USA-Afghanistan: risarcimento per le vittime civili di un attacco con droni

Pubblicato il 17 ottobre 2021 alle 9:03 in Afghanistan USA e Canada

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Il Pentagono ha offerto un risarcimento in denaro, per una cifra non specificata, alle famiglie di 10 civili che sono stati uccisi da un attacco effettuato con droni statunitensi in Afghanistan, il 29 agosto, che avrebbe dovuto colpire i militanti affiliati allo Stato Islamico. 

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha riferito di aver preso un impegno riguardo il supporto dei familiari delle vittime decedute a causa dell’assalto che ha causato erroneamente vittime civili. In collaborazione con il Dipartimento di Stato, le autorità statunitensi si sono impegnate anche a garantire agli interessati un possibile trasferimento negli Stati Uniti. Tale notizia arriva dopo che, il 15 ottobre, Colin Kahl, il sottosegretario alla Difesa degli USA, ha tenuto un incontro virtuale con Steven Kwon, fondatore e presidente di Nutrition & Education International, l’organizzazione umanitaria che impiegava una delle vittime, Zemari Ahmadi. 

Il Pentagono ha ribadito che Ahmadi e gli altri 9 civili uccisi nell’attacco statunitense sono vittime innocenti che non avevano alcuna colpa e alcuna affiliazione allo Stato Islamico. Di conseguenza, questi non rappresentavano una minaccia per le forze armate statunitensi. Già il 17 settembre, il generale Frank McKenzie, capo del Comando Centrale degli Stati Uniti, aveva affermato che era “improbabile” che le persone uccise nell’assalto del 29 agosto fossero associate allo Stato Islamico nella provincia di Khorasan, (IS-K), come originariamente affermato dall’esercito degli USA.

“Avendo esaminato a fondo i risultati dell’indagine e l’analisi di supporto fornita dai partner inter-agenzia, sono ora convinto che fino a 10 civili, inclusi sette bambini, siano stati tragicamente uccisi in quell’attacco”, aveva dichiarato McKenzie. Il generale statunitense aveva quindi offerto “profonde condoglianze” alle famiglie delle vittime, sottolineando che l’attacco era stato compiuto con la “seria convinzione” che avrebbe impedito un imminente nuovo attentato presso l’aeroporto dove le forze armate stavano evacuando i cittadini. “È stato un errore e offro le mie sincere scuse”, aveva aggiunto McKenzie. “Come comandante sul campo, sono pienamente responsabile di questo attacco e di questo tragico esito”, aveva quindi sottolineato.

A proposito delle operazioni statunitensi in Afghanistan, il 28 settembre, il Washington Post ha riferito le parole di Zabihullah Mujahid, un portavoce dei talebani, che aveva intimato agli USA di smettere di sorvolare il suolo afghano con i propri mezzi. “Stiamo assistendo alla violazione da parte degli Stati Uniti dell’accordo di Doha e delle leggi internazionali. Le attività statunitensi sono contrarie a quelle promesse a Doha, in Qatar. Speriamo che rivedano le proprie azioni e mettano fine alle intrusioni nel nostro spazio aereo”, aveva dichiarato. “Chiediamo a tutti i Paesi, in particolare agli USA, di rispettare la sovranità dell’Afghanistan secondo le leggi internazionali. Ci aspettiamo rispetto reciproco da parte di tutti per evitare problematiche”, aveva esortato Mujahid. 

A proposito dell’accordo menzionato, è interessante specificare che i talebani non hanno rispettato nessuna delle condizioni pattuite a Doha, tranne quella di non attaccare le truppe statunitensi prima del ritiro. Tra gli esempi più lampanti c’è il mancato cessamento dei rapporti con al-Qaeda e le continue offensive sul campo, anche contro i grandi centri abitati, tra cui la capitale Kabul. A tale riguardo, il capo dello Stato Maggiore Congiunto degli USA, Mark Milley ha dichiarato: “Anche se i talebani non hanno attaccato le forze statunitensi, che era una delle condizioni, non sono riusciti a onorare pienamente qualsiasi altra clausola dell’accordo di Doha e, cosa forse più importante per la sicurezza degli Stati Uniti, i talebani non hanno mai tagliato i ponti con al-Qaeda”.

In tale contesto, il capo dello Stato Maggiore non ha potuto non constatare le attuali difficoltà dell’intelligence statunitense in Afghanistan. Il piano dell’amministrazione Biden per monitorare e attaccare le minacce terroristiche che emergono dal Paese è difficile da realizzare, secondo Milley. Non solo, la “guerra a distanza” tramite droni e senza una rappresentanza in loco ha già prodotto risultati disastrosi, come un attacco che ha ucciso 10 civili, tra cui alcuni bambini, a Kabul, il 29 agosto. Il ritiro “rende molto più difficile per noi condurre operazioni di intelligence, sorveglianza, ricognizione”, ha dichiarato Milley, comprese le missioni necessarie per localizzare i militanti. “Non è impossibile, ma sarà tutto più difficile”, ha aggiunto.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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