Siria: Israele accusato dell’uccisione di un ex deputato filoiraniano

Pubblicato il 18 ottobre 2021 alle 13:00 in Israele Siria

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Il governo di Damasco ha accusato Israele dell’uccisione di un ex deputato, Medhat al-Saleh, detenuto per circa 12 anni in una prigione israeliana. Se la responsabilità di Tel Aviv fosse confermata, l’episodio potrebbe dare inizio a una nuova fase delle operazioni di Israele in Siria, dirette soprattutto contro l’Iran.

L’episodio ha avuto luogo il 16 ottobre. Media siriani filogovernativi, tra cui l’agenzia di stampa SANA, hanno riferito che Saleh è stato preso di mira, con colpi di arma da fuoco, dal “nemico israeliano”, mentre ritornava a casa ad Ain al-Tineh, un villaggio situato nei pressi delle Alture del Golan, dove lavorava in un ufficio del governo. Non è chiaro se il colpo sia provenuto da un velivolo o da una postazione di terra. Ad ogni modo, nella medesima giornata del 16 ottobre è stata monitorata la presenza di droni ed elicotteri nell’area colpita, Majdal Shams. Per il regime di Damasco, legato al presidente siriano, Bashar al-Assad, si è trattato di un “vile atto criminale”, oltre che di un atto di “aggressione e terrorismo”, che porterà la popolazione siriana a contrastare con maggiore forza la presenza di Israele nelle Alture del Golan.

Fonti israeliane hanno riportato che al-Saleh, membro della minoranza religiosa dei Drusi, prima di essere impiegato dal governo damasceno, ha trascorso 12 anni in una prigione israeliana, dopo essere stato accusato di aver impiegato mine ed esplosivi per colpire civili e soldati israeliani e di aver collaborato con Teheran per attaccare Israele. Rilasciato nel 1997, si è rifugiato in Siria, dove è stato prima deputato per il Golan in Parlamento, fino al 2005, e successivamente consigliere di Assad. Hussam Edin Aala, rappresentante delle Nazioni Unite per la Siria, ha definito l’ex deputato “un uomo che ha dedicato la sua vita a difendere i diritti del suo popolo nel Golan siriano occupato”.

Un alto funzionario della difesa israeliana ha poi affermato che Saleh stava collaborando con le forze iraniane del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica per costruire un’infrastruttura militare lungo il confine, da impiegare per un eventuale attacco contro Israele. Inoltre, Israele considerava Saleh un’importante risorsa dell’intelligence sulle Alture del Golan e chiunque lo incontrasse veniva interrogato per contatto con un sospettato agente straniero. Da parte sua, Samih Ayoub, residente nella parte del Golan occupata da Israele, ha affermato che Saleh non aveva “nessun legame” con l’Iran o con altre milizie. “Era un semplice uomo tranquillo che lavorava in un ufficio. Lo hanno ucciso vicino a casa sua”, ha affermato Ayoub.

Fino ad ora, l’esercito israeliano non ha ancora rilasciato commenti sull’accaduto del 16 ottobre, ma laddove Israele dovesse confermarsi il responsabile, si tratterebbe della prima uccisione di un obiettivo siriano legato a Teheran da parte di cecchini di Israele. A tal proposito, alcuni analisti ritengono che Tel Aviv abbia voluto inviare un messaggio all’Iran, mettendolo in guardia e dando inizio a una nuova fase della lotta contro il “trinceramento” iraniano nei territori siriani.

In realtà, dal 2011 Israele è considerato l’autore di attacchi aerei in Siria, volti a prendere di mira i suoi principali nemici nella regione mediorientale, Iran ed Hezbollah in primis, considerati una minaccia per la propria sicurezza. Negli ultimi mesi, le operazioni attribuite a Israele hanno mirato a colpire soprattutto le milizie filoiraniane stanziate nella Siria orientale, meridionale e Nord-occidentale, oltre che nei sobborghi intorno a Damasco. Uno degli ultimi episodi si è verificato nella sera del 13 ottobre, quando almeno un soldato siriano e altri 3 combattenti di gruppi filoiraniani sono rimasti vittima di un attacco aereo, presumibilmente condotto da Israele, nei pressi della città di Palmira, situata nel governatorato di Homs, nella Siria centrale.

A detta di Israele, Teheran starebbe provando a intensificare la propria presenza in Siria creando una base permanente, sebbene le operazioni israeliane abbiano contribuito a limitare l’influenza del nemico iraniano. Inoltre, fonti di intelligence regionali hanno dichiarato che i gruppi armati filoiraniani, tra cui le Quds Force, hanno rafforzato la propria presenza nei dintorni di Sayeda Zainab, nel Sud di Damasco, dove si pensa siano state create diverse basi sotterranee. Funzionari militari siriani e dell’intelligence occidentale hanno poi affermato che in cima alla lista dei target di Israele vi sono le infrastrutture che potrebbero consentire all’Iran di produrre missili a guida di precisione sul territorio siriano, erodendo il vantaggio militare regionale di Israele.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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