Yemen: l’Onu richiede “colloqui incondizionati”

Pubblicato il 15 ottobre 2021 alle 9:52 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Hans Grundberg, ha invitato le parti coinvolte nel conflitto civile in Yemen a impegnarsi in “colloqui politici urgenti”, senza porre precondizioni. Grundberg ha poi messo in guardia dalla situazione a Ma’rib, governatorato situato a circa 120 chilometri a Est di Sana’a, dove la situazione sta prendendo una “piega pericolosa”.

Le parole dell’inviato sono giunte il 14 ottobre, nel corso di un briefing al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, durante il quale Grundberg ha parlato delle recenti consultazioni tenute con le parti yemenite, regionali e internazionali, nel corso del tour intrapreso il 5 ottobre scorso, che l’ha visto dialogare sia con membri del governo riconosciuto a livello internazionale, a Riad e Aden, sia con i ribelli Houthi, a Muscat. L’inviato onusiano ha riferito di aver discusso con gli interlocutori delle future mosse da intraprendere per una soluzione a lungo termine che ponga fine al perdurante conflitto. “Tutti gli yemeniti, senza eccezioni, hanno evidenziato la necessità di porre fine alla guerra e di affrontare le problematiche a livello economico e umanitario”, ha affermato Grundberg, secondo cui, però, tra le parti belligeranti vi è un ampio e crescente divario. Alla luce di ciò, è stata ribadita la necessità di una soluzione politica inclusiva negoziata e di “urgenti colloqui politici”, senza alcuna condizione.

Inoltre, per Grundberg le misure umanitarie non dovrebbero essere impiegate come “mezzo di pressione politica” ed è altresì necessario affrontare una serie di altre questioni, dal pagamento dei salari alla riapertura delle strade, fino all’annullamento delle restrizioni imposte sull’importazione di carburante e merci per uso civile attraverso il porto di Hodeidah e sull’aeroporto di Sanaa, il quale dovrebbe essere aperto al traffico civile. Al contempo, Grundberg ha affermato che l’escalation militare sul campo “ha preso una piega pericolosa” e, al momento, i focolai principali del conflitto sono Ma’rib, Shabwa e al-Bayda’. Inoltre, le condizioni in cui vivono i civili “peggiorano di giorno in giorno” e “migliaia di persone sono state costrette a fuggire in cerca di sicurezza”. L’inviato ha fatto riferimento anche a quanto accade ad al-Abadiya, distretto situato nel Sud di Ma’rib, dove, dal 21 settembre, gli Houthi hanno imposto un duro assedio che ha lasciato “migliaia di persone in una situazione miserabile”.

I ribelli sciiti, oltre a condurre bombardamenti “indiscriminati”, per mezzo di missili balistici, droni carichi di esplosivo e artiglieria pesante, contro aree residenziali, sono stati accusati di aver impedito l’ingresso di beni di prima necessità, medicinali inclusi, e ostacolato l’evacuazione di feriti. Secondo la “Rete yemenita per i diritti e le libertà”, dal 23 settembre al 13 ottobre, sono stati perpetrati 2.451 tra crimini, violazioni e operazioni che hanno provocato danni a livello sia materiale sia in termini di vite umane. A detta dell’organizzazione umanitaria non governativa, sono circa 35.000 le persone poste sotto assedio, mentre 9 civili risultano essere stati uccisi e altri 123 feriti, tra cui donne e bambini. Al contempo, 400 abitazioni sono state distrutte o danneggiate, accanto a 182 fattorie, 6 pompe idriche e più di 320 veicoli e ambulanze. A causa dell’assedio, poi, i beni di prima necessità, medicinali e cibo in primis, risultano essere sempre più carenti. Secondo la Rete yemenita, al-Abadiya è teatro di crimini di guerra e genocidio e, pertanto, tutte le organizzazioni, locali, regionali e internazionali, oltre ad attivisti e professionisti dei media sono stati invitati a esercitare pressione per porre fine a una situazione simile, accanto alla comunità internazionale.

L’assedio ad al-Abadiya si colloca nel più ampio quadro dell’offensiva a Ma’rib, lanciata dai ribelli Houthi nel mese di febbraio scorso. Ad oggi, gli scontri via terra e gli attacchi aerei continuano su più assi, prevalentemente a Sud e ad Ovest, mentre, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, 55.000 civili sono stati costretti a sfollare, nel periodo che va dal primo gennaio al 3 settembre 2021. Circa le ultime mosse sul campo, il 14 ottobre, le forze yemenite hanno riferito di aver teso un’imboscata contro i ribelli nel distretto di al-Juba, nel Sud di Ma’rib, causando la morte e il ferimento di circa 40 combattenti Houthi.

L’obiettivo del gruppo sciita è conquistare una regione, situata a circa 120 chilometri a Est di Sana’a, ricca di risorse petrolifere, altresì sede del Ministero della Difesa yemenita, la quale riveste una rilevanza strategica, in quanto costituisce una porta d’accesso verso Sana’a, che consentirebbe ai ribelli di consolidare in parte i progetti auspicati nel Nord dello Yemen. Alla luce di ciò, il governatorato è considerato dal gruppo sciita una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace, e alcuni credono che Ma’rib continuerà a svolgere un ruolo decisivo nel determinare le sorti del conflitto. Fino ad ora, non sono stati registrati risultati significativi, ma il gruppo sciita continua a mostrare determinazione anche di fronte alle perdite provocate dall’esercito yemenita. Quest’ultimo è coadiuvato sia da gruppi di resistenza locali sia dalle forze aeree della coalizione a guida saudita, le quali lanciano raid contro le postazioni e i nascondigli degli Houthi.

Di fronte a tale scenario, il conflitto civile in Yemen, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014, non può dirsi concluso. Ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.