Sudan: manifestazione a favore dei militari a Khartoum

Pubblicato il 16 ottobre 2021 alle 20:28 in Africa Sudan

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Sabato 16 ottobre, migliaia di manifestanti si sono radunati davanti al palazzo presidenziale di Khartoum, in Sudan, per chiedere un maggiore intervento dei militari, in un momento di grave crisi politica per il Paese. 

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, i manifestanti hanno gridato “abbasso il governo della fame” e hanno chiesto al generale Abdel Fattah al-Burhan, capo delle forze armate e del Consiglio Sovrano, di imporsi e rovesciare il governo misto civile-militare. Data una scarsa presenza di polizia, i partecipanti alla protesta sono riusciti a raggiungere i cancelli del palazzo presidenziale che è solitamente barricato. I manifestanti, che sono stati visti arrivare nel centro di Khartoum su decine di autobus, si sono anche scontrati con una contro protesta di cittadini, che invece chiedevano di accelerare la transizione verso un governo a guida unicamente civile. 

In una nota, il governatore dello stato di Khartoum, Ayman Khalid, ha dichiarato che, il 16 ottobre, i membri di un gruppo armato non identificato sono stati in grado di rimuovere le barriere di sicurezza attorno agli edifici governativi e hanno impedito alla polizia e alle forze di sicurezza di fermare la marcia. Le manifestazioni arrivano a seguito di un discorso, tenuto venerdì 15 ottobre dal primo ministro civile Abdalla Hamdok, che ha presentato una tabella di marcia per uscire dalla crisi e ha avvertito che il fallimento nel trovare una soluzione all’attuale stallo politico avrebbe gettato “al vento” il futuro del Paese. Alla radice delle più recenti tensioni ci sono controversie su questioni relative alle riforme in ambito della gestione del sistema giudiziario, ad una ristrutturazione delle forze armate e allo smantellamento dell’apparato finanziario del vecchio regime. 

In generale, il Sudan si trova in una delicata fase di transizione politica da quando le proteste contro l’ex presidente Omar al-Bashir, scoppiate il 19 dicembre 2018, avevano portato a grandi trasformazioni nel Paese. Dopo 16 settimane di manifestazioni, l’11 aprile 2019, l’esercito era intervenuto ed aveva deposto al-Bashir, al potere da trent’anni, per poi instituire un governo militare di transizione, con a capo il generale Abdel Fattah Al-Burhan. L’uomo aveva cercato una mediazione con i manifestanti, ma questi avevano continuato a protestare per le strade della capitale, chiedendo la nascita di un esecutivo civile.

L’accordo di pace tra civili e militari era stato raggiunto il 17 luglio 2019 e prevedeva nuovo governo, a composizione mista, che avrebbe guidato la transizione pacifica verso la democrazia, mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario. Il primo ministro Abdalla Hamdok aveva quindi prestato giuramento il 21 agosto 2019, diventando leader del governo di transizione e promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, al-Burhan, aveva assunto invece il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo incaricato di gestire il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più uno designato di comune accordo tra le parti. 

Tuttavia, il 21 settembre, le autorità sudanesi avevano riferito di essere riuscite a contenere un nuovo tentativo di colpo di Stato, effettuato da una fazione di militari sudanesi. Funzionari del governo anonimi avevano precisato che un numero indefinito di truppe del corpo corazzato, guidate dal maggiore generale Abdel-Baqi Bakrawi, aveva tentato di occupare le istituzioni governative, ma era stato fermato. Inoltre, i cospiratori avevano altresì cercato di prendere il controllo degli edifici della radio e della televisione a Khartoum. Il portavoce del Consiglio Sovrano sudanese, Mohamed Al Faki Suleiman, aveva lanciato un appello a tutta la popolazione affinché difendesse il Paese. In un messaggio dal suo account Facebook, aveva scritto: “Correte per difendere la vostra nazione e proteggere la transizione”. Una volta dichiarato fallito il colpo di Stato, Suleiman aveva nuovamente pubblicato un post sulla sua pagina social, affermando: “Tutto è sotto controllo. La rivoluzione è vittoriosa”. 

Nonostante ciò, il 30 settembre, era stata organizzata una manifestazione pro-democrazia nella capitale sudanese, a cui avevano partecipato circa 20.000 persone, per chiedere una rapida transizione verso un governo a guida completamente civile. Molti manifestanti erano arrivati, in treno, da fuori Khartoum, in particolare dalle città di Atbara e Madani. “L’obiettivo di queste marce è proteggere la transizione democratica del Sudan e non c’è modo di raggiungerlo senza porre fine a qualsiasi partnership con il Consiglio militare”, aveva riferito una dichiarazione rilasciata dall’Associazione dei professionisti sudanesi, uno degli enti che aveva promosso le proteste. In tale occasione, le forze di sicurezza avevano usato lacrimogeni per disperdere la folla. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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