Francia-Bielorussia: tensioni diplomatiche ed espulsione dell’ambasciatore francese

Pubblicato il 18 ottobre 2021 alle 18:11 in Bielorussia Francia

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Domenica 17 ottobre, le autorità della Bielorussia hanno ordinato all’ambasciatore francese a Minsk, Nicolas de Lacoste, di lasciare il Paese con effetto immediato.

A riferire la notizia, la medesima domenica, è stata l’agenzia di stampa francese France Presse, citando fonti ufficiali. Tali informazioni sono poi state confermate da una dichiarazione rilasciata da un portavoce della missione diplomatica francese a Minsk, il quale ha affermato: “L’ambasciatore Nicolas de Lacoste ha lasciato la Bielorussia oggi“. “Ha salutato il personale dell’Ambasciata e ha registrato un videomessaggio per il popolo bielorusso”, ha continuato il portavoce. Da parte sua, Minsk non ha inizialmente reso noto quali fossero le motivazioni dietro l’espulsione di de Lacoste. Tuttavia, la mossa potrebbe essere correlata ai colloqui che il funzionario di Parigi aveva tenuto, mercoledì 13 ottobre, con una serie di rappresentanti di un’Ong antigovernativa recentemente vietata in Bielorussia, Govori Pravdu, espressione che sta a significare “dì la verità”. Nel dettaglio, de Lacoste ha incontrato il leader dell’ente, Andrey Dmitriev, ovvero uno dei candidati presidenziali alle elezioni del 20 agosto, che non sono state riconosciute “valide” a livello internazionale.

Nel corso della giornata, media bielorussi hanno riferito che Minsk aveva altresì richiamato il proprio ambasciatore a Parigi, Igor Fesenko, chiarendo che l’espulsione di de Lacoste era correlata al fatto che l’ambasciatore non aveva ancora incontrato il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per consegnarli una copia delle sue credenziali. La risposta dell’Eliseo non ha tardato ad arrivare. Nel dettaglio, l’Ambasciata francese ha sottolineato che, in realtà, le documentazioni erano state consegnate al ministro degli Esteri bielorusso, Vladimir Makei. Tuttavia, secondo quanto riportato dai media bielorussi, Lukashenko non avrebbe accolto con favore tale mossa, che è stata definita un “affronto” della sua autorità.

Negli ultimi mesi, soprattutto dallo scorso maggio, le relazioni tra Occidente e Bielorussia hanno visto un progressivo deterioramento. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è da ricercare in quanto accaduto il 23 maggio scorso. In tale data, il capo di Stato di Minsk, servendosi del pretesto di una presunta bomba a bordo, aveva ordinato al volo Ryanair Atene-Vilnius di atterrare nella capitale bielorussa. In realtà, lo scopo era l’arresto dell’attivista Roman Protasevich, un personaggio scomodo poiché impegnato in attività volte a denunciare l’illegalità delle azioni del regime, tra cui la violazione dei diritti umani. Co-fondatore di Nexta, uno dei più importanti canali informativi su Telegram, Protasevich aveva anche organizzato numerose proteste antigovernative, principalmente per denunciare i brogli elettorali che avevano portato alla vittoria di Lukashenko alle elezioni del 10 agosto 2020. Tale episodio, definito da Bruxelles “un atto di pirateria”, è stato poi condannato dall’Occidente attraverso numerose sanzioni, le quali sono state imposte da Unione EuropeaStati Uniti, Canada, Gran BretagnaMacedonia del Nord, Montenegro, Albania, Islanda e Norvegia.

Tuttavia, le tensioni tra le forze di opposizione e Lukashenko avevano avuto inizio a partire dall’agosto 2020. In tale mese, la Bielorussia era stata scossa da una forte mobilitazione popolare, scoppiata dopo che Lukashenko, al potere dal 1994, era stato dichiarato il vincitore delle elezioni, guadagnandosi un sesto mandato presidenziale, seppur tra accuse di brogli elettorali, rivolte anche dall’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari Esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. Ciò aveva portato decine di migliaia di manifestanti a scendere in piazza, incontrando, però, la repressione delle forze dell’ordine, oltre ad arresti e torture. Secondo i dati ufficiali di marzo 2021, più di 400 persone sono state condannate con l’accusa di aver preso parte alle proteste, mentre sono stati 30.000 gli arresti. Anche i media sono stati presi di mira. A tal proposito, Reporters Without Borders ha designato la Bielorussia come il luogo più pericoloso d’Europa per i giornalisti.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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