Pechino non ha testato missili ipersonici con capacità nucleari

Pubblicato il 18 ottobre 2021 alle 13:33 in Asia Cina

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La Cina ha smentito la notizia diffusa dal Financial Times in base alla quale avrebbe testato un missile ipersonico con capacità nucleari, affermando che si è trattato di un veicolo spaziale.

Il 18 ottobre, ad un giorno di distanza dalle rivelazioni della testata britannica, il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Zhao Lijian, ha dichiarato che si sarebbe trattato di un test di routine di veicoli spaziali condotto nel mese di luglio 2021. Tale genere di operazione servirebbe a verificare la tecnologia riutilizzabile dei veicoli spaziali, per ridurne i costi e per fornire un modo conveniente ed economico per gli esseri umani di utilizzare lo spazio pacificamente. Zhao ha quindi affermato che molte aziende nel mondo hanno effettuato esperimenti simili e che la Cina collaborerà con altri Paesi per l’uso pacifico dello spazio a beneficio dell’umanità.

Il 17 ottobre, il Financial Times aveva citato cinque fonti in base alle quali la Cina avrebbe lanciato un missile ipersonico in grado di trasportare una testata nucleare ad agosto 2021. La testata aveva poi aggiunto che tali missili possono volare in orbite basse attorno alla terra ed eludere il sistema di difesa missilistico degli Stati Uniti, progettato per missili balistici con traiettorie paraboliche fisse. In base a quanto riferito da Financial Times, tali progressi avrebbero sorpreso le agenzie di intelligence statunitensi.

In risposta al Financial Times, il quotidiano cinese in lingua inglese Global Times, aveva dichiarato che non avesse senso discutere della veridicità di tali affermazioni ma che fosse importante notare che la Cina sta riducendo il divario con gli USA rispetto a tecnologie militari fondamentali grazie al suo continuo sviluppo economico e tecnologico. Il quotidiano aveva poi dichiarato che Pechino non ha bisogno di lanciarsi in una corsa agli armamenti con Washington e, in futuro, la Cina non avrà alcuna volontà di sfidare a livello globale la posizione dominante degli Stati Uniti in ambito militare. Tuttavia, il potenziamento militare della Cina si concentrerà sullo Stretto di Taiwan e sul Mar Cinese Meridionale.

La Cina, gli Stati Uniti e la Russia stanno sviluppando missili ipersonici e anche la Corea del Nord ha dichiarato di aver testato un missile ipersonico di nuova generazione. Tra le armi in costruzione da parte delle prime tre sono previsti veicoli che vengono lanciati nello spazio su un razzo e orbitano attorno alla terra. Tali mezzi sono in grado di volare a cinque volte la velocità del suono, quindi più lentamente di un missile balistico, ma non seguono la stessa traiettoria parabolica fissa bensì sono manovrabili, il che li rende più difficili da tracciare. Prima del 17 ottobre, tra le ultime segnalazioni che avevano fatto nascere timori sulle attività missilistiche cinese vi erano state dichiarazioni di più scienziati statunitensi, in base alle quali, la Cina starebbe costruendo basi per oltre 200 silos missilistici nucleari nella parte orientale della regione dello Xinjiang, nella Mongolia Interna e nella provincia di Gansu, nel Nord-Est della Cina.

Lo Stockholm International Peace Research Institute ha stimato che l’arsenale nucleare cinese sia composto da circa 350 testate, mentre gli Stati Uniti o la Russia ne hanno circa 6.000 ciascuno. Il Pentagono ha poi affermato che la Cina raddoppierà almeno le dimensioni del suo arsenale in 10 anni. Durante l’amministrazione di Donald Trump, Washington ha cercato di coinvolgere la Cina in programmi di controllo sugli armamenti e, in particolare, nel trattato sulla riduzione e limitazione della rispettiva deterrenza di armi nucleari, noto come New Strategic Arms Reduction Treaty (New START), tra Russia e Stati Uniti ma Pechino non ha finora accettato tale iniziativa. Trump aveva minacciato di ritirare Washington dall’intesa se la Cina non si fosse unita ma il nuovo presidente, Joe Biden, ha deciso di rinnovarlo con la Russia affermando, però, di volere che la Cina si unisca a un’intesa di tale genere.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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