Camerun: disordini dopo l’uccisione di una bambina da parte di un gendarme

Pubblicato il 16 ottobre 2021 alle 6:41 in Africa Camerun

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Le autorità del Camerun occidentale hanno lanciato un appello alla calma dopo l’uccisione di una bambina di cinque anni da parte di un poliziotto, il quale, successivamente, è stato vittima di un linciaggio da parte di una folla inferocita.

L’incidente era avvenuto, giovedì 14 ottobre, a Buea, capitale della regione sud-occidentale del Paese, di lingua anglofona, dove i separatisti e le forze governative, a maggioranza francofona, si scontrano da anni. Blaise Chamango, a capo di un’associazione locale chiamata Human Is Right, ha riferito che una donna stava accompagnando i propri figli a scuola quando ha ricevuto dalla polizia l’ordine di fermarsi a un posto di blocco. “L’autista non ha obbedito. Un gendarme ha aperto il fuoco e una bambina è rimasta ferita a morte”, ha detto Chamango, aggiungendo: “La gente ha risposto linciando il gendarme. Più di 500 persone sono uscite e hanno marciato con il corpo della piccola verso l’ufficio del governatore”.

In un comunicato, il Ministero della Difesa ha confermato i fatti, affermando: “Con una reazione inappropriata, inadatta alle circostanze e chiaramente sproporzionata al comportamento irriverente dell’autista, uno dei gendarmi presenti sul luogo ha sparato colpi di avvertimento per fermare il veicolo”. “Nel caos, la piccola Caro Louise Ndialle, una bambina di circa 5 anni, che era a bordo della suddetta auto, è stata colpita a morte alla testa”, ha aggiunto. Un’inchiesta è stata aperta sulla morte della bambina e sul linciaggio del poliziotto, stando a quanto specificato dal Ministero.

Per cercare di riportare la situazione sotto controllo, il governatore Bernard Okalia Bilai, in un’intervista al canale televisivo statale CRTV, ha dichiarato: “Invitiamo le persone alla calma. Si è trattato di un incidente triste e sfortunato. Siate certi che chi l’ha fatto pagherà. È un’atrocità”. Alcuni hanno ipotizzato che l’episodio facesse parte di una strategia utilizzata dalle forze di sicurezza, fortemente militarizzate, per spaventare i residenti. “Non fanno altro che intimidire le persone. Se hai una carta d’identità, è un problema. Se non hai una carta d’identità, è un problema”, ha detto uno dei partecipanti alle proteste organizzate per denunciare l’uccisione della bambina. 

Il Nord-Ovest è una delle due regioni in cui i secessionisti di lingua inglese, che cercano di formare uno stato denominato Ambazonia, hanno combattuto contro le forze governative, tra le quali domina la maggioranza francofona. Entrambe le parti hanno commesso atrocità in un conflitto che ha ucciso oltre 4.000 persone e costretto centinaia di migliaia di abitanti a fuggire. Le organizzazioni per la tutela dei diritti umani sostengono che le violenze e gli abusi siano stati perpetrati sia dai gruppi separatisti armati, sia dalle forze di sicurezza del Camerun. Secondo le ONG locali e internazionali, ci sono stati episodi durante i quali le forze governative hanno fatto irruzione nei villaggi, bruciato case e arrestato e ucciso arbitrariamente decine di civili. La situazione in Camerun è andata peggiorando nell’inverno del 2020, dopo il fallimento dei precedenti sforzi diplomatici. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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