La Libia e i dossier irrisolti: dai mercenari al petrolio, passando per le elezioni

Pubblicato il 19 ottobre 2021 alle 11:32 in Africa Libia

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Le Nazioni Unite hanno ribadito la necessità di garantire la fuoriuscita di forze e mercenari stranieri dai territori libici e di tenere elezioni entro la data prevista, il 24 dicembre. Nel frattempo, Mustafa Sanalla, presidente della National Oil Corporation (NOC), la compagnia petrolifera statale, è stato nuovamente sospeso.

In particolare, il 18 ottobre, il sottosegretario generale dell’Onu per gli affari politici e di pace, Rosemary DiCarlo, ha svolto una visita a Tripoli, dove ha incontrato, tra gli altri, il premier ad interim, Abdulhamid Dabaiba, alla presenza del capo della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite (UNSMIL), Jan Kubis. Sono state tre le principali questioni oggetto di discussione, il ritiro di forze e mercenari stranieri, l’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative entro i termini stabiliti e la situazione di migranti e rifugiati. A tal proposito, particolare attenzione è stata posta al ruolo svolto dal governo di unità nazionale e dal Comitato militare congiunto 5+5 e agli sforzi profusi per raggiungere gli obiettivi prefissati. Inoltre, DiCarlo ha messo in luce l’importanza della conferenza internazionale per la stabilità della Libia, prevista per il 21 ottobre, la quale, a detta del sottosegretario, costituisce un passo fondamentale per l’esecutivo libico temporaneo. Circa la questione dell’immigrazione illegale e le sfide connesse, è stata ribadita la necessità di cooperazione tra i diversi Paesi coinvolti, al fine di trovare una soluzione concreta.

In concomitanza con i colloqui di DiCarlo a Tripoli, la ministra degli Esteri libica, Najla el-Mangoush, ha incontrato, a Lussemburgo, l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, con cui sono stati presi in esame gli ultimi sviluppi nell’arena libica e i preparativi per l’imminente meeting del 21 ottobre. In tale occasione, l’UE, attraverso Borrell, si è detta pronta a sostenere la Libia sia per garantire il successo dell’iniziativa, volta a favorire stabilità, sia per accompagnare il Paese Nord-africano nel cammino verso le elezioni di dicembre. Anche Borrell ed el-Mangoush hanno poi parlato di immigrazione illegale e, anche in tal caso, è stata ribadita la necessità di incoraggiare sforzi comuni a livello internazionale, affrontandone le cause anche nei Paesi di origine. Ad ogni modo, la Libia, ha affermato la ministra, rappresenta un Paese di transito, il che la rende vittima del fenomeno.

Tenere elezioni presidenziali e legislative e allontanare forze, mercenari e combattenti stranieri rappresentano due dei pilastri per garantire il successo del cammino di transizione democratica intrapreso dalla Libia a seguito del cessate il fuoco, siglato, a Ginevra, il 23 ottobre 2020. Quest’ultimo ha rappresentato il primo passo di un percorso volto a porre fine alla perdurante crisi e guerra civile, il cui inizio si fa risalire al 15 febbraio 2011. Come evidenziato in precedenza da Jan Kubis, il mancato svolgimento delle elezioni potrebbe vanificare gli sforzi profusi sinora, con il rischio di nuove tensioni e conflitti e una successiva perdurante instabilità. Tuttavia, il processo elettorale, al momento, sembra ancora vacillare, anche a causa delle divergenze sorte tra la Camera dei Rappresentanti con sede a Tobruk, l’Alto Consiglio di Stato, l’organismo legislativo e consultivo legato al precedente esecutivo tripolino, e il governo di unità nazionale, con carattere temporaneo, guidato da Dabaiba.

Tra gli ultimi episodi vi è poi la nuova sospensione di Mustafa Sanalla, già estromesso, una prima volta, il 24 agosto. In tale data, il ministro del Petrolio libico, Mohamed Aoun, aveva nominato a capo di NOC, in via temporanea, Jadallah al-Awkali, membro del Consiglio di amministrazione per la Cirenaica, chiedendo successivamente un’indagine “amministrativa”. Sanalla, allora, si era rifiutato di lasciare l’incarico, e, di conseguenza, al-Awkali non ha mai esercitato le sue funzioni. La questione sembrava essersi apparentemente risolta quando, il 5 settembre, Dabaiba ha stabilito di mantenere Sanalla a capo della compagnia petrolifera statale.

Tuttavia, secondo notizie diffuse il 18 ottobre, il Ministero del Petrolio ha nuovamente deciso di sospendere Sanalla, accusandolo di diverse violazioni, e chiedendo la seconda indagine amministrativa in meno di due mesi. Tra le violazioni elencate vi è il mancato rispetto delle procedure e dei controlli per ottenere l’autorizzazione preventiva del ministro del Petrolio e del Gas per realizzare qualsiasi missione di lavoro ufficiale, la mancata rendicontazione delle operazioni della compagnia, il mancato rispetto della gerarchia nella corrispondenza amministrativa con il ministero, il rifiuto di trasferire al dicastero del Petrolio e del gas la subordinazione dei dipartimenti e l’assegnazione a un membro del Consiglio di amministrazione di NOC dei doveri del presidente della società, in violazione dell’operato della National Oil Corporation.

L’inizio del contenzioso risale, in realtà, al 14 agosto, quando il ministro Aoun ha inviato una lettera al primo ministro Dabaiba, proponendo la formazione di un nuovo consiglio di amministrazione per NOC, composto da sei membri con a capo da Taher Ramadan Hamad al-Qatani e dai membri del sottosegretario del Ministero del Petrolio e del Gas, Ahmed al-Gilani al-Ghazal e Doukali, Ramadan Zuraqi e Muhammad Ali Abdullah Dango. Sanalla, da parte sua, ha inviato una lettera al presidente del Consiglio, in cui affermava: “L’istituzione deve stare lontana dal conflitto politico ed essere un esempio di professionalità, disciplina, efficienza, trasparenza e integrità”.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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