Putin esorta a non “affrettarsi” nel riconoscere il governo talebano

Pubblicato il 15 ottobre 2021 alle 20:33 in Afghanistan Russia

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Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha dichiarato, venerdì 15 ottobre, che le potenze mondiali  non dovrebbero “affrettarsi” nel riconoscere formalmente il nuovo governo dei talebani, annunciato lo scorso 8 settembre.

Le parole del capo del Cremlino sono state pronunciate durante una riunione della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), il medesimo venerdì. Il leader russo ha altresì sottolineato che se, da una parte, è necessario “interagire” con il nuovo governo a guida talebana, dall’altra è importante “non avere fretta”, soprattutto perché il nuovo esecutivo “non riflette l’intero spettro di opinioni nel Paese”. Nel corso del suo intervento, Putin ha altresì ribadito che la CSI sta monitorando da vicino l’attività governativa in Afghanistan, principalmente per assicurarsi che l’Emirato Islamico rispetti le promesse precedentemente fatte, soprattutto in relazione alla sicurezza dell’Asia Centrale. Poco dopo, il leader russo ha definito “preoccupante” la situazione in Afghanistan, poiché l’instabilità dell’area rappresenta una minaccia alla sicurezza regionale e della CSI. Gli ultimi sviluppi nel Paese, pertanto, obbligano gli attori regionali ad “intensificare gli sforzi congiunti, ponendo particolare accento alla lotta al terrorismo e al traffico di stupefacenti”, ha affermato Putin. Secondo il Cremlino, l’Afghanistan, al momento, cullerebbe oltre 2.000 terroristi dell’ISIS, organizzazione designata come terroristica in Russia.

Anche il giorno precedente, giovedì 14 ottobre, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, si era detta preoccupata per l’attività dell’ISIS in Afghanistan. È per tali ragioni, ha spiegato la testata russa Izvestija, che Mosca, durante il G20 del 12 ottobre, ha esortato gli attori internazionali ad unire gli sforzi per prevenire che la crisi nel Paese possa portare a “conseguenze indesiderabili per l’intera regione e, in generale, per il contesto internazionale”.

È in tale quadro che è necessario collocare le dichiarazioni rilasciate, martedì 12 ottobre, dal ministro degli Affari Esteri russo, Sergey Lavrov. Quest’ultimo ha dichiarato che, il 20 ottobre, Mosca prevede di ospitare i colloqui internazionali sull’Afghanistan, ai quali sono stati invitati anche i rappresentanti dei talebani. Nel corso di una conferenza stampa nella capitale kazaka Nur-Sultan, Lavrov ha affermato che la Federazione, al momento, è in attesa di ricevere una risposta dalle parti invitate, compresi i talebani. “Ci auguriamo che le parti si rendano conto dell’importanza dell’evento”, ha affermato Lavrov. “Per quanto riguarda l’assistenza umanitaria, noi, insieme ad altri Paesi, intendiamo proporre, durante i Colloqui di Mosca, di tenere un’ulteriore conferenza sotto l’egida delle Nazioni Unite”, ha concluso Lavrov.

I Colloqui di Mosca rappresentano un meccanismo di negoziati che è stato istituito nel 2017 al fine di discutere di questioni legate all’Afghanistan. Il format include Kabul, Cina, Pakistan, Iran, India e altri Paesi. A proposito del rapporto tra la Russia e i talebani, è importante ricordare che, il 13 febbraio 2003, Mosca aveva designato i talebani come organizzazione terroristica. Tuttavia, negli ultimi anni, il Paese ha ospitato i rappresentanti del gruppo nella capitale russa, dove i colloqui più recenti risalgono all’8 e al 9 luglio di quest’anno. I negoziati sono sempre avvenuti alla presenza di alti funzionari, come il ministro degli Affari Esteri russo, Sergey Lavrov, l’inviato speciale russo per l’Afghanistan Kabulov, nonché l’ambasciatore russo a Kabul, Dmitry Zhirnov. Altrettanto rilevante è sottolineare che sia Kabulov sia Zhirnov, dall’insediamento dei talebani, hanno speso parole positive nei confronti del gruppo, anche a discapito del precedente governo di Ashraf Ghani.  In particolare, l’ambasciatore russo a Kabul ha definito “costruttivi” e “positivi” i colloqui bilaterali con i Talebani del 17 agosto.

Nonostante ciò, Lavrov ha annunciato, lo stesso 17 agosto, che la Russia non si sarebbe affrettata nel riconoscere a livello internazionale il nuovo governo talebano, e Zhirnov ha sottolineato che tutto dipenderà dalla linea politica che i miliziani adotteranno. Il ministro degli Esteri di Mosca ha altresì esortato l’Emirato Islamico ad avviare “un dialogo nazionale inclusivo, formato da tutte le forze politiche” in azione. Pertanto, sebbene gli ultimi sviluppi forniscano indizi sul ruolo che il Cremlino intende ricoprire nell’intreccio geopolitico Centro-Asiatico, Mosca rimane comunque diffidente nei confronti dell’estremismo islamista, dove il maggiore timore è che tali ideologie si diffondano nuovamente nei Paesi vicini. In aggiunta, nonostante i Talebani abbiano dichiarato “finita” la guerra civile, il rischio che l’Afghanistan diventi nuovamente teatro di conflitti intestini è alto.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione

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