Tunisia: formato il governo, ora è necessario pensare all’economia

Pubblicato il 17 ottobre 2021 alle 7:21 in Africa Tunisia

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La formazione del nuovo esecutivo in Tunisia, guidato da Najla Bouden, primo premier donna del Paese, ha rappresentato un passo rilevante. Ora, però, la squadra governativa è chiamata a volgere lo sguardo alle problematiche economiche e finanziarie. A tal proposito, l’agenzia di rating Moody’s ha declassato il giudizio in valuta estera e locale a lungo termine della Tunisia da B3 a Caa1, mantenendo un outlook negativo.

Stando a quanto riportato dall’agenzia di rating il 14 ottobre, il declassamento deriva da una “governance debole” e da una maggiore incertezza circa la “capacità del governo di porre in essere misure volte a garantire un rinnovato accesso ai finanziamenti”. Come spiegato da Moody’s, laddove il Paese non riuscisse ad assicurarsi i fondi di cui necessita, “un’alta pressione di liquidità” potrebbe portare a una situazione di default. Il rischio, al momento, sembra essere mitigato dalla presenza di riserve in valuta estera, accumulate nel corso degli ultimi anni, il che potrebbe consentire a Tunisi di saldare i prossimi pagamenti del debito estero a breve termine. Tuttavia, Moody’s non esclude una possibile ristrutturazione del debito pubblico, con relative perdite per i creditori del settore privato.

La medesima agenzia ha fatto particolare riferimento alla “crisi costituzionale” scoppiata il 25 luglio, a seguito delle “misure straordinarie” emanate dal presidente tunisino, Kais Saied, il quale ha estromesso il primo ministro allora in carica, Hichem Mechichi, e ha sospeso le attività del Parlamento, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. Tale crisi è stata esacerbata dall’assenza di una Corta costituzionale competente, in grado di dirimere le controversie tra i poteri esecutivo e legislativo. Come spiega Moody’s, la perdurante incertezza sul quadro istituzionale riduce la prospettiva di riforme fiscali ed economiche strutturali, dalle quali dipende il rinnovo dell’accesso a fonti di finanziamento ufficiali e commerciali, a loro volta necessarie a soddisfare le esigenze del governo. Per l’agenzia, la recente formazione di un nuovo governo pone le basi per rinnovati negoziati con istituti di credito ufficiali e bilaterali, ma si pensa sia difficile raggiungere un consenso su riforme di lunga data, tra cui la retribuzione del settore pubblico, la riforma dei sussidi energetici e la riforma delle imprese di proprietà statale. Si tratta di riforme fondamentali “per riequilibrare i conti fiscali della Tunisia e garantire la sostenibilità del debito in futuro in un contesto di crescita modesta”.

Come evidenziato da Moody’s, le condizioni di liquidità interna ed esterna si sono notevolmente inasprite a seguito della crisi costituzionale, portando a incertezze sulla capacità del governo di soddisfare le sue imminenti esigenze di finanziamento. L’agenzia stima un deficit fiscale del 7,7% del PIL per il 2021 e del 5,9% nel 2022, il che implica un fabbisogno di finanziamento lordo di circa il 18% del PIL quest’anno e del 16% per il prossimo. I dati sull’esecuzione del bilancio fino a luglio 2021 mostrano un tasso di esecuzione del 30% per i prestiti esterni, riflesso dell’accesso proibitivo ai mercati finanziari, con un budget di $ 2,3 miliardi, pari al 5,2% del PIL, attraverso questo canale. Il governo potrebbe cercare fonti alternative di finanziamento come prestiti bilaterali e diritti speciali di prelievo, recentemente assegnati dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), per un importo di 740 milioni di dollari. Sul fronte interno, un rinnovato aumento delle esigenze di rifinanziamento delle banche commerciali presso la banca centrale è indice di crescenti vincoli di assorbimento.

Per il 2022, il rinnovo dell’accesso ai prestiti multilaterali e bilaterali molto probabilmente dipenderà dal successo delle negoziazioni di un programma del FMI, dopo che il precedente piano quadriennale è stato annullato nell’aprile 2020. A breve termine, il rating Caa1 è sostenuto dal buffer di riserva di valuta estera di 7,8 miliardi di dollari, che offre un sostegno per le restanti esigenze di finanziamento del governo del 2021 e le esigenze di rifinanziamento esterno del 2022, stimate a circa 1,5 miliardi. Infine, tenendo conto di una crescita economica più debole del previsto, pari al 3,5% quest’anno e poi del 2,5% in seguito, Moody’s prevede che il rapporto debito/PIL aumenterà di quasi il 90% del PIL nel 2021, rispetto all’84,7% del 2020, e si stabilizzerà al di sotto del 95% nei prossimi anni.

Di fronte a tale scenario, il 14 ottobre, un team del Fondo Monetario Internazionale ha intrapreso una visita in Tunisia, della durata di una settimana, per rilanciare i negoziati interrotti mesi fa. Obiettivo di Tunisi è ottenere un nuovo prestito da 4 miliardi di dollari. Secondo alcuni esperti, la ripresa dei colloqui con il FMI potrebbe poi aprire le porte ad altri aiuti bilaterali da parte dei principali donatori. Risale al 2016 l’approvazione da parte del FMI di un prestito da 2,8 miliardi di dollari, mentre nel 2013 l’istituzione internazionale aveva concordato un prestito pari a 1,7 miliardi. Tuttavia, in entrambi i casi il Paese Nord-africano non ha rispettato gli impegni concordati e ha ricevuto circa la metà dell’importo previsto.

Ora, il governo a guida Bouden ha riferito che tra le sue priorità vi è “riequilibrare le finanze pubbliche e procedere con le necessarie riforme economiche”. Tali affermazioni sono giunte dopo che anche il governatore della Banca centrale, Marouane Abassi, ha messo in guardia da un possibile aumento dell’inflazione, dalla riduzione delle riserve della Banca e da un indebolimento della valuta, oltre a dirsi preoccupato per la grave carenza di risorse finanziarie esterne. Secondo le stime della Banca centrale, la Tunisia ha bisogno di raccogliere almeno 3,5 miliardi di dollari quest’anno per saldare i debiti esteri e pagare gli stipendi di centinaia di migliaia di dipendenti del settore pubblico. In tale quadro, è stato evidenziato che i rendimenti obbligazionari della Tunisia sono saliti a quasi il 16%. Tale percentuale è quasi il doppio rispetto a quella dovuta dal Pakistan ed è più elevata rispetto al 9% dell’Ecuador.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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