Iran: riprendono le esportazioni verso l’Arabia Saudita

Pubblicato il 18 ottobre 2021 alle 15:23 in Arabia Saudita Iran

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L’Iran ha reso noto, il 17 ottobre, che le attività di export verso l’Arabia Saudita sono riprese. La mossa si inserisce nel quadro del più ampio riavvicinamento dei due Paesi, tuttora impegnati in “colloqui esplorativi”.

In particolare, in tale data, il portavoce dell’Amministrazione doganale dell’Iran, Roohollah Latifi, ha dichiarato, in un’intervista con il quotidiano al-Araby al-Jadeed, che il Regno saudita è stato nuovamente incluso nella lista dei Paesi verso cui l’Iran esporta. In realtà, ha specificato Latifi, le attività di export sono riprese già da due mesi, dopo un’interruzione di circa cinque anni. A tal proposito, un funzionario iraniano ha affermato che ad ottobre 2020 le esportazioni dell’Iran verso i territori sauditi avevano raggiunto quota zero. Durante “l’ultimo periodo”, invece, sono stati esportati due carichi di merci iraniane per un valore di 39.000 dollari, secondo quanto riferito dal portavoce, il quale, però, non ha specificato il limite temporale di riferimento. Inoltre, si tratta di un volume ancora limitato e “insufficiente”. Nel 2019, le importazioni dell’Arabia Saudita provenienti dall’Iran consistevano perlopiù di attrezzatura medica e medicinali, per un ammontare complessivo di 104.000 dollari.

Ad ogni modo, per Latifi tale ripresa rappresenta uno sviluppo “positivo”, che va di pari passo con la ripresa dei colloqui tra Riad e Teheran, e che indica come presto i due Paesi potranno collaborare per garantire i bisogni di ciascuna parte, rafforzando le relazioni a livello economico, politico e commerciale. A detta del portavoce, poi, la ripresa del movimento commerciale riflette altresì la volontà delle due parti di rafforzare i loro rapporti ed è il frutto dei contatti ristabiliti nell’ultimo anno con la mediazione dell’Iraq. Tale riavvicinamento, ha affermato Latifi, avrà un impatto positivo per la sicurezza e la pace della regione, oltre che per la crescita economica, considerato che, già prima dell’interruzione delle relazioni, “mercanti sauditi avevano investito in industrie iraniane”, alimentando flussi commerciali tra i mercati dei due Paesi, entrambi considerati “attraenti” l’uno per l’altro.

Nella sua intervista, Latifi ha poi dichiarato che l’Iran sta provando a rafforzare le relazioni economiche e politiche con i Paesi vicini e con l’Asia, nel quadro di una “rotta verso Est”. Circa le relazioni commerciali iraniane, il portavoce ha affermato che nel periodo che va dal 21 marzo al 22 settembre, il volume di scambi commerciali con “15 Paesi vicini” è stato pari a 22 miliardi e 588 milioni di dollari, il 52% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il 2020, il che indica la capacità di Teheran di avere successo nonostante le sanzioni imposte dagli Stati Uniti. A livello di export, le principali destinazioni sono state l’Iraq, la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti (UAE), l’Afghanistan e il Pakistan. I principali Paesi importatori sono stati gli UAE, la Turchia, la Russia, l’Iraq e l’Oman.  

Alle parole di Latifi hanno fatto seguito quelle del portavoce del ministero degli esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, il quale, nella conferenza stampa settimanale di lunedì 18 ottobre, ha parlato di alcuni dossier di politica estera iraniana, tra cui le elezioni legislative in Iraq, i negoziati di Vienna riguardanti l’accordo sul nucleare e, non da ultimo, i colloqui con l’Arabia Saudita. A tal proposito, Khatibzadeh ha confermato che Baghdad ha ospitato quattro round di negoziazioni con Riad, incentrati prevalentemente su questioni bilaterali e regionali, e che, al momento, le discussioni sono ancora in corso. L’atmosfera è stata “seria, di rispetto e amicizia” e si spera che possano giungere a conclusioni concrete. “La nostra mano è tesa ai Paesi vicini, compresa l’Arabia Saudita, ma questo non significa che chiudiamo un occhio sulla guerra in Yemen e sulla violazione dell’accordo sul nucleare”.

Dei quattro round di colloqui tra Riad e Teheran, tra si sono svolti sotto la presidenza dell’ex presidente dell’Iran Hassan Rouhani, mentre l’ultimo si è tenuto, il 21 settembre, con Ebrahim Raisi, il cui mandato ha avuto inizio il 3 agosto scorso. In tale quadro, è del 13 ottobre la notizia relativa alla richiesta da parte iraniana di riaprire i consolati e ristabilire le relazioni diplomatiche, come precondizioni per favorire la fine del conflitto civile in Yemen. Quest’ultimo rappresenta uno dei dossier sul tavolo dei negoziati, oltre che una delle fonti di divergenze. In particolare, il Regno saudita avrebbe chiesto all’Iran di giungere a un accordo di tregua come primo passo per ricucire i rapporti diplomatici. Teheran, da parte sua, avrebbe richiesto dapprima la normalizzazione dei rapporti. Al momento, tali informazioni non sono state confermate.

Riad e Teheran hanno lottato per decenni per l’influenza regionale e si sono spesso poste su lati opposti all’interno di dispute e conflitti regionali, dalla Siria al Libano allo Yemen. Le loro relazioni si sono interrotte all’inizio del 2016, dopo che, il 2 gennaio di quell’anno, manifestanti iraniani hanno dato fuoco all’ambasciata saudita, in risposta all’esecuzione di un importante religioso musulmano sciita, Nimr Baqir al-Nimr, accusato di incitamento al disordine. Nel corso degli ultimi anni, l’Iran ha più volte accusato l’Arabia Saudita di sostenere vari gruppi jihadisti, nel tentativo di suscitare discordia a livello regionale e promuovere una visione conservatrice dell’Islam sunnita. Riad, dall’altro lato, ha più volte criticato le politiche espansionistiche di Teheran e il ruolo di quest’ultima a sostegno delle milizie Houthi in Yemen, responsabili anche di attacchi missilistici contro obiettivi energetici sauditi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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