Hong Kong: 7 condanne per una manifestazione anti-Pechino

Pubblicato il 16 ottobre 2021 alle 10:44 in Cina Hong Kong

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Sabato 16 ottobre, 7 attivisti pro-democrazia di Hong Kong sono stati condannati al carcere, fino a 12 mesi, per il loro ruolo in una protesta contro la legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina.

Gli attivisti includevano Figo Chan, un ex coordinatore dell’ormai sciolto Fronte Civile per i Diritti Umani (CHRF); Tsang Kin-shing e Tang Sai-lai, della Lega dei Socialdemocratici; l’ex consigliere distrettuale Andy Chui; e gli ex legislatori Wu Chi-wai, Eddie Chu e Leung Kwok-hung. Chan è stato incarcerato per 12 mesi, mentre agli altri sono state comminate condanne da sei a dieci mesi.

Tutti e sette si erano dichiarati colpevoli delle accuse, che includevano l’organizzazione di un assemblea non autorizzata, il primo luglio 2020. Quel giorno, migliaia di manifestanti erano scesi in piazza per protestare contro l’ingerenza di Pechino e la polizia, che aveva vietato la manifestazione citando le restrizioni sul coronavirus, aveva usato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere la folla. Almeno 370 persone erano state arrestate quel giorno per assembramento illegale e altri reati, di cui dieci per violazioni della legge sulla sicurezza. 

“La natura dell’incitamento era grave”, ha riferito il giudice, Douglas Yau, osservando che tali situazioni hanno creato il rischio di violenza. La protesta era stata organizzata il giorno successivo all’entrata in vigore della nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino ad Hong Kong. “Potevamo solo scegliere la disobbedienza civile… Un modo pacifico, razionale e non violento per esprimere la nostra richiesta contro la legge sulla sicurezza nazionale”, ha detto Figo Chan. “Per sostenere la mia convinzione nella disobbedienza civile, ho deciso di dichiararmi colpevole, ammettendo di aver violato questa legge del ‘disordine’ pubblico”, ha aggiunto.

La prima condanna per la violazione della legge per la sicurezza nazionale di Hong Kong risale al 28 luglio 2021. Tre giudici dell’Alta Corte di Hong Kong avevano dichiarato colpevole Leon Tong Ying-kit delle accuse di incitamento alla secessione, di attività terroristica e di guida pericolosa, il 27 luglio, per essersi lanciato a bordo della propria moto contro un gruppo di agenti di polizia mentre portava una bandiera che invocava la liberazione di Hong Kong, il primo luglio 2020. Durante il processo durato quindici giorni, l’accusa aveva sostenuto che Tong aveva intenzionalmente esposto la bandiera con lo slogan per attirare l’attenzione dei media e incoraggiare altri ad infrangere la legge sulla sicurezza nazionale. 

La prima sentenza era arrivata ad oltre un anno dall’entrata in vigore della legge sulla sicurezza di Hong Kong, che risale al 30 giugno 2020. Quest’ultima era stata approvata il giorno prima dall’Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino e con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino.

Tale normativa era stata proposta dopo che, nel 2019, l’isola era stata teatro di proteste iniziate il 31 marzo di quell’anno, quando gli abitanti dell’isola erano scesi in strada per manifestare contro una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong Kong. Nonostante tale proposta fosse stata ritirata, le proteste si erano evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione dovrebbero restare in vigore fino al 2047. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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