Il ruolo del Qatar nella crisi in Afghanistan

Pubblicato il 18 ottobre 2021 alle 15:40 in Afghanistan Qatar

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Il 17 ottobre, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, ha discusso di Afghanistan con il vice primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani. Intanto, Doha continua ad affermare il proprio ruolo nella crisi afghana.  

Secondo quanto riferito lo stesso giorno dal Dipartimento di Stato di Washington, Blinken ha nuovamente ringraziato il Qatar per la sua partnership per il mantenimento della sicurezza regionale e per l’assistenza che il Paese mediorientale continua a fornire nell’ambito del transito sicuro di cittadini statunitensi, residenti permanenti e afghani a rischio. Tuttavia, non sono state fornite ulteriori informazioni sui temi trattati durante la conversazione telefonica tra i rappresentanti di Washington e Doha. 

Tuttavia, in relazione all’Afghanistan, il 13 ottobre, il ministro degli Esteri del Qatar ha ribadito che l’isolamento di Kabul e dei talebani “non sarà mai una risposta”, sottolineando che il riconoscimento dell’esecutivo potrebbe rafforzare le voci più moderate al suo interno. Al-Thani ha rilasciato queste dichiarazioni a seguito di una serie di incontri diplomatici sul tema che si sono svolti proprio in Qatar. L’11 e il 12 ottobre, i talebani hanno tenuto colloqui con gli inviati dell’Unione Europea e degli USA a Doha. A tale proposito, l’alto rappresentante per la Politica Estera dell’UE, Josep Borrell, ha affermato che il blocco dei 27 Paesi sta cercando di rafforzare il suo supporto diretto al popolo afghano, “nel tentativo di evitare il “collasso”. “Non possiamo ‘aspettare e vedere’. Dobbiamo agire e agire rapidamente”, ha aggiunto Borrell. Tuttavia, né Washington né Bruxelles hanno manifestato l’intenzione di riconoscere l’esecutivo dei talebani, che ha preso il potere a Kabul a partire dal 15 agosto, alla vigilia del ritiro completo delle truppe della NATO dal Paese. 

Per capire il ruolo del Qatar in questo contesto, è importante ricordare l’importanza di Doha per i talebani. Proprio in questa città, il gruppo aveva aperto un ufficio politico nel 2013 e tale svolta era stata cruciale per una legittimazione sul piano internazionale e per avviare i successivi colloqui. Il 19 giugno del 2013, infatti, l’allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva ufficialmente annunciato l’inizio dei negoziati tra USA e talebani per la pace in Afghanistan. Il dialogo era stato caratterizzato da alti e bassi, ma i negoziati erano stati poi rilanciati dall’ex presidente, Donald Trump, e avevano portato al cosiddetto “accordo di Doha”, sottoscritto il 29 febbraio 2020. Tra le altre cose, l’intesa prevedeva la fine della presenza di soldati stranieri sul territorio e l’avvio di un dialogo intra-afghano per la pace nel Paese. Nonostante ciò, sia durante i colloqui, sia dopo la sottoscrizione dell’accordo, le offensive dei talebani non si sono mai arrestate e sono culminate nella presa di Kabul del 15 agosto, con la deposizione del governo supportato dagli Stati Uniti.

Il nuovo esecutivo talebano, però, non ha potuto accedere ai fondi per lo sviluppo garantiti dalla comunità internazionale al suo predecessore, da cui il Paese è fortemente dipendente per la sopravvivenza. Quindi, il governo attende un riconoscimento ufficiale e lo sblocco di questi finanziamenti, mentre la grave crisi del sistema finanziario ed economico afghano rischia di mettere in ginocchio il Paese. In tale contesto, il Qatar insiste sul fatto che il gruppo al potere in Afghanistan debba essere incentivato a fare le scelte giuste nel prossimo futuro. “Vediamo che è molto importante fornire loro una guida”, ha dichiarato al-Thani. “Questo creerà un incentivo per il progresso”, ha aggiunto. “È necessario impegnarsi con chiunque governi l’Afghanistan perché abbandonare l’Afghanistan sarebbe un grosso errore”, ha affermato il ministro degli Esteri di Doha.

Infine, è importante sottolineare il fatto che il Qatar è un alleato chiave degli Stati Uniti, che ospita un’importante base militare statunitense in Medio Oriente. Inoltre, il Paese è stato un appoggio estremamente importante per le 55.000 persone trasportate in aereo fuori dall’Afghanistan, quasi la metà del numero totale evacuato dalle forze guidate dagli Stati Uniti, dopo la presa del potere da parte dei talebani. In un incontro tenutosi il 6 settembre, il segretario di Stato degli USA aveva voluto sottolineare la gratitudine di Washington verso il Qatar “per tutto ciò che il Paese sta facendo per sostenere lo sforzo delle evacuazioni”. In tale occasione, Blinken aveva anche tenuto colloqui con i diplomatici statunitensi trasferiti nel Paese mediorientale, dopo che Washington aveva spostato la sua ambasciata da Kabul a Doha. Questa situazione conferma il Qatar nel suo ruolo da mediatore, che il Paese pare abbia accettato di buon grado e che sta onorando con una serie di appelli al riconoscimento dell’esecutivo talebano. Per il momento, la comunità internazionale, però, preferisce continuare a prendere tempo. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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