Libia-Turchia: colloqui tra ministri degli Esteri

Pubblicato il 15 ottobre 2021 alle 10:53 in Libia Turchia

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La ministra degli Esteri libica, Najla el-Mangoush, si è recata ad Ankara, il 14 ottobre, dove ha incontrato il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu. I due hanno discusso di relazioni bilaterali, stabilità libica e della necessità di tenere elezioni in modo “equo, libero e trasparente”.

A riferirlo, è stato lo stesso Cavusoglu, sul proprio account Twitter, il quale ha affermato che la Turchia continuerà a sostenere la Libia e a contribuire al raggiungimento della sua stabilità e prosperità. I capi della diplomazia turco e libico hanno, poi, preso in esame gli ultimi sviluppi in Libia, Paese che sta assistendo a una fase di transizione democratica, il cui culmine dovrebbe essere raggiunto proprio con le elezioni presidenziali e legislative. Queste, al momento, sono calendarizzate per il 24 dicembre 2021, sebbene la Camera dei Rappresentanti con sede a Tobruk abbia proposto di tenere quelle parlamentari a distanza di 30 giorni, presumibilmente a gennaio 2022. I colloqui tra El-Mangoush e Cavusoglu sono da inserirsi nel quadro di discussioni che hanno visto la ministra libica parlare di cooperazione e della situazione in Libia anche con altri funzionari turchi, di cui, però, non sono stati diffusi particolari dettagli.

Anche il 12 aprile scorso, el-Mangoush aveva discusso con il suo omologo turco delle modalità per rafforzare l’amicizia e la cooperazione tra i due Paesi. Anche in tale occasione, entrambe le parti avevano ribadito il desiderio di rafforzare i legami di cooperazione bilaterale in settori quali “difesa, salute, turismo, istruzione, cultura, media, investimenti reciproci, municipalità e finanza”. La visita svoltasi ad aprile scorso aveva visto anche la presenza del premier ad interim, Abdulhamid Dabaiba ed era giunta dopo che, il 10 aprile, il capo del Consiglio presidenziale libico, Mohammed al-Menfi, aveva ricevuto le credenziali del nuovo ambasciatore turco a Tripoli, Kenan Yilmaz. Era stato proprio al-Menfi il primo a recarsi in Turchia, a Istanbul, il 26 marzo, dove ha tenuto colloqui con il capo di Stato, Recep Tayyip Erdogan.

In occasione del meeting del 12 aprile, Turchia e Libia hanno concluso cinque nuovi accordi in otto ambiti differenti, tra cui la difesa, mentre hanno rinnovato la controversa intesa, siglata il 27 novembre 2019, riguardante la delimitazione dei confini marittimi nel bacino del Mediterraneo. Questa era stata aggiunta da Ankara e il precedente esecutivo tripolino e riguardava, in particolare, la cooperazione tra i due Paesi nell’ambito della difesa e la delimitazione dei confini marittimi. Soprattutto quest’ultimo punto è stato più volte oggetto di controversie, che hanno visto protagoniste, tra gli altri, Grecia e Cipro.

In tale incontro, poi, alla Turchia è stata data la possibilità di acquistare petrolio e derivati dalla Libia e di partecipare alle attività di esplorazione. Già con il precedente governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), Ankara e Tripoli avevano siglato un accordo, dal valore di circa 16 miliardi di dollari, per 184 progetti di costruzione interrotti. Ora, anche con il governo Dbeibah, la Turchia ha espresso il desiderio di voler riprendere quei progetti rimasti in una fase di stallo, oltre a intraprenderne di nuovi, soprattutto in ambito infrastrutturale. Tra questi vi sarà la creazione di una sala passeggeri all’interno dell’aeroporto internazionale di Tripoli e la costruzione di un centro commerciale nella capitale libica, a cui si aggiungerà la costruzione di tre centrali elettriche. Libia e Turchia hanno poi espresso il desiderio di incrementare il volume di scambio commerciale, raggiungendo i 5 miliardi di dollari, e di garantire il ritorno delle imprese turche, soprattutto private, nei territori libici.

Nel corso del conflitto libico, il cui inizio si fa risalire al 15 febbraio 2011, la Turchia ha prestato sostegno al governo tripolino, guidato dall’ex premier Fayez al-Sarraj, e al suo esercito. A seguito della firma del cessate il fuoco, il 23 ottobre 2020, diversi attori regionali e internazionali, tra cui le Nazioni Unite, hanno più volte esortato Ankara a ritirare le proprie forze e i mercenari inviati in Libia. Tuttavia, la Turchia ritiene che la presenza delle proprie forze nel Paese Nord-africano sia legittimata da accordi precedenti, con riferimento all’intesa di novembre 2019. In tale quadro, risale al 22 dicembre 2020 l’approvazione da parte del Parlamento turco di una mozione che prevede l’estensione della missione delle forze di Ankara in Libia per altri 18 mesi, a partire dal 2 gennaio 2021.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha monitorato la presenza di più di 6.630 mercenari siriani filoturchi in Libia, i quali sarebbero stati posti alla salvaguardia delle basi turche nel Paese. Il medesimo SOHR ha poi riportato, il 5 ottobre scorso, che un primo aereo con circa 300 combattenti siriani è atterrato in Turchia, e da lì i mercenari sono stati trasferiti in Siria. Successivamente, fonti del quotidiano al-Arabiya hanno rivelato che altri 90 combattenti di origine siriana si sono diretti in Turchia, nella sera del 6 ottobre, dopo essersi imbarcati su un aereo di una compagnia libica presso l’aeroporto di Mitiga, situato a circa 5 chilometri a Est di Tripoli.

I combattenti siriani inviati dalla Turchia in Libia per affiancare l’esercito di Tripoli sono perlopiù militanti delle divisioni di Sultan Murad, un gruppo armato di ribelli attivo nella guerra civile siriana, supportato dalla Turchia e allineato con l’opposizione siriana, di Suleyman Shah e di al-Mu’tasim, una fazione affiliata all’Esercito Siriano Libero, una forza armata che mira a rovesciare il presidente siriano, Bashar al-Assad. Ankara, a detta dell’Osservatorio, ha garantito a questi mercenari passaporto turco, incentivi e uno stipendio mensile pari a circa 2.000 dollari. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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