Primi colloqui tra Turchia e talebani ad Ankara

Pubblicato il 15 ottobre 2021 alle 12:10 in Afghanistan Turchia

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Il ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, ha ospitato ad Ankara, giovedì 14 ottobre, una delegazione di alto livello dei talebani afghani. Si è trattato dei primi colloqui di questo tipo da quando il gruppo ha preso il potere a Kabul, il 15 agosto.

L’incontro, che ha interessato soprattutto Cavusoglu e Amir Khan Muttaqi, ministro degli Esteri dei talebani, è arrivato dopo che questi ultimi hanno tenuto colloqui, iniziati il 9 ottobre a Doha, in Qatar, con gli Stati Uniti e i rappresentanti dell’UE e di dieci nazioni europee.

Cavusoglu, parlando a margine dell’incontro nella capitale turca, ha dichiarato di aver discusso con la controparte della questione dei voli in partenza dall’aeroporto di Kabul. I talebani avevano chiesto l’aiuto di Ankara nella gestione della struttura. Il ministro turco ha poi rivelato di aver suggerito ai talebani la costituzione di un governo afghano più inclusivo e un cambio di atteggiamento nei confronti dell’istruzione delle ragazze, al momento vietata in quasi tutti i licei del Paese. “Abbiamo espresso le nostre aspettative in merito alla sicurezza per la ripresa dei voli regolari da Kabul”, ha affermato Cavusoglu, aggiungendo: “In più, abbiamo condiviso ancora una volta i nostri consigli sull’educazione delle ragazze e sull’occupazione delle donne”.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in un incontro virtuale nell’ambito delle riunioni del G20, ha affermato, giovedì 14 ottobre, che la comunità internazionale dovrebbe mantenere aperti i canali di dialogo con i talebani, per “guidarli pazientemente e gradualmente” verso la creazione di un governo più inclusivo. Erdogan ha affermato che la Turchia, che ospita già più di 3,6 milioni di siriani, non può sopportare un afflusso di migranti afghani e ha avvertito che anche le nazioni europee rischiano di essere colpite da una nuova ondata di rifugiati e richiedenti asilo. I talebani dichiarano di volere il riconoscimento della comunità internazionale e sottolineano che un indebolimento del loro governo potrebbe influenzare la sicurezza e scatenare un esodo migratorio ancora più grande dal Paese.

La Turchia ha lavorato con il Qatar per riaprire l’aeroporto di Kabul e consentire, in maniera graduale, la ripresa dei viaggi internazionali. Tuttavia, sono necessari alcuni accorgimenti prima che i voli commerciali possano ripartire. Attualmente ci sono due compagnie aeree, la Pakistan International Airlines (PIA), con sede a Islamabad, e la Kam Air, di proprietà privata dell’Afghanistan, che utilizzano voli charter da e per l’Afghanistan, ma a costi elevati. Giovedì, poche ore dopo che i talebani avevano minacciato di vietare le compagnie aeree a meno che non riducessero le spese, la PIA ha sospeso i suoi voli per Kabul. Abdullah Hafeez, portavoce della compagnia aerea nazionale pakistana, ha affermato che “la situazione sul campo non è favorevole alle operazioni di volo internazionali”. In particolare, secondo The Diplomat, ci sarebbero state segnalazioni di membri del personale della PIA maltrattati da funzionari talebani per essersi rifiutati di ridurre i prezzi dei biglietti. In merito a questa faccenda, tuttavia, non ci sono stati commenti immediati né da parte della Pakistan International Airlines né dei talebani. Hafeez ha definito l’atmosfera a Kabul “carica” e ha attribuito i prezzi esorbitanti dei biglietti al costo dell’assicurazione che la PIA deve pagare per volare in Afghanistan. Un biglietto di sola andata della PIA da Kabul a Islamabad costa circa 1.500 dollari, una cifra di gran lunga superiore rispetto ai 300 dollari che si pagavano prima che i talebani prendessero il potere a Kabul.

L’Afghanistan sta vivendo un momento di trasformazione delicato, che arriva a seguito di decenni di profonda instabilità politica. Già a seguito del crollo del regime sovietico, i talebani si erano affermati come gruppo dominante in Afghanistan. Alla fine di una sanguinosa guerra civile tra fazioni armate, questi erano riusciti a prendere il controllo di gran parte del Paese dal 1996. Con l’invasione degli Stati Uniti del 2001 e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, il governo dei talebani è stato deposto, ma i militanti sono rimasti attivi e hanno continuato compiere offensive per destabilizzare la nazione. Con una serie di attacchi alle istituzioni afghane, considerate “burattini” delle potenze straniere, le milizie talebane hanno tentato più volte di riprendere il controllo di Kabul.

Dopo quasi due decenni di conflitto, un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020, a Doha, con la precedente amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, aveva rappresentato un punto di svolta significativo. Tuttavia, l’intesa non ha mai messo fine alle violenze sul campo. Considerata la perdurante instabilità e l’aumento degli scontri, il 29 gennaio scorso, il nuovo presidente statunitense Joe Biden aveva affermato di voler riesaminare l’accordo con i talebani. Tuttavia, il 14 aprile, Washington ha confermato il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan entro settembre, tre mesi più tardi rispetto alla scadenza concordata dall’amministrazione Trump, fissata per il primo maggio. Ciò ha portato i talebani ad affermare che non avrebbero partecipato ad iniziative diplomatiche fino a quando i soldati stranieri si sarebbero trovati nel proprio Paese. Nel frattempo, le offensive su tutto il territorio afghano hanno cominciato ad intensificarsi e sono culminate nella presa di Kabul del 15 agosto. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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