Tunisia: Saied ritira il passaporto diplomatico all’ex presidente Marzouki

Pubblicato il 15 ottobre 2021 alle 16:26 in Africa Tunisia

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Il presidente tunisino, Kais Saied, ha definito un suo predecessore, Moncef Marzouki, “nemico del Paese” e ha annunciato il ritiro del passaporto diplomatico dell’ex capo di Stato dopo la notizia che quest’ultimo, ora in Francia, avrebbe chiesto a Parigi di porre fine al suo sostegno al governo di Tunisi. Nello specifico, Marzouki, presidente dal 2011 al 2014, ha invitato le autorità francesi “a non aiutare il regime dittatoriale della Tunisia”. Dopo le dichiarazioni, Saied ha chiesto al ministro della Giustizia, Leila Jaffel, di aprire un’inchiesta sulle accuse di cospirazione di Marzouki contro la sicurezza dello Stato, giovedì 14 ottobre.

“Ritirerò il suo passaporto diplomatico perché è tra i nemici della Tunisia”, ha detto il presidente, accusando alcuni politici dell’opposizione di usare i loro rifugi all’estero per organizzare “complotti” contro lo Stato. “La Tunisia è un Paese libero e indipendente e non ci possono essere interferenze nei suoi affari”, ha ribadito Saied, durante la prima riunione del nuovo governo. Quest’ultimo è stato approvato dal presidente tunisino l’11 ottobre. É presieduto da Najla Bouden, primo premier donna del Paese, ed è composto da 23 membri, di cui 9 donne. 

Rivolgendosi ai manifestanti anti-Saied scesi in piazza a Parigi, sabato 9 ottobre, Marzouki aveva esortato il governo francese a “rifiutare qualsiasi sostegno al regime e all’uomo che ha complottato contro la rivoluzione e abolito la costituzione”. Il suo discorso era stato filmato e ampiamente condiviso online.

Migliaia di persone hanno protestato a Tunisi, domenica 10 ottobre, contro la presa di potere attuata da Saied, suscitando il timore di ulteriori disordini. La protesta ha fatto emergere una spaccatura, sempre più visibile nella società tunisina, tra chi sostiene e chi si oppone alle azioni del presidente.

Il 25 luglio scorso, il capo di Stato ha introdotto “misure straordinarie” che hanno portato la Tunisia verso una situazione di caos e incertezza a livello politico. In particolare, Saied ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e sospeso le attività del Parlamento, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. Nel corso delle settimane successive, Saied, accusato di tentato colpo di Stato, ha più volte ribadito che si trattava di misure eccezionali, volte a salvare le istituzioni statali tunisine, e di aver rispettato sia la Costituzione, con particolare riferimento all’articolo 80, sia i diritti del popolo tunisino. 

Alle misure straordinarie del 25 luglio ha fatto seguito il decreto presidenziale del 22 settembre, con il quale Saied ha annunciato la proroga del congelamento dei poteri del Parlamento e ha affermato che i deputati sarebbero rimasti ancora privi di immunità. Con il decreto presidenziale, inoltre, il ruolo del governo è stato  ridimensionato. Stando a quanto stabilito, il capo di Stato dovrà esercitare il potere esecutivo “con l’aiuto di un Consiglio dei ministri, a sua volta presieduto da un capo di governo”. Tuttavia, “il presidente della Repubblica presiederà il Consiglio dei ministri” e sarà lui a concedere al capo di governo la possibilità di sostituirlo. Tali disposizioni sono state viste come una forma di “presidenzializzazione” del sistema ibrido previsto dalla Costituzione del 2014. Con il sistema precedentemente in vigore, la maggior parte del potere esecutivo era nelle mani del governo. Le misure nuove annunciate Saied, invece, fanno pendere la bilancia dal lato della presidenza. Queste sono giunte dopo che, il 20 settembre, da Sidi Bouzid, culla della rivoluzione tunisina del 2011, il presidente aveva ribadito che le misure straordinarie del 25 luglio sarebbero rimaste in vigore e che presto sarebbe stato nominato un nuovo primo ministro sulla base di norme “transitorie” che avrebbero risposto alla volontà del popolo.

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Chiara Gentili

 

 

di Redazione

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