Iraq: arrestata la mente della strage di Karrada del 2016

Pubblicato il 19 ottobre 2021 alle 16:35 in Iraq Medio Oriente

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Il primo ministro iracheno uscente, Mustafa al-Kadhimi, ha annunciato l’arresto di Ghazwan al-Zawbaee, militante dello Stato Islamico, ritenuto essere tra le menti dell’attentato che, il 4 luglio 2016, provocò la morte di circa 320 persone e quasi 250 feriti a Baghdad.

L’annuncio è giunto il 18 ottobre, a oltre cinque anni dall’attacco perpetrato in un centro commerciale della capitale, definito affollato, nel distretto di Karrada. In particolare, un camion colmo di esplosivi venne fatto saltare in aria contro la folla, intenta a fare acquisti alla fine della giornata di un periodo considerato sacro per la comunità musulmana, il mese di Ramadan. L’esplosione del 4 luglio 2016 è stata definita la più violenta mai verificatasi nella capitale irachena dalla caduta di Saddam Hussein, avvenuta nel 2003.

Circa l’operazione “dell’intelligence” che ha portato all’arresto di al-Zawabee, altresì noto come Abu Obeida Baghdad, il premier ha affermato che questa è avvenuta al di fuori dei confini iracheni. “Consegnare alla giustizia i complici dello spargimento di sangue tra il nostro popolo è un dovere nazionale”, ha aggiunto al-Kadhimi, il quale, però, non ha fornito dettagli circa il luogo dell’arresto. Sono stati funzionari dei servizi di intelligence a chiarire che l’operazione è stata condotta dalle forze irachene in collaborazione con uno Stato straniero e che il militante jihadista era in Iraq da tre giorni, presumibilmente dal 15 ottobre.

Da parte sua, il maggiore generale Yahya Rasoul, portavoce del comandante in capo delle forze armate, ha dichiarato che il “terrorista” arrestato ha effettuato “molte operazioni criminali contro il popolo iracheno e le forze di sicurezza”. Oltre alla strage di Karrada, al-Zawbaee è ritenuto essere il responsabile anche di altri attacchi, perpetrati a Baghdad e in altre regioni irachene tra il 2016 e il 2017. Tra questi, è stato menzionato lo scoppio di due autobombe, sempre a Karrada, il 30 maggio 2017, una delle quali contro un gruppo di pellegrini sciiti intenti ad attraversare un ponte nell’area di Shawaka. In tal caso, furono 26 le vittime rimaste uccise.

Secondo quanto riporta al-Arabiya, al-Zawbaee, classe 1992, giurò fedeltà all’ISIS nel maggio 2007, presso la provincia di Baghdad, e iniziò a lavorare come soldato per l’organizzazione terroristica presso un distaccamento militare da cui venivano perpetrati attacchi contro obiettivi statunitensi. Venne successivamente arrestato e rinchiuso in un carcere minorile, situato nei pressi dell’aeroporto internazionale di Baghdad, da dove venne rilasciato nel 2008. Il terrorista fece ritorno nella wilaya di Baghdad nel 2010, dove continuò a essere responsabile di omicidi, furti ed esplosioni per conto dell’ISIS, prima di essere nuovamente arrestato nel 2011. Nel 2013, al-Zawbaee, riuscito a fuggire dalla prigione di Abu Ghraib, si unì ai militanti nella provincia di al-Anbar, dove ricevette una formazione militare, prima di essere trasferito sui monti Hamrin e operare prevalentemente nelle regioni di Kirkuk e Ninive. Nel giugno 2014, Abu Obeida prese parte a una missione a Mosul, per poi essere trasferito, nel 2016, nella capitale.

L’annuncio del 18 ottobre è stato dato a pochi giorni di distanza da un altro risultato simile, l’arresto del vice di Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dello Stato Islamico ucciso, nel 2019, a seguito di un’operazione coordinata dalle forze statunitensi. L’uomo in questione è Sami Jasim al-Jaburi, il “supervisore finanziario” responsabile della gestione dei fondi dell’ISIS, su cui Washington ha precedentemente messo una taglia da 5 milioni di dollari. L’annuncio dell’arresto è stato dato, l’11 ottobre, dal primo ministro di Baghdad sul proprio account Twitter, il quale, anche in tal caso, ha precisato che al-Jaburi è stato arrestato al di fuori dei confini dell’Iraq, nel corso di una delle operazioni più complesse effettuate dai servizi di intelligence iracheni. Come evidenziato dal premier, questa è stata condotta in un momento in cui l’attenzione delle forze di sicurezza del Paese era volta a salvaguardare le elezioni legislative, svoltesi il 10 ottobre. 

Risale al primo novembre 2019 l’annuncio dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante in cui è stata confermata la morte del precedente leader dell’organizzazione, Abu Bakr al-Baghdadi, ucciso a seguito di un’operazione nel Nord della Siria coordinata dalle forze statunitensi, il 27 ottobre. Come riferito dall’ISIS stesso, a succedere ad al-Baghdadi vi era stato Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi. Al-Jazeera ha specificato che di solito lo Stato Islamico usa pseudonimi per i suoi leader e membri per proteggerli da procedimenti giudiziari e arresti, e, pertanto, al-Qirdash corrisponderebbe ad al-Qurayshi. 

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq, invece, viene fatta risalire al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq.

Ad oggi, però, il Paese non può dirsi al riparo dalla minaccia terroristica. Come dichiarato dal premier al-Kadhimi il 26 gennaio scorso, il terrorismo è ritornato a minacciare l’Iraq, probabilmente con l’obiettivo di minare il percorso verso la democrazia. Diyala, Salah al-Din e Kirkuk sono le tre regioni incluse nel cosiddetto “Triangolo della morte”, dove cellule dello Stato Islamico risultano essere ancora particolarmente attive. Nel solo mese di settembre, sono stati 16 gli attentati registrati in tale area, tra cui esplosioni, agguati e attacchi armati. In totale, sono state registrate 45 vittime, tra morti e feriti.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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