Yemen, Ma’rib: l’escalation continua

Pubblicato il 18 ottobre 2021 alle 8:05 in Medio Oriente Yemen

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L’esercito yemenita filogovernativo ha riferito di aver continuato a contrastare le milizie Houthi nel Sud di Ma’rib, governatorato situato a circa 120 chilometri a Est di Sanaa, in violente battaglie condotte nella notte tra il 17 e il 18 ottobre. L’Onu, dal canto suo, ha ribadito la necessità di un “processo politico inclusivo” per porre fine alle perduranti violenze.

La dichiarazione dell’esercito è giunta dopo che, il 17 ottobre, la coalizione a guida saudita ad esso affiliata aveva riferito dell’uccisione di 160 ribelli nella medesima regione, oggetto di un’offensiva dal mese di febbraio scorso, ma particolarmente intensificatasi nelle ultime settimane. Ora, l’ufficio stampa delle forze yemenite ha parlato di “battaglie notturne” che hanno interessato soprattutto i fronti di al-Juba e Mala’a, dove sono state prese di mira postazioni occupate dai ribelli, provocando danni materiali e in termini di vite umane, di cui, però, non sono stati forniti particolari dettagli. Anche gli aerei della coalizione a guida saudita sono nuovamente intervenuti, colpendo altresì la zona di “Aqaba”.

Nel frattempo, di fronte all’intensificarsi degli scontri, le organizzazioni umanitarie sono state esortate a fornire assistenza agli sfollati locali.  L’unità esecutiva che si occupa della gestione dei campi profughi ha messo in luce soprattutto la situazione ad al-Abadiya, distretto di Ma’rib dove, dal 21 settembre, gli Houthi hanno imposto un duro assedio che ha lasciato “migliaia di persone in una situazione miserabile”, secondo quanto riportato anche dall’inviato dell’Onu, Hans Grundberg. Qui, i civili sono stati invitati a recarsi verso aree più sicure, mentre gli Houthi sono stati accusati di aver commesso crimini contro l’umanità, violando le norme internazionali ed umanitarie. Il direttore dell’Unità esecutiva per l’amministrazione dei campi profughi a Marib, Saif Muthanna, ha affermato che l’escalation militare ha provocato lo sfollamento di 3.000 famiglie dai distretti meridionali nell’ultimo mese, mentre centinaia di famiglie sono tuttora bloccate ad al-Abadiya.

In tale quadro, l’inviato Grundberg, il 17 ottobre, nel corso di una conversazione telefonica con il ministro degli Esteri yemenita, Ahmed bin Mubarak, ha sottolineato l’importanza di intraprendere un processo politico globale volto a porre fine alla guerra e alle sofferenze umane e a ripristinare sicurezza e stabilità in Yemen e nella regione. Dal canto suo, bin Mubarak ha riferito che gli Houthi starebbero agendo per vendetta e ha invitato le Nazioni Unite e la comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità e ad intervenire con urgenza per porre fine a tali crimini e salvare la vita dei civili. 

I ribelli sciiti, oltre a condurre bombardamenti “indiscriminati”, per mezzo di missili balistici, droni carichi di esplosivo e artiglieria pesante, contro aree residenziali, sono stati accusati di aver impedito l’ingresso di beni di prima necessità, medicinali inclusi, e ostacolato l’evacuazione di feriti nel distretto di al-Abadiya. Secondo la “Rete yemenita per i diritti e le libertà”, dal 23 settembre al 13 ottobre, sono stati perpetrati 2.451 tra crimini, violazioni e operazioni che hanno provocato danni a livello sia materiale sia in termini di vite umane. A detta dell’organizzazione umanitaria non governativa, sono circa 35.000 le persone poste sotto assedio, mentre 9 civili risultano essere stati uccisi e altri 123 feriti, tra cui donne e bambini. Al contempo, 400 abitazioni sono state distrutte o danneggiate, accanto a 182 fattorie, 6 pompe idriche e più di 320 veicoli e ambulanze. A causa dell’assedio, poi, i beni di prima necessità, medicinali e cibo in primis, risultano essere sempre più carenti. Secondo la Rete yemenita, al-Abadiya è teatro di crimini di guerra e genocidio e, pertanto, tutte le organizzazioni, locali, regionali e internazionali, oltre ad attivisti e professionisti dei media sono stati invitati a esercitare pressione per porre fine a una situazione simile, accanto alla comunità internazionale.

L’assedio ad al-Abadiya si colloca nel più ampio quadro dell’offensiva a Ma’rib, lanciata dai ribelli Houthi nel mese di febbraio scorso. Ad oggi, gli scontri via terra e gli attacchi aerei continuano su più assi, prevalentemente a Sud e ad Ovest, mentre, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, 55.000 civili sono stati costretti a sfollare, nel periodo che va dal primo gennaio al 3 settembre 2021. Circa gli ultimi sviluppi sul campo, il 17 ottobre, il portavoce degli Houthi, Yahya Sarea, ha riferito che i propri combattenti hanno preso il controllo di 5 distretti tra i governatorati di Ma’rib e Shabwa, tra cui Abadiya e Harib. Tuttavia, nella medesima giornata, il portavoce dell’esercito yemenita, il brigadiere Abdo Majali, ha dichiarato che l’avanzata dei ribelli nei fronti di Ma’rib è stata respinta e che le battaglie continuano. Tale botta e risposta è giunto dopo che fonti locali hanno dichiarato che gli Houthi sono riusciti a prendere il controllo di al-Abadiya, avviando altresì una campagna di arresti, nel mezzo di una massiccia ondata di sfollamenti. 

Il distretto di al-Abadiya gode di una posizione geografica strategica, in quanto rappresenta una delle porte del governatorato di Ma’rib e un punto di collegamento con i governatorati di al-Bayda’ e Shabwa, da Ovest e da Sud. Le stesse forze governative hanno impiegato tale distretto per tagliare le linee di rifornimento degli Houthi verso Shabwa. Una volta conquistato al-Abadiya, il gruppo sciita potrebbe occupare al-Juba, giungendo, in tal modo, a circa 30 chilometro da Ma’rib, capoluogo dell’omonima regione. 

L’obiettivo del gruppo sciita è conquistare una regione ricca di risorse petrolifere, Ma’rib, altresì sede del Ministero della Difesa yemenita, la quale riveste una rilevanza strategica, in quanto costituisce una porta d’accesso verso Sana’a, che consentirebbe ai ribelli di consolidare in parte i progetti auspicati nel Nord dello Yemen. Alla luce di ciò, il governatorato è considerato dal gruppo sciita una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace, e alcuni credono che Ma’rib continuerà a svolgere un ruolo decisivo nel determinare le sorti del conflitto. Fino ad ora, non sono stati registrati risultati significativi, ma il gruppo sciita continua a mostrare determinazione anche di fronte alle perdite provocate dall’esercito yemenita. Quest’ultimo è coadiuvato sia da gruppi di resistenza locali sia dalle forze aeree della coalizione a guida saudita, le quali lanciano raid contro le postazioni e i nascondigli degli Houthi.

Di fronte a tale scenario, il conflitto civile in Yemen, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014, non può dirsi concluso. Ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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