Cina e Bhutan raggiungono un memorandum per un accordo sui confini

Pubblicato il 17 ottobre 2021 alle 7:34 in Bhutan Cina

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La Cina e il Bhutan  hanno firmato, il 14 ottobre, il “Memorandum d’intesa sull’accelerazione della road map “Tre passi” dei negoziati di confine tra Cina e Bhutan”.  L’intesa servirà ad accelerare i dialoghi sulla demarcazione del confine tra i due Paesi.

Il 14 ottobre 2021, il rappresentante del governo cinese e assistente del ministro degli Esteri, Wu Jianghao, e il rappresentante del governo del Bhutan e ministro degli Esteri bhutanese, Tandi Dorji, hanno firmato il documento durante un collegamento tramite video. Wu Jianghao ha ricordato la tradizionale amicizia tra i due Paesi e ha affermato che il memorandum darà un contributo significativo all’accelerazione dei negoziati di demarcazione del confine tra i due Paesi e alla promozione del processo di instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Cina e Bhutan. Wu ha affermato che la Cina seguirà il pensiero diplomatico del presidente Xi Jinping, incentrato sui concetti di affinità, sincerità e inclusività, e in base al quale è importante trattarsi da pari e coesistere pacificamente.  Tandi Dorji ha affermato che la firma del “Memorandum” è di importanza storica ed è il risultato di anni di sforzi congiunti e di sincera cooperazione tra Cina e Bhutan. Le due parti lavoreranno insieme per attuare il “Memorandum”, far avanzare i negoziati di demarcazione e per rafforzare le relazioni tra i due Paesi.

Il confine del Bhutan con la Cina è lungo oltre 400 km e il Bhutan è l’unico dei Paesi confinanti con cui Pechino non ha relazioni diplomatiche. I colloqui sui confini sono iniziati nel 1984 e da allora i due Stati hanno tenuto più di venti tornate di negoziati.

Il Bhutan è uno Stato himalayano dalla superficie di 38.394 km² che non ha sbocchi sul mare e che confina con India e Cina. Fino al 3 giugno 2020, quest’ultima rivendicava un totale di 764 km² nel territorio bhutanese, di cui 495 nelle valli di Jakurlung e Pasamlung, nell’area centro-settentrionale del Paese, e altri 269 nel Bhutan occidentale. Tuttavia, durante l’ultimo incontro del Global Environment Facility (GEF) del 2 e 3 giugno 2020, Pechino aveva aggiunto alle proprie rivendicazioni territoriali un’ulteriore zona dalla superficie di 650 km², nel distretto orientale di Trashigang, nota come Sakteng Wildlife Sanctuary. Durante l’incontro del GEF, Thimphu aveva chiesto dei finanziamenti per progetti da eseguire in tale sito ma Pechino si è opposta, sostenendo che l’area in questione rientrasse nelle dispute territoriali tra i due Paesi e che fosse argomento in agenda per i negoziati sul confine. Sakteng è un’area adiacente allo Stato indiano di Arunachal Pradesh, nel quale la Cina rivendica circa 90.000 km2 di territorio.

Cina e Bhutan sono stati confinati dall’annessione cinese del Tibet nel 1951 e le rivendicazioni territoriali cinesi in generale si rifanno ad un antico rapporto di vassallaggio bhutanese-tibetano. Quando la dinastia Qing estese il proprio controllo sul Tibet, nel 18esimo secolo, l’allora leader locale aveva primazia sul Bhutan, in quanto suo vassallo, e tale status fu poi ceduto al reggente cinese che lo sostituì. Tuttavia, alla proclamazione della Repubblica Popolare Cinese (RPC) nel 1949, il Tibet dichiarò la sua indipendenza, facendo cadere i vantaggi cinesi nel Paese confinante.

Al momento, Cina e Bhutan non hanno relazioni diplomatiche ufficiali ma hanno condotto 24 negoziati a livello ministeriale dal 1984 al 2016 per risolvere le dispute territoriali. L’ultima proposta fatta a riguardo è stata quella del 1996 in cui Pechino si è detta disponibile a riconoscere le valli di Pasamlung and Jakarlung al Bhutan, in cambio di territori nel settore occidentale tra cui figura l’alto-piano del Doklam, ma Thimphu ha rifiutato. Tuttavia, nel 1998 Pechino e Thimphu hanno firmato un trattato per mantenere lo status quo e la pace lungo il confine, sancendo il primo accordo bilaterale tra i due Paesi. Il Doklam è il punto cruciale delle relazioni sino-bhutanesi, in quanto è posizionato strategicamente sulla cima Nord-occidentale al confine tripartito tra Cina, Bhutan e India, nonché sulla valle tibetana di Chumbi. Nuova Delhi, essendo alleata di Thimphu, ha accesso a tale altura e una sua eventuale cessione alla Cina le arrecherebbe un danno strategico, esponendola maggiormente ad eventuali attacchi dalla Cina. 

Thimphu è legata a Nuova Delhi da solide relazioni strategiche ed economiche che si basano sul trattato di pace ed amicizia perpetue del 8 agosto 1949 e sul trattato di amicizia India-Bhutan del 2 marzo 2007 che aveva sostituito il primo. All’Articolo 2 di quest’ultimo figura l’impegno a “desistere dal consentire che il proprio territorio venga utilizzato per attività dannose per la sicurezza nazionale e gli interessi l’uno dell’altro”. In base a tale principio, il Bhutan deve tenere in considerazione la sicurezza indiana nel trattare con la Cina in merito a questioni territoriali, per questo, accettare le proposte del 1996 porterebbe Thimphu a venir meno ai propri impegni con l’India, sebbene le consentirebbe di normalizzare i rapporti con Pechino. Inoltre, le relazioni diplomatiche sino-bhutanesi sono state condotte attraverso

India e Cina stanno vivendo una fase di tensioni diplomatiche a seguito di tensioni lungo il confine sino-indiano iniziate tra il 5 e il 6 maggio 2020 e che erano poi culminate il successivo 15 giugno, quando scontri fisici tra i rispettivi eserciti nella valle del Galwan avevano portato alla morte di almeno 20 soldati indiani. Da allora, i due Paesi si sono impegnati a ridurre la presenza militare lungo la Linea di Controllo Effettivo (LAC), che funge da confine de facto tra i due Paesi. L’ultimo incontro in tal senso risale allo scorso 10 ottobre.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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