Libano, scontri a Beirut: confermati 6 morti, 9 gli arresti

Pubblicato il 15 ottobre 2021 alle 8:35 in Libano Medio Oriente

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Il capo di Stato del Libano, Michel Aoun, ha denunciato le violente tensioni che, il 14 ottobre, hanno provocato 6 morti e circa 32 feriti nella capitale, Beirut, riportando alla mente scene da guerra civile. Al momento, non è ancora chiaro chi abbia sparato nel corso della manifestazione organizzata da affiliati ai gruppi sciiti Hezbollah e Amal. Tuttavia, l’esercito ha riferito di aver arrestato 9 individui in relazione a quanto accaduto, di cui un siriano.

Nella mattina del 14 ottobre, centinaia di manifestanti, esponenti di Hezbollah e del movimento sciita Amal, guidato dal presidente del Parlamento, Nabih Berri, si sono radunati nei pressi della rotonda Tayyoune, nel Sud di Beirut, per poi dirigersi verso il palazzo di giustizia, per protestare contro le indagini, tuttora in corso, sull’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto della capitale. Dalle 11:00, ora locale, sono stati uditi spari, presumibilmente di kalashnikov e fucili automatici. L’esercito, dispiegatosi tra i quartieri di Ayn Remmane e Shiyah, ha riferito, ore dopo, di una calma apparente. Ad ogni modo, ancora adesso ci si interroga sui responsabili degli spari.

Da parte sua, i movimenti Hezbollah e Amal hanno accusato il Partito cristiano-maronita delle Forze libanesi, il quale avrebbe “dispiegato gruppi di cecchini sui tetti” degli edifici vicini alla rotonda Tayyoune. Il partito, a detta del suo sciita, avrebbe pianificato in anticipo quello che è stato definito un “agguato” contro “manifestanti pacifici”. Dall’altro lato, le Forze libanesi hanno respinto le accuse, puntando, a loro volta, il dito contro il duo sciita e affermando che quanto accaduto mirava a distogliere l’attenzione dalla “invasione” di Hezbollah nella regione. Gli scontri, per il partito cristiano-maronita, indicherebbero, poi, come si stia affrontando la giustizia con una logica rivoluzionaria basata sull’uso di armi, intimidazioni e violenza.

Circa gli arresti, è stato l’esercito a riferire di aver detenuto 9 persone, dopo aver inviato rinforzi- nell’area oggetto delle tensioni e condotto pattugliamenti. Inoltre, le forze libanesi hanno riferito che sono state avviate indagini sotto la supervisione della magistratura competente. “Il comando dell’esercito ha preso contatti con entrambe le parti interessate per contenere la situazione e prevenire uno slittamento verso la sedizione”, ha riferito l’esercito.

Aoun, da parte sua, ha condannato quanto accaduto il 14 ottobre, definendo le violenze “inaccettabili” e impegnandosi a preseguire responsabili e istigatori. Il presidente ha poi precisato che ci si opporrà a qualsiasi tentativo di prendere il Libano in ostaggio, sulla base di interessi personali e si proverà ad evitare scene simili in futuro. Anche gli Stati Uniti hanno rilasciato commenti sulle tensioni del 14 ottobre, esortando le parti coinvolte a disinnescarle. “Ci uniamo alle autorità libanesi nel loro appello alla calma e a un allentamento delle tensioni”, ha riferito ai giornalisti il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price. Tuttavia, Washington non ha rilasciato commenti sui possibili responsabili, sebbene abbia fatto critiche indirette contro Hezbollah, classificato tra le organizzazioni terroristiche dagli stessi USA, insieme ad altri Paesi.  “Il futuro della democrazia libanese dipende dalla capacità dei suoi cittadini di affrontare le questioni difficili con fiducia nello stato di diritto”, ha affermato Price, aggiungendo: “I giudici devono essere liberi dalla violenza. Devono essere liberi dalle minacce. Devono essere liberi dalle intimidazioni, compresa quella di Hezbollah”. Anche un senatore repubblicano della commissione per le relazioni estere del Senato degli Stati Uniti, Jim Risch, ha espresso preoccupazione per il deterioramento della situazione in Libano, invitando Hezbollah a togliere le mani dall’indagine sull’esplosione di Beirut. “Sono preoccupato per i crescenti livelli di instabilità e i tentativi di frenare l’indipendenza giudiziaria in Libano”, ha twittato il senatore.

Come precisato dai due partiti sciiti, la manifestazione del 14 ottobre, definita “pacifica”, è stata organizzata per denunciare la “politicizzazione” dell’inchiesta sull’esplosione del 4 agosto 2020, dopo che è stata precedentemente richiesta l’estromissione dall’incarico del giudice incaricato delle indagini, Tarek Bitar. “Indipendentemente dalle nostre affiliazioni politiche, siamo lì simbolicamente per sostenere le famiglie delle vittime e proteggere l’unità del Paese”, ha affermato l’avvocato Hussein Zebib, membro di Amal.

L’inchiesta sull’incidente del 4 agosto 2020 è stata sospesa il 12 ottobre, dopo che due ex ministri, convocati per un interrogatorio in quanto anch’essi accusati di negligenza, hanno presentato una denuncia legale contro l’investigatore capo, Bitar. I ministri in questione sono Ali Hasan Khalil, ex ministro delle Finanze, e Ghazi Zeaiter, deputato sciita esponente del movimento Amal, il quale è stato alla guida dei Ministeri di Difesa, Agricoltura, Lavori pubblici, Industria e Affari sociali. Al momento della devastante esplosione, Zaiter era ministro dei Trasporti e dei Lavori Pubblici e sarebbe stato responsabile della gestione della nave con a bordo le 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, attraccata al porto di Beirut nel 2013 e all’origine dell’incidente che ha provocato 218 morti, circa 7.000 feriti e oltre 300.000 sfollati. 

Circa Ali Hassan Khalil, anch’egli vicino al presidente del Parlamento, Berri, il giudice Tarik aveva emesso un mandato di arresto proprio il 12 ottobre, dopo che l’ex ministro non si era presentato all’interrogatorio in cui era stato convocato. Poche ore dopo, Bitar è stato informato della ricusazione presentata dai due deputati e della conseguente sospensione dell’inchiesta. Tuttavia, il ricorso è stato respinto dalla magistratura il 14 ottobre, consentendo al giudice di riprendere la propria missione. Anche il 4 ottobre scorso, la Corte d’appello di Beirut aveva respinto un’altra ricusazione avanzata contro il giudice Bitar. In tal caso, a presentarla era stato anche il deputato ed ex ministro Nouhad Machnouk, sulla base di una presunta parzialità del lavoro di Bitar.

In tale quadro, l’11 ottobre, il leader del partito sciita filoiraniano Hezbollah, Hassan Nasrallah, nel corso di un discorso televisivo, ha accusato Bitar di “pregiudizi politici” e di voler “politicizzare” l’inchiesta sull’esplosione del 4 agosto del 2020. Per Nasrallah, il giudice starebbe impiegando “il sangue delle vittime per servire interessi politici”. Nel rilasciare tali accuse, il leader sciita, al pari degli ex ministri e funzionari sotto accusa, ha chiesto la sostituzione del giudice con un altro “onesto e trasparente”. “Consideriamo ciò che sta accadendo un errore molto, molto grande… Non porterà alla verità, né alla giustizia, ma piuttosto all’ingiustizia e all’occultamento della verità”, ha dichiarato Nasrallah. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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