Myanmar: i generali liberano più di 5.000 prigionieri

Pubblicato il 18 ottobre 2021 alle 18:57 in Asia Myanmar

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Il capo del governo militare del Myanmar, il generale Ming Aung Hlaing, ha annunciato il rilascio di 5.636 persone che erano state incarcerate per aver protestato contro la presa di potere da parte dell’Esercito il primo febbraio scorso. L’annuncio è arrivato dopo che l’ Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) ha deciso di escludere Min Aung Hlaing dal prossimo vertice del blocco per non aver fatto fede all’impegno di ridurre le violenze.

Secondo la Assistance Association for Political Prisoners (AAPP), al momento, sarebbero 7.300 le persone che sono state incarcerate dai fatti di febbraio. Min Aung Hlaing ha riferito che 5.636 prigionieri saranno liberati per celebrare la festività di Thadingyut alla fine di ottobre, senza fornire dettagli su quando saranno rilasciati. Il generale Min Aung Hlaing non ha fornito dettagli su chi sarebbe stato incluso nell’elenco ma ha specificato che oltre 1.300 persone saranno rilasciate a condizione che firmino accordi per non ripetere quanto fatto prima dell’arresto e, secondo l’opposizione si tratterebbe di una forma di libertà vigilata che implica una costante supervisione. Nel mese di giugno scorso, le autorità militari del Myanmar avevano già rilasciato più di 2.000 manifestanti, compresi giornalisti critici nei confronti del governo militare. Tra le persone ancora in custodia ci sarebbe il giornalista statunitense Danny Fenster, che è stato trattenuto da quando è stato arrestato il 24 maggio scorso. Il gruppo di monitoraggio dell’AAPP ha definito il rilascio una “forma di distrazione” rivolta ai governi stranieri sostenendo che l’intenzione non sarebbe quella di allentare la repressione del dissenso.

Il 15 ottobre, i ministri degli Esteri dell’ASEAN hanno deciso di escludere il generale Min Aung Hlaing dal prossimo summit dell’organizzazione, scegliendo invece di invitare un “rappresentante non politico” per il Myanmar al vertice del 26-28 ottobre. L’ASEAN aveva preso posizione dopo che i militari avevano respinto le richieste dell’inviato speciale del blocco, Erywan Yusof, di incontrare la leader del governo civile deposto il primo febbraio scorso, Aung San Suu Kyi. La giunta ha criticato la decisione, accusando l’ASEAN di violare la sua politica di non ingerenza negli affari interni degli Stati membri.

Il particolare, Ming Ang Hlaing ha incolpato della violenza il fronte di opposizione rappresentato dal Comitato che rappresenta Pyidaungsu Hluttaw (CRPH), un organismo formato dai legislatori della Lega Nazionale per la Democrazia (LND) estromessi dai militari il primo febbraio scorso, e il GUN, formato lo scorso 16 aprile dal CRPH e dai suoi alleati. Il generale ha affermato che l’ASEAN non ha riconosciuto le violenze compiute dall’opposizione.

Il Myanmar versa in una situazione di crisi interna da quando l’Esercito ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dell’8 novembre 2020, che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese, effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

In risposta a tali eventi, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito il governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso. Il 7 settembre scorso, il presidente ad interim del GUN, Duwa Lashi La, ha dichiarato lo stato di emergenza e ha lanciato una “guerra difensiva”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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