India: fine settimana di violenze nel Kashmir, muoiono 4 civili

Pubblicato il 18 ottobre 2021 alle 18:05 in Asia India

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La polizia indiana ha riferito che 2 civili sono stati uccisi il 17 ottobre, a Srinagar, nel Kashmir controllato dall’India, in un attacco di cui sono stati incolpati i militanti contrari al controllo di Nuova Delhi sull’area del Fronte di Resistenza (TRF). Il giorno prima, altri 2 civili erano stati uccisi nella stessa città e nel distretto meridionale di Pulwama.

In particolare, le 2 vittime del 17 ottobre erano lavoratori di fede indù provenienti dallo Stato orientale del Bihar, che sono stati uccisi da spari indiscriminati dei presunti militanti nel distretto meridionale di Kulgam. Anche con un terzo lavoratore sarebbe rimasto gravemente ferito e sarebbe stato portato in ospedale.   Le vittime del 16 ottobre, invece, erano anch’esse lavoratori non del luogo che sono stati uccisi con colpi d’arma da fuoco in due attacchi mirati. A Srinagar, i militanti hanno sparato a un venditore ambulante indù dello stato orientale del Bihar. Un’ora dopo, un lavoratore musulmano dello Stato settentrionale dell’Uttar Pradesh è stato colpito da colpi di arma da fuoco e ferito gravemente nel villaggio meridionale di Litter, nel distretto di Pulwama, per poi morire in ospedale.

Al momento, nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dei fatti.

Prima delle ultime uccisioni, lo stesso 16 ottobre, la polizia aveva affermato che le forze governative avevano ucciso 4 sospetti militanti nelle precedenti 24 ore e avevano affermato che tre di loro erano coinvolti negli omicidi della settimana precedente che avevano causato la morte di 3 membri delle comunità minoritarie, il 5 ottobre scorso. In particolare, il 16 ottobre, 2 militanti sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con le forze governative nella zona meridionale di Pampore, mentre altri 2 ribelli sono stati uccisi in due scontri a fuoco separati con le truppe indiane a Srinagar e nel distretto meridionale di Pulwama il 15 ottobre. Lo stesso 15 ottobre, la polizia ha dichiarato che, in totale, 22 persone sono morte negli scontri delle precedenti due settimane nel Kashmir indiano. Le autorità hanno arrestato oltre 1.000 persone in un’ampia repressione in tutta la valle del Kashmir. In totale, dall’inizio del 2021, i civili uccisi nel Kashmir indiano sarebbero stati 32, la maggior parte dei quali era di fede musulmana e viveva nella regione.

La regione ha assistito a un forte aumento della violenza contro i civili indiani che provengono da fuori della contesa regione himalayana. Prima degli ultimi due episodi del 16 e 17 ottobre, il TRF aveva rilasciato una dichiarazione sui social media affermando di aver colpito coloro che lavorano per le autorità indiane. Come specificato da Associated Press, tuttavia, tale dichiarazione del gruppo non può essere verificata in modo indipendente. L’organizzazione è stata costituita nel 2019, dopo che, il 5 agosto di quell’anno, l’India ha revocato lo status di semi-autonoma al Kashmir indiano e ha imposto un blocco di sicurezza e delle comunicazioni per mesi.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Le parti si sono spesso accusate l’un l’altra di aver di aver violato il cessate il fuoco del 2003. Al contempo, dal 1989, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

In tale contesto, il 5 agosto 2019, l’esecutivo indiano guidato dal premier Narendra Modi, a capo del partito nazionalista-induista BJP, aveva suddiviso il territorio del Kashmir sotto la propria giurisdizione in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh. Così facendo erano stati revocati gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Di conseguenza, lo status speciale della regione era stato revocato e la sua costituzione separata era stata annullata. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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