Afghanistan: gli USA non parteciperanno ai Colloqui di Mosca

Pubblicato il 19 ottobre 2021 alle 18:11 in Afghanistan Russia USA e Canada

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Il Dipartimento di Stato degli USA ha annunciato, lunedì 18 ottobre, che gli Stati Uniti non prenderanno parte ai colloqui internazionali sull’Afghanistan, organizzati dalla Russia e previsti per il 20 ottobre a Mosca.

Le motivazioni che Washington ha presentato riguardo la propria assenza fanno riferimento a “questioni logistiche”, che impediscono alla Casa Bianca di volare nella capitale russa. “Non parteciperemo ai colloqui di Mosca. La Troika-plus è stato un forum efficace e costruttivo. Non vediamo l’ora di impegnarci in tale formato in futuro, ma non siamo in grado di prendervi parte questa settimana”, ha affermato il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, citato da Reuters. In tale quadro, è importante sottolineare che il format Troika Plus, nel quale rientrano Cina, Russia, USA e Pakistan, si riunirà prima dei Colloqui sull’Afghanistan, che saranno incentrati sulla situazione militare e politica nel Paese, nonché sulla formazione di un governo inclusivo e su come prevenire una grave crisi umanitaria. Inoltre, ai Colloqui è stata anche invitata una delegazione dei talebani, sebbene il presidente russo, Vladimir Putin, abbia più volte ribadito di non volersi “affrettare” nel riconoscere il nuovo esecutivo.

Nel dettaglio, l’agenzia di stampa Tolo News ha reso noto che il secondo vicepremier dei talebani, Abdul Salam Hanafi, sarà a capo della delegazione che si recherà a Mosca, mercoledì 20 ottobre, per discutere nel “Formato di Mosca”, anche noto come Colloqui di Mosca. Si tratta di un organismo istituito nel 2017 al fine di favorire le consultazioni su questioni legate all’Afghanistan. Ad annunciare la partecipazione dei rappresentanti del neoproclamato Emirato Islamico è stato un portavoce del nuovo governo, Inamullah Samangani, il quale ha altresì sottolineato che la delegazione terrà “colloqui con i rappresentanti di diversi Paesi su varie questioni relative all’Afghanistan “. Secondo l’ex diplomatico afghano, Aziz Miraj, citato dalla suddetta testata, il fatto che Mosca abbia esteso l’invito ai talebani “avrà un’influenza molto significativa sulla situazione a livello internazionale e potrebbe anche portare l’Afghanistan fuori dall’attuale situazione di isolamento, visto che la Russia è un Paese potente e uno degli avversari della NATO e dell’Occidente”.

L’ultima volta che Mosca ha ospitato la conferenza internazionale sulla pace afghana è stato il 18 marzo scorso. In tale occasione, i rappresentanti di Russia, Cina, Stati Uniti e Pakistan avevano rilasciato una dichiarazione congiunta in cui affermavano che non avrebbero sostenuto il ritorno di un “Emirato Islamico” in Afghanistan, facendo riferimento alla Risoluzione 2513 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 2020.

Al momento, la Russia è preoccupata per l’attuale situazione in Afghanistan, poiché teme che l’instabilità dell’area possa rappresentare una minaccia alla sicurezza regionale dell’Asia Centrale. Anche in precedenza, giovedì 14 ottobre, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, si era detta preoccupata per l’attività dell’ISIS in Afghanistan. È per tali ragioni, aveva spiegato la testata russa Izvestija, che Mosca, durante il G20 del 12 ottobre, aveva esortato gli attori internazionali ad unire gli sforzi per prevenire che la crisi nel Paese possa portare a “conseguenze indesiderabili per l’intera regione e, in generale, per il contesto internazionale”.

A proposito del rapporto tra la Russia e i talebani, è importante ricordare che, il 13 febbraio 2003, Mosca aveva designato i talebani come organizzazione terroristica. Tuttavia, negli ultimi anni, il Paese ha ospitato i rappresentanti del gruppo nella capitale russa, dove il vertice più recente risale all’8 e al 9 luglio di quest’anno. I negoziati sono sempre avvenuti alla presenza di alti funzionari, come il ministro degli Affari Esteri russo, Sergey Lavrov, l’inviato speciale russo per l’Afghanistan, Zamir  Kabulov, nonché l’ambasciatore russo a Kabul, Dmitry Zhirnov. Altrettanto rilevante è sottolineare che sia Kabulov sia Zhirnov, dall’insediamento dei talebani del 15 agosto scorso, hanno speso parole positive nei confronti del gruppo, anche a discapito del precedente governo di Ashraf Ghani.  In particolare, l’ambasciatore russo a Kabul ha definito “costruttivi” e “positivi” i colloqui bilaterali con i Talebani del 17 agosto. Nonostante ciò, Lavrov aveva annunciato, lo stesso 17 agosto, che la Russia non si sarebbe affrettata nel riconoscere a livello internazionale il nuovo governo talebano, e Zhirnov aveva sottolineato che tutto sarebbe dipeso dalla linea politica che i miliziani avrebbero deciso di adottare. Il ministro degli Esteri di Mosca aveva altresì esortato l’Emirato Islamico ad avviare “un dialogo nazionale inclusivo, formato da tutte le forze politiche” in azione.

Pertanto, sebbene gli ultimi sviluppi forniscano indizi sul ruolo che il Cremlino intende ricoprire nell’intreccio geopolitico Centro-Asiatico, Mosca rimane comunque diffidente nei confronti dell’estremismo islamista, dove il maggiore timore è che tali ideologie si diffondano nuovamente nei Paesi vicini. In aggiunta, nonostante i Talebani abbiano dichiarato “finita” la guerra civile, il rischio che l’Afghanistan diventi nuovamente teatro di conflitti intestini è alto.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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