Etiopia: bombardamenti sulla capitale regionale del Tigray

Pubblicato il 18 ottobre 2021 alle 16:08 in Africa Etiopia

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In Etiopia, raid aerei sulla capitale regionale dello Stato del Tigray, Mekelle, hanno colpito, il 18 ottobre, una serie di obiettivi, tra cui il mercato del lunedì, provocando diverse vittime civili. Lo ha riferito, in prima battuta, Tigrai TV, l’emittente televisiva di proprietà delle forze regionali. La notizia è stata poi confermata da fonti locali e umanitarie citate dai media internazionali. Il governo di Addis Abeba, invece, ha smentito l’accaduto. 

Il bombardamento è stato subito condannato dal portavoce del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF), Getachew Reda, il quale, su Twitter, ha commentato: “L’aviazione di Abiy Ahmed ha inviato i suoi bombardieri per attaccare obiettivi civili dentro e fuori Mekelle. Il lunedì è giorno di mercato nella città e l’intenzione è fin troppo palpabile. Il tutto avviene mentre stanno perdendo alla grande in quella che hanno soprannominato l’offensiva finale contro il Tigray. Ovviamente continueranno a prendere di mira i civili in una mossa disperata per vendicarsi del popolo tigrino”.

I raid hanno colpito, oltre al mercato cittadino, anche i dintorni di una fabbrica di cemento, nella periferia della città, e una zona vicino all’Hotel Planet. dove alloggiano i dipendenti di diverse agenzie umanitarie e dove spesso si ritrovano gli alti funzionari del TPLF. Secondo il gruppo ribelle, gli attacchi aerei sarebbero stati progettati dalle forze di Addis Abeba per provocare vittime civili.

Circa una settimana fa, l’11 ottobre, l’esercito nazionale etiope ha lanciato un’offensiva cosiddetta “finale” contro le forze della regione settentrionale del Tigray, sferrando attacchi su vari fronti, dallo Stato regionale di Amhara a quello di Afar. Il mese scorso, l’ufficio del primo ministro, Abiy Ahmed, aveva affermato che il TPLF “stava soffrendo grandi perdite” ed era stato “allontanato” da Afar. Al contrario, il gruppo aveva riferito di essersi ritirato dalla regione per concentrarsi su altre aree.

Secondo il TPLF, l’offensiva era iniziata, per via aerea, pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo governo del premier Ahmed, che, a inizio ottobre, ha giurato per un nuovo mandato di cinque anni. “La lotta è in corso ed il numero delle vittime è impressionante”, ha detto Reda ai media, aggiungendo di non poter fornire dettagli sul numero di morti o feriti. Nell’Amhara si starebbe combattendo in particolare vicino alla città di Weldiya e nelle aree di Haro e Chifra, vicino al confine regionale con il Tigray. I media internazionali hanno segnalato l’interruzione di numerose connessioni telefoniche e la difficoltà di verificare le informazioni sullo sviluppo del conflitto.

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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