Etiopia: il governo conferma l’offensiva aerea su Mekelle

Pubblicato il 19 ottobre 2021 alle 9:27 in Africa Etiopia

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Il governo dell’Etiopia ha ammesso di aver condotto un’offensiva nella regione del Tigray, specificando che l’aeronautica etiope avrebbe effettuato un attacco aereo, lunedì 18 ottobre, su Mekelle, capitale dello Stato regionale, prendendo di mira obiettivi ribelli. Lo ha riferito l’agenzia di stampa statale etiope, negando i rapporti in cui Addis Abeba respingeva la notizia dei raid governativi. Gli attacchi aerei militari hanno colpito vari punti della città di Mekelle e ucciso almeno 3 persone, secondo quanto riferito ai media da alcuni testimoni.

L’agenzia di stampa statale etiope ha sottolineato che i raid avrebbero colpito i mezzi e le apparecchiature di comunicazione utilizzate dal Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) e ha aggiunto che “le misure per prevenire le vittime civili durante gli attacchi aerei sono state adottate con successo”. Tuttavia, un portavoce delle autorità del Tigray che vive a Mekelle, Kindeya Gebrehiwot, ha dichiarato all’Associated Press che un mercato sarebbe stato bombardato nel corso di una mattinata affollata e che molte persone sarebbero rimaste ferite. Un altro residente, parlando in condizione di anonimato, ha affermato che il primo attacco aereo delle forze governative sarebbe avvenuto appena fuori città e che tre bambini della stessa famiglia sarebbero stati uccisi. La fonte ha aggiunto che almeno 7 persone sono rimaste ferite nel secondo attacco, nel quale una struttura alberghiera sarebbe stata gravemente danneggiata.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto “profondamente preoccupato” per l’escalation del conflitto. Ha chiesto a tutte le parti di evitare di prendere di mira i civili e ha esortato a interrompere immediatamente i combattimenti, secondo quanto reso noto dal suo portavoce, Stephane Dujarric. Anche il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Ned Price, ha lanciato una richiesta simile. “Esortiamo tutte le parti a porre immediatamente fine alle ostilità e chiediamo al governo etiope e al TPLF di avviare negoziati senza precondizioni verso un cessate il fuoco sostenibile”.

Tigrai TV, un’emittente televisiva controllata dal Fronte tigrino, è stata la prima a dichiarare che l’attacco sulla città di Mekelle era stato condotto da “Abiy Ahmed”, il primo ministro del governo etiope da poco confermato al potere per un altro mandato quinquennale. Un portavoce dell’esecutivo aveva inizialmente negato che gli aerei di Addis Abeba avessero lanciato attacchi sul capoluogo regionale. “Non c’è alcun motivo, o nessun piano, per colpire i civili a Mekelle. La città fa parte dell’Etiopia ed è casa dei nostri stessi cittadini. É una bugia assoluta”, aveva riferito all’agenzia di stampa Agence France Presse Legesse Tulu, capo del servizio di comunicazione del governo, aggiungendo: “È una bugia totale e assoluta della giunta del TPLF, che serve solo a fuorviare la comunità internazionale e a creare pressione sullo Stato etiope”. Il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray, dal canto suo, sostiene che i raid siano stati progettati per infliggere danni e vittime civili. “Lunedì è giorno di mercato a Mekelle e l’intenzione è stata fin troppo palpabile”, aveva scritto su Twitter, poco dopo la notizia del bombardamento, il portavoce del TPLF, Getachew Reda. L’ultima volta che l’esercito etiope aveva effettuato un attacco aereo vicino alla capitale regionale del Tigray era stato a giugno, quando un mercato a Togoga, appena fuori dalla città, era stato colpito e almeno 64 civili erano rimasti uccisi. I soldati per ore avevano impedito alle squadre mediche di soccorrere le vittime.

Un analista dell’International Crisis Group, William Davison, ha osservato che la pressione dell’Unione africana è fondamentale per portare le fazioni rivali al tavolo dei negoziati e cercare di porre fine al conflitto. Davison ha notato che il nuovo inviato dell’UA, Olusegun Obasanjo, ex presidente della Nigeria, sta conducendo un’indagine sui crimini di guerra commessi durante i combattimenti e potrebbe rappresentare una figura chiave negli sforzi di mediazione. “Quello che abbiamo è un gigantesco problema politico che sta guidando questo conflitto. Penso che tutti stiano aspettando che l’inviato dell’Unione Africana faccia davvero qualcosa per risolvere i dissidi tra le parti, le quali, a meno che non cambino rotta subito, porteranno il Paese sulla strada di un maggiore deterioramento”, ha detto Davison al quotidiano Al Jazeera.

La guerra ha ucciso migliaia di persone e costretto più di due milioni di cittadini a fuggire dalle proprie case. Ci sono state innumerevoli segnalazioni di massacri e atrocità da entrambe le parti, inclusi stupri ed esecuzioni extragiudiziali, e centinaia di migliaia di persone stanno soffrendo la carestia. Le forze del Tigray hanno affermato di voler continuare a fare pressione sul governo etiope per fare in modo che questo revochi un blocco sugli aiuti imposto alla regione da giugno. Testimoni nella vicina regione di Amhara, alleata del governo, hanno accusato i combattenti del Tigray di omicidi porta a porta e di altre atrocità. Stesse accuse hanno rivolto i tigrini alle forze etiopi e ai suoi partner, incluse le truppe eritree, fin dall’inizio della guerra. Il governo etiope, infine, ha attribuito al TPLF la colpa del blocco alimentare, dichiarando che il gruppo ostacola le forniture di aiuti umanitari nella regione.

Circa una settimana fa, l’11 ottobre, l’esercito nazionale etiope ha lanciato un’offensiva cosiddetta “finale” contro le forze della regione settentrionale del Tigray, sferrando attacchi su vari fronti, dallo Stato regionale di Amhara a quello di Afar. Il mese scorso, l’ufficio del primo ministro Abiy aveva affermato che il TPLF “stava soffrendo grandi perdite” ed era stato “allontanato” da Afar. Al contrario, il gruppo aveva riferito di essersi ritirato dalla regione per concentrarsi su altre aree.

“La lotta è in corso ed il numero delle vittime è impressionante”, aveva detto Reda ai media poco dopo la notizia del lancio dell’offensiva governativa, aggiungendo di non poter fornire dettagli sul numero dei morti o dei feriti. Nell’Amhara si starebbe combattendo in particolare vicino alla città di Weldiya e nelle aree di Haro e Chifra, vicino al confine regionale con il Tigray. I media internazionali hanno segnalato l’interruzione di numerose connessioni telefoniche e la difficoltà di verificare le informazioni sullo sviluppo del conflitto.

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista di Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. I ribelli non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione riconquistando la capitale regionale. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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