L’Iran chiede all’Arabia Saudita di ristabilire relazioni diplomatiche

Pubblicato il 15 ottobre 2021 alle 6:34 in Arabia Saudita Iran

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L’Iran ha chiesto all’Arabia Saudita di riaprire i consolati e ristabilire le relazioni diplomatiche, come precondizioni per favorire la fine del conflitto civile in Yemen. Tuttavia, sottolineano gli esperti, sono ancora necessari passi concreti per ripristinare rapporti interrotti dal 2016.

Sono stati diversi i quotidiani panarabi, tra cui al-Arab, che hanno riportato la notizia diffusa da Bloomberg il 13 ottobre. In particolare, due persone a conoscenza delle discussioni intraprese, negli ultimi mesi, da Riad e Teheran, hanno riferito che quest’ultima ha chiesto alla controparte saudita di riaprire le missioni diplomatiche nelle città di Mashhad, in Iran, e Gedda, in Arabia Saudita, come un segnale della “buona volontà” dei due attori di riavvicinarsi. Le medesime fonti hanno confermato che i colloqui tra Iran e Arabia Saudita proseguono, in linea di massima, ma, quando si arriva a determinare dettagli specifici, questi tendono a inciampare. A tal proposito, stando a quanto confermato dalle due fonti di Bloomberg, in condizioni di anonimato, l’ultimo round di colloqui si è tenuto il 21 settembre, mentre un altro dovrebbe svolgersi “presto”. In totale, le parti hanno tenuto quattro round di negoziati, mediati dall’Iraq.

Questi, precisano le fonti, si sono concentrati soprattutto sul conflitto in Yemen, dove i due Paesi sostengono parti belligeranti opposte, sebbene diverse potenze mondiali siano in attesa della ripresa dei colloqui volti a ripristinare l’accordo sul nucleare iraniano del 2015, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Circa la crisi yemenita, il Regno saudita avrebbe chiesto all’Iran di giungere a un accordo di tregua come primo passo per ricucire i rapporti diplomatici. Teheran, da parte sua, avrebbe richiesto dapprima la normalizzazione dei rapporti. Al momento, tali informazioni non sono state confermate. Il Ministero degli Esteri iraniano e il Centro per le comunicazioni internazionali dell’Arabia Saudita, che si occupa delle domande dei media internazionali, non hanno risposto immediatamente a una richiesta di commento. Anche i funzionari in Iraq, i quali svolgono il ruolo di mediatori, non hanno rilasciato commenti a riguardo.

Riad e Teheran hanno lottato per decenni per l’influenza regionale e si sono spesso poste su lati opposti all’interno di dispute e conflitti regionali, dalla Siria al Libano allo Yemen. Le loro relazioni si sono interrotte all’inizio del 2016, dopo che, il 2 gennaio di quell’anno, manifestanti iraniani hanno dato fuoco all’ambasciata saudita, in risposta all’esecuzione di un importante religioso musulmano sciita, accusato di incitamento al disordine. Nel corso degli ultimi anni, l’Iran ha più volte accusato l’Arabia Saudita di sostenere vari gruppi jihadisti, nel tentativo di suscitare discordia a livello regionale e promuovere una visione conservatrice dell’Islam sunnita. Riad, dall’altro lato, ha più volte criticato le politiche espansionistiche di Teheran e il ruolo di quest’ultima a sostegno delle milizie Houthi in Yemen, responsabili anche di attacchi missilistici contro obiettivi energetici sauditi.

L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, ponendosi a capo di una coalizione volta a sostenere il presidente Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto a livello internazionale, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. Il Paese del Golfo ha più volte provato a incoraggiare iniziative di pace, l’ultima volta il 22 marzo scorso. Queste, però, non sono state accolte dai ribelli Houthi, i quali hanno continuato con le proprie offensive, spingendo l’alleanza guidata da Riad a proseguire anch’essa con raid aerei e scontri sul campo.

A detta di Bloomberg, mentre gli Stati Uniti si ritirano dal Medio Oriente, l’Arabia Saudita, un alleato chiave di Washington da decenni, ha cercato di migliorare le relazioni con i partner arabi dell’Iran e di ridurre le tensioni regionali, così da preservare la propria sicurezza. Tuttavia, la posizione politica di Teheran, secondo Bloomberg, sarebbe migliore. Mentre i propri delegati continuano a seminare caos in Yemen, Iraq e Libano, l’Iran viene “corteggiato” dalle potenze mondiali, il che gli consente di godere di una posizione di forza al tavolo dei negoziati.

La notizia diffusa da Bloomberg è giunta dopo che, il 3 e 4 ottobre, sia l’Iran sia l’Arabia Saudita hanno affermato di star proseguendo con colloqui diretti, al momento ancora in una “fase esplorativa”, senza, però, fornire ulteriori dettagli. Ad ogni modo, alcuni temono che la sostituzione del premier iracheno uscente, Mustafa al-Kadhimi, possa rallentare il processo negoziale tra Riad e Teheran. Questo perché al-Kadhimi, ex capo dell’intelligence, a capo dell’esecutivo iracheno dal 7 maggio 2020, è considerato un mediatore “fidato” da entrambe le parti. Tuttavia, secondo alcuni esperti, vi sono anche altri fattori che potrebbero incoraggiare la prosecuzione del dialogo tra Iran e Arabia Saudita.

In primo luogo, tutte le maggiori potenze regionali, con la possibile eccezione di Israele, sono esauste dalle situazioni di conflitto regionali. In secondo luogo, gli alleati statunitensi come l’Arabia Saudita dubitano sempre più sul sostegno di Washington alla loro sicurezza in caso di un conflitto più ampio. Nel frattempo, gli avversari degli Stati Uniti, come l’Iran, hanno subito un significativo indebolimento, in particolare a causa delle crisi economiche in corso, della pandemia di COVID-19 e dei disordini sociali e politici. Sarebbero state proprio tali condizioni ad incoraggiare una progressiva apertura diplomatica tra i due rivali regionali. Sebbene al momento non vi siano stati segnali concreti, sono in molti a ritenere che un riavvicinamento, anche parziale, tra Riad e Teheran possa essere una buona notizia per una delle regioni più turbolente del mondo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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