 e del 5,9% nel 2022, il che implica un fabbisogno di finanziamento lordo di circa il 18% del PIL quest’anno e del 16% per il prossimo. Infine, tenendo conto di una crescita economica più debole del previsto, pari al 3,5% quest’anno e poi del 2,5% in seguito, l’agenzia prevede che il rapporto debito/PIL aumenterà di quasi il 90% del PIL nel 2021, rispetto all’84,7% del 2020, e si stabilizzerà al di sotto del 95% nei prossimi anni.

Di fronte a tale scenario, anche il Consiglio di amministrazione della Banca centrale tunisina ha precedentemente espresso preoccupazione per il crescente prosciugamento delle risorse finanziarie esterne e per la sostenibilità del debito pubblico. Secondo le stime della Banca centrale, la Tunisia ha bisogno di raccogliere almeno 3,5 miliardi di dollari quest’anno per saldare i debiti esteri e pagare gli stipendi di centinaia di migliaia di dipendenti del settore pubblico. In tale quadro, è stato evidenziato che i rendimenti obbligazionari della Tunisia sono saliti a quasi il 16%. Tale percentuale è quasi il doppio rispetto a quella dovuta dal Pakistan ed è più elevata rispetto al 9% dell’Ecuador.

Da parte sua, Lassoued ha affermato che la nazione sarà in grado di far fronte ai suoi impegni esteri entro la fine del 2022 e che, se verrà raggiunto un accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e verranno avviate le riforme necessarie a inizio del prossimo anno, “non vi saranno problemi a ripagare i debiti”. Ad ogni modo, è stato lo stesso funzionario a sottolineare come le autorità tunisine debbano agire rapidamente, raggiungendo accordi anche con sindacati e leader aziendali, così da proseguire con le mosse necessarie il prima possibile.

In realtà, le problematiche economiche dell’ultimo anno, acuitesi con lo scoppio della pandemia di Covid-19, non sono nuove per la Tunisia, il cui tasso di crescita, dal 2011, è stato in media dello 0,6%. Al momento, il Paese Nord-africano è ritornato a negoziare con il FMI, da cui spera di ottenere un nuovo prestito da 4 miliardi di dollari, da elargire in tre anni, in cambio di riforme. Secondo alcuni esperti, la ripresa dei colloqui con il FMI potrebbe poi aprire le porte ad altri aiuti bilaterali da parte dei principali donatori.

Risale al 2016 l’approvazione da parte del FMI di un prestito da 2,8 miliardi di dollari, mentre nel 2013 l’istituzione internazionale aveva concordato un prestito pari a 1,7 miliardi. Tuttavia, in entrambi i casi, Tunisi non ha rispettato gli impegni concordati e ha ricevuto circa la metà dell’importo previsto. In particolare, la riduzione dei salari nel settore pubblico, l’aumento dei prezzi di carburante e i possibili tagli alle sovvenzioni non sono state bene viste dall’Unione generale tunisina del lavoro (UGTT). Attualmente, un altro fattore che fa sperare in un miglioramento del quadro economico tunisino è poi la formazione di un nuovo governo, guidato da Najla Boudenha, il quale ha riferito che tra le sue priorità vi è “riequilibrare le finanze pubbliche e procedere con le necessarie riforme economiche”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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