Rep. Centrafricana: presidente annuncia un cessate il fuoco unilaterale

Pubblicato il 16 ottobre 2021 alle 9:51 in Africa Repubblica Centrafricana

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Il presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadera, ha annunciato la cessazione unilaterale dei combattimenti contro i gruppi armati, sottolineando la speranza di avviare un dialogo pacifico.

La notizia è stata riferita direttamente da Touadera, il 15 ottobre, a seguito di un recente aumento delle tensioni. L’ultimo attacco si è verificato il 5 ottobre ed ha causato la morte di almeno 20 persone. I ribelli armati responsabili delle violenze sono attivi nel Paese da quando l’ex presidente, Francois Bozize, è stato estromesso nel 2013. Oggi, questi controllano vaste aree di territorio nazionale. Il portavoce della principale alleanza di tali gruppi armati, la Coalition of Patriots for Change (CPC), ha riferito di aver accolto favorevolmente l’iniziativa del governo, sottolineando che il CPC rispetterà il cessate il fuoco, se il governo lo farà. 

Da parte sua, Touadera ha riferito in televisione che spera che la sua decisione possa aiutare a proteggere i civili dalla violenza e a consentire loro di accedere agli aiuti umanitari e ai servizi di base. “È per dare una possibilità alla pace che sono qui per annunciarvi, questa sera, la fine delle operazioni militari e di tutte le azioni armate su tutto il territorio nazionale”, ha affermato il presidente, precisando che il cessate il fuoco sarebbe entrato in vigore a mezzanotte del 16 ottobre.

I più recenti scontri tra i ribelli del PCC e l’esercito sono stati innescati da una decisione della Corte Costituzionale che ha vietato all’ex presidente Bozize di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2020, in cui l’attuale presidente ha conquistato un secondo mandato. In tale contesto, Touadera aveva promesso di avviare un dialogo nazionale con i propri avversari poco dopo aver prestato giuramento, ma i colloqui non si sono ancora concretizzati. Intanto, le autorità incolpano il PCC per i frequenti attacchi contro i civili. Invece, i ribelli affermano di volere la pace,  ma di essere costretti a combattere per autodifesa.

Il conflitto nel Paese è scoppiato per la precisione il 10 dicembre 2012, quando un gruppo di milizie a maggioranza islamica, situato nel Nord del Paese e noto come Seleka (“coalizione” in lingua Sango), ha lanciato un’offensiva contro il governo Bozize. Successivamente, il 24 marzo 2013, i combattenti sono riusciti a prendere il controllo della capitale, nel quadro di un vero e proprio colpo di Stato. All’offensiva e alle violenze dei Seleka si sono contrapposte quelle della coalizione anti-Balaka, composta soprattutto da combattenti cristiani del Sud. 

Dopo oltre un anno di violenze, che hanno portato le Nazioni Unite a parlare di genocidio, il 24 luglio 2014, fazioni ex Seleka e rappresentanti anti-Balaka hanno firmato un accordo di cessate il fuoco. Alla fine del 2014, la Repubblica Centrafricana è stata di fatto divisa in due parti, con i militanti cristiani che controllavano il Sud e l’Ovest, da cui la maggior parte dei musulmani era stata evacuata, e i gruppi ex-Seleka, stanziatisi nel Nord e nell’Est del Paese. La presenza di truppe internazionali ha cercato di garantire stabilità, ma le tensioni non sono mai cessate.

Il 29 luglio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso l’embargo sulle armi e il regime di sanzioni mirate nei confronti della Repubblica Centrafricana per altri 12 mesi. L’embargo contro il Paese africano era stato introdotto nel dicembre 2013, mentre l’anno successivo, il 2014, è stato imposto un regime di sanzioni. L’obiettivo rimane tuttora impedire ai gruppi armati attivi nel Paese di acquisire armi ma, diversamente dalle disposizioni precedenti, è stata stabilità un’esenzione per i colpi di mortaio. Il 31 luglio, il viceambasciatore russo all’Onu, Dmitry Polyanskiy, ha incoraggiato il governo della Repubblica Centrafricana a rispettare i parametri di riferimento delle Nazioni Unite per poter aspirare alla revoca dell’embargo sulle armi, il prossimo anno.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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